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Carlo Boni: “Le aree periferiche saranno le prime ad essere desertificate nella cura”

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Carlo Boni

La tragedia del neonato deceduto all’Ospedale Pertini di Roma sta facendo molto discutere a livello nazionale, e ha riportato in modo drammatico sotto la lente d’ingrandimento da una parte i disservizi rivolti ai pazienti, e dall’altra le difficoltà che il personale sanitario, spesso al di sotto degli organici necessari, trova nel fornire un servizio adeguato.

Sul tema, avanzando la richiesta di non lasciare in abbandono pazienti, medici e infermieri, è il medico castelnovese e capogruppo di maggioranza Carlo Boni: “Mi ha particolarmente colpito la notizia del neonato morto soffocato dalla mamma esausta dopo il parto, a Roma. Mi ha colpito perché, pur all’estremo, è significativa di un quadro che coinvolge l’intero Sistema sanitario nazionale. Non si tratta di dare per forza la colpa a qualcuno, ma piuttosto di sottolineare ancora una volta la solitudine di operatori sanitari e pazienti nella oramai completa indifferenza della politica. L‘impressione che ne ricavo è che i nostri decisori eletti abbiano definitivamente gettato la spugna: siamo al “si salvi chi può”. Senz’altro si salverà chi avrà la possibilità di farsi curare in adeguate e ben pagate strutture private, non c’è dubbio. Per tutti gli altri il sistema sanitario pubblico non ha risorse e risposte sufficienti. Evidentemente le risorse semplicemente servono ad altro, le priorità sono altre. Quando la politica ricomincerà ad occuparsi di questo? Quando riprenderà a guardare ai bisogni delle persone piuttosto che a scegliere se fare le primarie online e a quale segretario eleggere, piuttosto che spingere ancora sull’ autonomia regionale e dare il colpo di grazia alle speranze di tutti coloro che sono costretti a rinunciare alle cure per l’inefficienza del sistema? Piuttosto che non accedere al Mes a vantaggio di un malinteso nazionalismo pavido e improduttivo?”.

Conclude Boni: “Le risorse attualmente vengono destinate ad incrementare il consenso, ad aumentare i profitti di quei pochissimi ormai che detengono la ricchezza nel Paese e che paradossalmente e impietosamente ci impongono le loro priorità. La pandemia doveva insegnare quanto vi fosse da correggere e quanto in passato vi fosse di sbagliato nel disinvestire in sanità ed invece si continua a rotolare sempre più in basso. In questa situazione le aree periferiche saranno le prime ad essere desertificate nella cura, e quelle più centrali ad essere massificate nell’ottica di un risparmio venduto come efficace ed efficiente. Quella efficacia nelle cure che uccide, che si manifesta nella disperazione di una madre e di una infermiera che non è riuscita ad arrivare in tempo per prendersi cura dei bisogni di quella mamma. Che serva o no occorre continuare a suonare l’allarme, e se occorre anche la carica”.

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11 Commenti

  1. Ma la Meloni non era quella dalla schiena dritta?
    A parte le battute accedere al Mes vuol dire fare altro debito a condizioni estremamente dure tali da garantire poi l’arrivo della troika. Non si fanno problemi a spendere 30 miliardi in nuovi sistemi d’arma mentre Matteo Messina Denaro si può permettere una latitanza di 30 anni. Sempre più coinvolti nel conflitto Russo Ucraino ci troviamo la sanità allo sfascio con i medici a gettone. Il dramma è che fondamentalmente sia governo che opposizione sono intrappolati nel dogma liberista ed atlantista. Finirà che dovremo chiedere aiuto alla vituperata Cuba.
    Loro infatti non esportano bombe ma medici

    Luigi Bizzarri

  2. Dal commento del dott. Boni sembra che tutto sia accaduto negli ultimi tre mesi. Se non erro la Regione (che ha competenza in materia di sanità) è a trazione dell'”altra parrocchia” e anche i governi precedenti degli ultimi dieci e più anni erano a medesima trazione. Trovo fuori luogo tirare in ballo la politica quando semplicemente occorre trovare soluzioni e usare il buonsenso al di là delle prese di posizione ideologiche. Il governo attuale ha fatto una “scommessa”, a quanto pare, e cioè cercare di rilanciare l’economia, senza la quale non esistono le risorse per fare nulla (sanità compresa). A meno che, ovviamente, non ci si voglia indebitare, magari a condizioni da capestro (ma poi chi ripaga il debito se l’economia arranca?). La prima cosa da fare in un’emergenza, e in emergenza siamo, è produrre per generare risorse e “comprare” il tempo necessario per cambiare base operativa. Non l’opposto.

