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Manfreda esce dal consiglio di Casina. L’avvocato Azzolini: “gli viene impedito di lavorare”. Bini: “Deluso”

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Fa discutere il ricorso presentato da Tommaso Manfreda per la sua esclusione dalla white list. In queste ore si registrano diverse prese di posizione.

 

L’avvocato Azzolini: “A Manfreda ora è impedito di lavorare anche coi privati, la giurisprudenza dice altro”

Tommaso Manfreda, già assessore comunale di Casina, si è dimesso anche dal ruolo di consigliere con dimissioni già accettate dal sindaco Costi. Una serie di fatti che seguono l'esclusione della sua azienda di costruzioni dalla white list cui, lo stesso Manfreda aveva richiesto di aderire. Come noto le white list sono elenchi istituiti presso ogni Prefettura che hanno lo scopo di rendere più efficaci i controlli antimafia rispetto alle attività imprenditoriali considerate più a rischio di infiltrazioni mafiose. Singolare il fatto che il Comune di Casina cui Manfreda era assessore avesse siglato il Protocollo di legalità reggiano per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore dell’urbanistica pubblica ma, unico caso in Italia, esteso anche alla edilizia privata.

“Di fatto l’azienda di Tommaso Manfreda forte di 4 dipendenti e diversi collaboratori non può non solo lavorare col pubblico ma deve cessare la sua attività in provincia di Reggio Emilia anche con i privati” spiega Valter Pompeo Azzolini, dello Studio Legale Bucchi, legale dell’ex assessore. “Questo significa condannare – in assenza di condanna – una azienda alla chiusura”.

Tommaso Manfreda

“Resto assolutamente convinto della bontà di intenti che ha portato a fare nascere il protocollo di legalità e, prima ancora, del contrasto netto e deciso alla mafia – spiega Tommaso Manfreda – e sono convinto che chi sbaglia debba pagare, ma in questo caso non sono condannato per nulla e non ho alcun procedimento attivo (nemmeno una multa) e mi ritrovo per circostanze errate in un vortice dove semplicemente avrei voluto essere parte della white list, mentre ora non posso più lavorare. Ho sempre e solo lavorato con gente del posto dove nella maggior parte dei casi sono stato richiamato. Chiunque può giudicare a riguardo il mio operato, non ho nulla da nascondere. Cosa potevo fare se non ricorso? Lo ribadisco sono assolutamente contrario a qualsiasi fenomeno mafioso e chiedo di potere lavorare onestamente come ho sempre fatto”.

“Il ricorso che abbiamo presentato nei termini di legge – prosegue l’avvocato Azzolini - è innanzi tutto volto a far valere un diritto di tutela. Riteniamo infatti del tutto infondati gli elementi errati indicati dalla Prefettura nell’interdittiva che ha impedito a Manfreda l’iscrizione nelle white list.  Pertanto al Tar di Parma abbiamo fatto un ricorso puramente di merito - spiega l’avvocato Azzolini - per contestare punto per punto per erroneità e infondatezza gli elementi indiziari che hanno portato all’interdittiva che esclude l’azienda Manfreda dalla white list strumento che, ribadisco, rispettiamo. Ci aspettiamo in sede di sospensiva una risposta in tempi brevi. Vorrei aggiungere un elemento”.

Dica.

“Tengo a precisare che, contrariamente a quanto apparso sulla stampa in queste ore, non intendiamo mettere in discussione la bontà dello strumento contenuto nel Decreto Legislativo n 159/2011 e successive modifiche relativo alle regole sull’ammissione alla white list. Semplicemente vorremmo vedere riconosciuto quanto affermato dal Consiglio di Stato stesso in adunanza plenaria (organo superiore al Tar per il diritto pubblico): in caso di direttive antimafia o mancata iscrizione alla white list è fatto divieto alle aziende di stipulare contratti con la pubblica amministrazione ma NON con i privati. Questo è quanto dice la legge e la giurisprudenza. La Provincia di Reggio Emilia col protocollo per la legalità, estende gli effetti della mancata iscrizione anche al settore privato. In questo modo elementi meramente indiziari non ancora vagliati da nessun Giudice assumono il potere di una sentenza. Il diritto al lavoro e alla libera impresa privata, per altro, sono diritti costituzionalmente garantiti che in questo caso verrebbero preclusi”.

