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Futuro più green e sostenibile per Reggio Emilia e la montagna. Video intervista a Willy Reggioni

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Reggio chiama e la montagna risponde. Per un presente e un futuro più green e sostenibile.

C’erano, infatti, diversi montanari ma anche tanti cittadini della città interessati alla Biosfera, al primo incontro della Riserva di Biosfera dell’Appennino con i reggiani”, che si è svolto sabato 14 gennaio, organizzato dal Comune di Reggio Emilia, nell’ambito del programma ‘Urbano Naturale’, insieme al Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e alla Fondazione 35.

Un risultato che non sorprende Fausto Giovannelli, presidente del Parco Nazionale che afferma: “In città c’è bisogno di ambiente e soprattutto durante la pandemia è scattato un click che fa valorizzare gli spazi verdi, gli spazi ampi, anche turismo di prossimità; anche l’uscita fuori porta. Anche l’Appennino che magari è distante culturalmente da una città che ha guardato piuttosto alle Dolomiti, ma oggi ha scoperto che non c’è niente di meno nel nostro Appennino come ambiente, paesaggio, ma anche valori storici, culturali, umani. L’ Appennino abitato, non è un deserto. E non è una riserva naturale, è un pezzo di territorio profondamente integrato e ricco di civiltà, di tradizioni ma anche di natura, di biodiversità, di boschi, di fiumi, di torrenti, di montagne. E anche di possibilità di una vita migliore”.

Luca Vecchi, sindaco del capoluogo ha spiegato che “l’ingresso nella rete del Mab Unesco da parte non soltanto dei comuni della montagna, ma anche del capoluogo, quindi di fatto del nostro territorio sia già di per sé un risultato importante e a cui abbiamo lavorato per anni insieme a tutti i Comuni della nostra montagna e che ormai, insomma, da un po’ di tempo ci è stato riconosciuto".

Vecchi aggiunge: “Diventa però anche un’occasione per essere tutti quanti consapevoli dell’opportunità che  un riconoscimento di questo genere porta con sé nel costruire insieme politiche sulla questione ecologica o sulla questione energetica e sull’attrattività turistica, sulla costruzione anche di una cultura della sostenibilità E tutto questo io credo chiami in causa anche l’opportunità di una relazione rinnovata tra città e montagna e le prospettive future dei nostri territori”.

Al convegno è intervenuto anche Willy Reggioni, responsabile conservazione natura del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, per spiegare che cosa sono i servizi ecosistemici, perché è importante che se ne parli anche in città.

“I servizi ecosistemici - spiega Reggioni - che sono tutti i benefici che le foreste tutti i giorni dell’anno erogano a nostro vantaggio, non sono facilmente riconoscibili. Gran parte dell’economia, anche di questa porzione di pianura emiliana, dipende da un servizio ecosistemico offerto dalle foreste dell’Appennino. Ad esempio la regimazione delle acque, quindi la sicurezza idraulica che può godere l’economia dipende da questo servizio, come ad esempio anche la fortuna che abbiamo di aprire i rubinetti e avere tutti i giorni acqua potabile. Servizi sono servizi di approvvigionamento, di regolazione, culturali; sono servizi di supporto alla vita”.

“Noi abbiamo bisogno tutti i giorni di questi servizi – aggiunge - la quantità e la qualità dei servizi ecosistemici offerti dalle foreste dipendono dalla gestione di quest’ultima; tanto più la gestione è responsabile e sostenibile, tanto maggiore sarà la qualità e la quantità di servizi ecosistemici”.

E conclude: “Il Parco nazionale ha messo a punto un progetto che ha come obiettivo di promuovere su larga scala la locazione dei servizi ecosistemici, quindi la buona gestione delle foreste, una gestione climaticamente intelligente e di metterle anche in valore, di sottolineare l’importanza economica di questi servizi ecosistemici, l’abbiamo fatta attraverso i crediti di sostenibilità, ovvero tonnellate di carbonio assorbita in più dalle foreste, (proprio perché verranno gestite in modo climaticamente intelligente), messe disponibili su una piattaforma per imprese che decidono di avviare un percorso virtuoso di responsabilità sociale, di impresa e li acquistano e i ricavi noi provvediamo a ridistribuirli ai proprietari che, sulla base di scelte di gestione molto lungimiranti, consentano a queste foreste di assorbire più”.