Quindi non contrastate il protocollo legalità?

“Ribadisco il massimo rispetto della legalità e l’importanza della lotta alla mafia e così degli intenti del protocollo di legalità, che non può però, secondo le norme stesse previste dal legislatore e la miglior giurisprudenza, condannare le aziende in via puramente preventiva a non avere rapporti coi privati e a dover sospendere e revocare quelli in corso con conseguenze dannose anche sui privati estranei, con una palese violazione costituzionale. Le argomentazioni e il ricorso sono state il frutto di un lavoro attento ed equilibrato svolto unitamente col professor Paolo Colombo docente di diritto amministrativo a UniMore nel pieno rispetto di tutte le regole processuali e di merito che prevede il nostro ordinamento per tutelare un diritto e siamo a riguardo fiduciosi”.  A fronte di questo ricorso (i tempi si potrebbero aggirare tra i 3 e i 4 anni dopo la decisione sulla sospensiva che ci sarà a breve), ora, gli enti locali reggiani cui è stato notificato il ricorso del legale dovranno adottare una linea comune difensiva, mentre la Prefettura di Reggio Emilia si affiderà all’Avvocatura di Stato.

 

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I sindaci, Costi “siano argomentate le ragioni” e Bini: “No a chiamare i mafiosi nel privato”

“Auspico che Tommaso Manfreda possa argomentare le sue ragioni”, spiega il sindaco di Casina, Stefano Costi.

Enrico Bini

Il sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini, sulla Gazzetta di Reggio, ha affermato: “I protocolli sono stati e sono un passo in avanti nella lotta alle infiltrazioni. Quindi vanno salvaguardati e se serve rinforzati. Nei cantieri pubblici e privati deve esserci la massima attenzione, soprattutto dopo quello che è accaduto in questo territorio”. Intervistato dal Carlino sul ricorso di Manfreda ha aggiunto: “Ci sono rimasto molto male, io Manfreda lo conosco, non so perché sia stato escluso dalla White List ed è giusto che si difenda e che per farlo in modo sereno si dimetta da consigliere comunale. Ma se fossi stato in lui non avrei detto ai legali di mettere in discussione un sistema che la sua amministrazione ha firmato”. Per lei è giusto comprendere anche l’edilizia privata? “Per me nel privato si possono chiamare persone trasparenti, non persone che siano mafiose”.

 

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Il Pd reggiano della montagna e di Casina: “Una vicenda preoccupante”

 

Barbara Incerti coordinatrice Pd Casina

Di giorno in giorno si fa sempre più grave e preoccupante la vicenda in cui esponenti di rilievo dell’attuale maggioranza di Casina alzano il tiro contro i provvedimenti adottati in questi anni per contrastare l’illegalità.

È chiaro che ognuno ha il diritto di tutelare la propria persona individuale rispetto a provvedimenti amministrativi, tuttavia il ricorso dell’ex Assessore Manfreda sull’esclusione della sua ditta dalla White List non riguarda una semplice multa per divieto di sosta, ma una serie di misure condivise adottate in ambito edilizio da 42 comuni in accordo con la Prefettura, che hanno rappresentato un’importante strategia di prevenzione verso le infiltrazioni mafiose.

Vale la pena ancora una volta ricordare che i protocolli di legalità hanno aiutato le amministrazioni nella lotta alla corruzione, evitando il proliferarsi di fenomeni corruttivi che pure continuano a verificarsi, a dimostrazione che la criminalità mafiosa non intende mollare la presa sul territorio, me che anzi cerca nuove strategie per aggirare gli ostacoli posti al suo illecito modo di operare.

Dare mandato a uno studio legale di attivarsi per trovare il modo di annullare tutto l'impianto del protocollo, di fatto rappresenta un aiutino in tal senso che va oltre la legittima tutela personale (che comunque il Tar saprà valutare nel merito), configurandosi più come un vero e proprio attacco alla cultura antimafia che c’è dietro tali norme.

Una legge, anche la più perfetta, non si regge solo su sé stessa, ma sulla condivisione sociale che ci sta dietro. E per noi resta un punto fermo che la pratica associativa mafiosa sia da contrastare con decisione perché mina la società, la libertà, l'economia, le istituzioni e quindi la civile convivenza.

Le norme si possono e si devono aggiornare o migliorare, ma la sensibilità che le sorregge e gli obiettivi a cui tendono vanno condivise, e noi siamo a disposizione in tal senso proprio per preservare la nostra economia e garantire un lavoro onesto sul territorio.

Continuiamo pertanto a sollecitare l’attivazione di ogni strumento di promozione della cultura della legalità e siamo a fianco della prefettura nell'importante e complesso lavoro che svolge da molti anni. Ci auguriamo quindi che anche il Comune di Casina sappia chiarire la sua posizione in merito ad uno strumento comune di tutela tutto il territorio, nel caso specifico quello montano, che intende continuare a vivere libero da condizionamenti criminali.

 

Federazione Provinciale PD Reggio Emilia
Coordinamento PD Appennino Reggiano
Circolo PD Casina

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9 Commenti

  1. Trovo grave la risposta del sindaco Bini al cronista del Resto del Carlino nel merito del Protocollo di legalità reggiano: “Per lei è giusto comprendere anche l’edilizia privata?” “Per me nel privato si possono chiamare persone trasparenti, non persone che siano mafiose”.
    Ovvero considera mafiosi quelli che la White List esclude, fra essi anche chi, come Manfreda, non ha mai subito processi.
    Che titolo ha per affermare ciò?
    Sarebbe invece utile dare risposte ai problemi posti dall’avvocato del Manfreda: è giusto che un accordo fra comuni interdica il lavoro in ambito privato a coloro che sono esclusi dalle white list in ambito pubblico?
    Credo molto più intelligente aspettare in tal senso la sentenza del Tar. Bene han fatto gli avvocati della difesa a chiedere questa verifica di legittimità, male invece chi la critica, segno evidente di una attitudine a pretendere di avere sempre ragione.

    Gianni Marconi

  2. Stimo Tommaso Manfreda da una vita.
    Sulla vicenda stiamo alle cose semplici.
    Punto di partenza: a trasparenza del proprio operato aziendale e pur operando solo nel settore privato, Manfreda chiede di essere inserito nella “lista bianca” necessaria esclusivamente per eseguire i lavori pubblici.
    Lavori pubblici che, essendo assessore, non ha mai cercato di aggiudicarsi sempre per la cercata trasparenza.
    Se non avesse fatto detta richiesta non sarebbe sorto nessun problema.
    Ora per quello che Manfreda definisce un mero errore la sua azienda si trova di fatto a non poter lavorare.
    In Italia purtroppo, anche in caso di palese errore, la burocrazia impone che per fare ricorso ci si debba rivolgere ad un professionista che possa risolvere nel più breve tempo possibile il problema, in questo caso il fatto di non poter lavorare.
    L’avvocato ha individuato questo percorso attraverso il ricorso al Tar per ottenere la sospensiva.
    Non certo per cercare di annullare tutto quello che è stato fatto ed ottenuto a seguito dello sviluppo della cultura della legalità nella nostra Provincia.
    Stiamo alle cose semplici.
    Voi cosa avreste fatto?
    Manfreda è un piccolo imprenditore (ma per me una grande persona) che cerca di salvaguardare la propria dignità, il proprio lavoro e quello dei suoi quattro operai.
    Giuseppe Herman

    Giuseppe Herman

  3. Giusto e condivisibile il commento preciso del Signor Marconi, grave invece l’attacco sconsiderato e i giudizi prematuri e gratuiti su Tommaso Manfreda. Il ricorso all’Autorità competente è legittimo per chiunque, anche per il Signor Manfreda, come pure la richiesta opportuna di chiarimenti sull’interdittiva prefettizia, per i contratti con la pubblica amministrazione estesa peraltro (sul solo territorio reggiano) anche all’edilizia privata.
    Voglio citare una caso recente, pur per motivi diversi, di un ricorso al Tar e successivamente al Consiglio di Stato – contro il Comune di Reggio – da parte della Ditta Capelli srl (di cui era azionista al 50% il Presidente delle Farmacie comunali, già capogruppo PD in Consiglio a Reggio), in quella occasione nessuna polemica pretestuosa da parte dei vari organi territoriali del PD.