 

 

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3 Commenti

  1. Mi ha fatto piacere ascoltare il Video di Reggioni quando sostiene che per le tante aziende che operano in montagna non ci sarà nessun aggravio. Mi preoccupava molto il fatto che se per generare crediti si doveva ridurre il taglio del bosco, era un’arma a doppio taglio, si da dieci per togliere cento, ma serietà avrebbe imposto che un fatto del genere sarebbe stato comunicato.
    Sul nostro crinale abbiamo almeno una trentina di aziende che fanno del taglio legna da ardere il loro businnes e danno lavoro a tanti lavoratori, oltre a rinnovare il bosco, se dovessero avere difficoltà a tagliare il bosco sarebbe la loro fine. Forse la cosa più logica al fine di generare crediti di carbonio è fare nuove piantumazioni sui prati incolti in montagna, sono tantissimi, dei privati cittadini, ma anche costoro andrebbero messi nelle condizioni di usufruire di questi crediti.
    Se ciò comportasse delle maggiori difficoltà alle Imprese di montagna e di conseguenza un ulteriore danno per la montagna, non credo sarebbe il massimo
    Lino Franzini
    Presidente della Municipalità di Ramiseto

    http://FranziniLino

  2. Penso che nessuno metta in dubbio l’importanza delle foreste e dei servizi eco sistemici che queste possono offrire, cui ha del resto provveduto fino ad oggi il nostro patrimonio boschivo, riguardo al quale andrebbe innanzitutto riconosciuta la sostanziale buona gestione sin qui condotta da chi dai boschi ha tratto lavoro e reddito per sé soddisfacendo nel contempo, e da sempre, il fabbisogno di legna da ardere (cresciuto significativamente in questi tempi non privi di difficoltà per altre fonti energetiche).

    Se infatti fosse mancata una “sostanziale buona gestione” non ci saremmo trovati con l’attuale patrimonio boschivo, tale cioè da potervi “investire”, anche semmai cercando di migliorarne ulteriormente le tecniche di conduzione, ma mi parrebbe comunque abbastanza ingeneroso, rispetto a quanto fatto sin qui, il voler promuovere “la buona gestione delle foreste, una gestione climaticamente intelligente”, come se quella del passato fosse stata scarsamente accorta e poco lungimirante.

    Leggendo poi il commento del Presidente della Municipalità di Ramiseto, sembrerebbe che per generare crediti di carbonio si possa anche continuare col tradizionale taglio del bosco, mentre, se ben ricordo, quando nel 2019 sentimmo parlare per la prima volta dell’argomento, la “innovazione” allora proposta poggiava sull’idea di bruciare meno legna e stoccare, indennizzati, CO2, ossia lasciar “invecchiare” le piante del bosco (forse allora io avevo inteso male o qualcuno nel frattempo ha cambiato idea ?!).

    P.B. 18.01.2023

    P.B.

  3. Penso che nessuno metta in dubbio l’importanza delle foreste e dei servizi eco sistemici che queste possono offrire, cui ha del resto provveduto fino ad oggi il nostro patrimonio boschivo, riguardo al quale andrebbe innanzitutto riconosciuta la sostanziale buona gestione sin qui condotta da chi dai boschi ha tratto lavoro e reddito per sé soddisfacendo nel contempo, e da sempre, il fabbisogno di legna da ardere (cresciuto significativamente in questi tempi non privi di difficoltà per altre fonti energetiche).

    Se infatti fosse mancata una “sostanziale buona gestione” non ci saremmo trovati con l’attuale patrimonio boschivo, tale cioè da potervi “investire”, anche semmai cercando di migliorarne ulteriormente le tecniche di conduzione, ma mi parrebbe comunque abbastanza ingeneroso, rispetto a quanto fatto sin qui, il voler promuovere “la buona gestione delle foreste, una gestione climaticamente intelligente”, come se quella del passato fosse stata scarsamente accorta e poco lungimirante.

    Leggendo poi il commento del Presidente della Municipalità di Ramiseto, sembrerebbe che per generare crediti di carbonio si possa anche continuare col tradizionale taglio del bosco, mentre, se ben ricordo, quando nel 2019 sentimmo parlare per la prima volta dell’argomento, la “innovazione” allora proposta poggiava sull’idea di bruciare meno legna e stoccare, indennizzati, CO2, ossia lasciar “invecchiare” le piante del bosco (forse allora io avevo inteso male o qualcuno nel frattempo ha cambiato idea ?!).

    P.B. 18.01.2023

    P.B.

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