    Ivaldo Casali

  4. Condivido appieno i due commenti che precedono il mio.
    Anche io, come l’ingegnere Herman stimo Tommaso Manfreda da una vita. Aggiungo che stimo, ho sostenuto ed apprezzo anche il suo impegno istituzionale a Casina. Per chi non conoscesse Tommaso Manfreda, questo articolo potrebbe essere illuminante: https://www.redacon.it/2016/07/22/la-storia-dellassessore-casina-rinuncia-al-vecchio-lavoro-la-sua-ditta/.
    Ogni ulteriore commento mi sembra FUORI LUOGO. Capisco che nell’agone politico si sfrutta ogni opportunità e debolezza dell’avversario, ma in questo caso mi sembra che si dovrebbe avere un minimo di pudore e soprattutto di rispetto per la persona. #Riportateci in comune Tommaso.
    Gemma Spadacini

    Gemma Spadacini

  5. Il PD di Casina non perde occasione per scrivere lo scontato. Credo che l’aiutino serva proprio al PD a livello locale e nazionale. Come diceva Oscar Wilde, a volte è meglio tacere rischiando di essere presi per stolti… La continuazione cercatela su Wikipedia.

    http://MA

  6. Non conosciamo il geom Manfreda ma riteniamo che il ricorso al TAR del difensore di fiducia del geom Manfreda sia non solo legittimo ma oltremodo doveroso considerato che il rispetto delle norme come sentenziato dal Consiglio di Stato inquadrano i fatti in modo diverso. Ciò detto , il lavoro encomiabile del Prefetto è sicuramente scevro da condizionamenti politici e certamente nelle sue decisioni non adotta il sistema usato dal PD di due pesi e di due misure. Riteniamo che la preoccupazione più grande del PD sia capire cosa fare con il loro congresso e uscire da quanto di vergognoso sta accadendo a Bruxelles con valige piene di soldi che forse si sta cercando di fare dimenticare ai cittadini onesti con attacchi strumentali nei confronti di chi, come dal geom Manfreda asserito, non è mai stato neppure indagato. Naturalmente la giustizia amministrativa deve fare il suo corso e in tempi celeri considerato che il Tar di Parma giunge normalmente a sentenza dopo tre anni . I circoli di Fratelli d’ Italia del Ventasso e di Castelnovo né Monti non prendono posizione in difesa di alcuno ma solo della legge e delle Istituzioni. Noi non abbiamo da difendere dei Panzeri e compagni.
    Elio Magliani presidente circolo FdI Ventasso
    Sauro Fontanesi presidente circolo FdI
    Castelnovo né Monti

    http://Sauro Fontanesi

  7. A prescindere dal merito della questione, di cui ignoro gli estremi e su cui non posso pertanto pronunciarmi, la vicenda presenta un grave vizio giuridico di base, ovvero la “presunzione di colpevolezza fino a prova contraria” mentre a quanto mi risulta il diritto opera in base alla “presunzione di innocenza fino a prova contraria”. Sorvolo sulle strumentalizzazioni del PD e accoliti che si commentano da sole.

    Vico Terzi

  8. Tommaso, non lasciarti intimorire da chi ” forte di tessera di partito” si permette di fare la morale a te che con il tuo onesto lavoro autonomo hai sempre contribuito: a preservare la nostra economia, a garantire un lavoro onesto sul territorio e a promuovere la cultura della legalità.
    Non hai mai aggirato alcun ostacolo, non hai dato “aiutini” a nessuno e soprattutto, ti conosciamo bene TUTTI a Casina e dintorni, e possiamo dire che anche per te (e non solo per l’opposizione), resta un punto fermo che la pratica associativa mafiosa è da contrastare con decisione perchè mina la società, la libertà, l’economia, le istituzioni e quindi la civile convivenza. Difendersi per potere continuare a lavorare, per fare lavorare, per mantenere la propria famiglia e per pagare le tasse, non significa dare aiutini alla mafia o attaccare la cultura antimafia – ma significa esercitare un proprio diritto in un paese ancora LIBERO.

    Daniela e Fabio Filippi

  9. Manfreda ha tutto il diritto di difendere la propria impresa e chiarire la sua posizione; si tratta appunto di chiarire (e come se non con un ricorso?) e non di attaccare.
    Inopportuna la “lectio magistralis” di qualche professore (per la verità di qualche professoressa) che espone scenari non realistici appartenenti forse solo alla “vision” della minoranza.

    Sincero Bresciani

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