    Vico Terzi

  3. Caro Luigi
    Il problema è il debito che cresce a causa di sprechi spaventosi e che invece tentiamo di ridurre tagliando la dove non si dovrebbe , ma non tocchiamo privilegi e pratiche truffaldine vergognose

    La schiena dritta della Meloni non vuol dire condividere le sue scelte o la sua politica.
    Chiedi al tuo amico baffino , lui si l’ha sponsorizzata , altro che schiena dritta

    • Ma in verita’ io non sono amico di nessun “baffino”. L’ unico al quale presumo tu intendi riferirti io lo manderei a processo per crimini di guerra nella ex Jugoslavia Detto questo anche tu rilanci la narrazione tossica degli sprechi( reddito di cittadinanza ecc ecc) Abbiamo la spesa
      sanitaria procapite tra le piu’ basse dei Paesi del G7 e all’ interno di questa tra le piu’ alte per la sanita’ privata. Applichiamo sanzioni suicide destiniamo risorse colossali al riarmo. La spesa sanitaria aumentata per ovvie ragioni nel periodo Covid si sta progressivamente
      riportando i livelli precovid. Si privatizzano interi repari opedalieri, si utilizzano medici gettone forniti da immprovisate cooperatve o societa’ fondate alla bisogna e la soluzione sarebbe quella di incaternarsi ancor di piu’ ai sanguisughe di Bruxelles che ottima ed esauriente prova
      hanno dato in Grecia? Una bella patrimoniale no? Una riconversione delle spese militari no? Una tassazione degli utili
      delle Big Company fatti in Italia e denunciati in irlanda Lusemburgo ecc ecc no? Una tassazione degli extra profitti delle compagnie energetiche no?

      luigi bizzarri

  4. Egr Sig Terzi,
    Faccio il medico da quasi 40 anni
    In ospedale e sul territorio
    Si figuri se non so che questa situazione non risale
    a 3 mesi fa
    Qui non si tratta di schierarsi con una parte politica ma piuttosto di schierarsi dalla parte di tanti che non possono e non potranno più curarsi grazie ai tagli e alla pessima programmazione dei vari governi
    La cosa peggiore è che tanti e mi pare anche lei non pare rendersi conto della gravità della situazione, come
    se far girare l’economia , seppur accadrà,
    fosse la soluzione di tutto.
    Occorre scegliere invece in che direzione andare
    Verso chi non ha o verso chi governa il mondo proprio grazie ad un modello fatto esclusivamente di profitto, peraltro ormai appannaggio di una sparuta minoranza sempre più esigua

    Carlo boni

  5. Buongiorno. Condividendo il pensiero del Dr. Boni, sono a riportare quanto sta’ accadendo in località Trinità di Canossa in merito alle aree periferiche che saranno le prime ad essere desertificate nella cura. Nello specifico il mmg andrà in pensione il primo febbraio p.v. Di fatto esercitava in due studi medici per 3,5 ore al giorno di cui uno di questi studi in località Trinità per un giorno a settimana. Ora, al ricevimento della lettera inviata dall’Asl con il nome del medico sostituto non solo si apprende che la disponibilità oraria si è ridotta a 2 ore al giorno, ma non viene neppure indicato lo studio medico di Trinità, pertanto tutti gli assistiti, di cui una buona parte “diversamente giovane”, non si esclude possa rinunciare alle cure avendo difficoltà nello spostamento. Aggiungo che anche la farmacia che si trova accanto allo studio medico, ed espleta un servizio sul territorio da encomio, di fatto possa subire conseguenze, chiaramente ed eventualmente a danno dei residenti. Metto altresi in evidenza che il medico sostituto non parrebbe affatto contrario alla disponibilità anche in altro studio, pertanto auspico che il famoso “buon senso” dei colletti bianchi abbia il sopravvento nel rivalutare la scelta operata.

    Silvia

  6. Non è da oggi che le aree periferiche sono quelle potenzialmente più esposte ad una penalizzazione nel campo dei servizi, rispetto a quelle centrali, solitamente molto più popolose, e dunque di maggior peso elettorale causa il maggior numero di votanti, e non è solo questo l’eventuale “squilibrio” in cui possono incorrere le nostre società, ma tra i compiti delle moderne democrazie potremmo o dovremmo includere anche quello di riequilibrare in certo qual modo dette possibili disparità o “scompensi”.

    Credo che abbiano svolto un tale ruolo i “governanti” della cosiddetta Prima Repubblica, e i partiti che li sostenevano, con buoni o discreti risultati in tal senso, seppur talvolta al di sotto delle aspettative, ma comunque ben visibili, poi iniziò una protesta così forte verso quelle forze politiche tanto da portarle alla estinzione, che segnò pure la fine della Prima Repubblica, e con la loro “scomparsa” mi sembra anche diminuita, non poco, la capacità riequilibrante che dicevo (del che soffrono soprattutto le aree periferiche).

    Io mi auguro che la politica sappia riappropriarsi quanto prima di quell’importante ruolo, e mi sembra poi molto realistica e ragionevole la tesi di Vico Terzi laddove parla di “rilanciare l’economia, senza la quale non esistono le risorse per fare nulla, sanità compresa”, e solidarismo incluso mi viene di aggiungere, ed è altrettanto giusto domandarsi “chi ripaga il debito se l’economia arranca”, e qui il pensiero va di riflesso al Mes (che, per inciso e se non erro, mi risulta esser stato usufruito finora da pochi Stati).

    P.B. 26.01.2023

    P.B.

  7. Buongiorno dottore, io credo che il problema abbia origini antiche (relativamente parlando), demografiche e strutturali. Antiche perché l’incapacità tutta umana di spingere lo sguardo oltre il breve termine è la causa di un elevato numero di storture (non solo in ambito sanitario). Demografiche, perché in un mondo dove la popolazione giovane e in età lavorativa è sempre di meno e quella anziana bisognosa di assistenza è sempre di più, non c’è futuro. Strutturali, perché non si è provveduto con i necessari provvedimenti a creare i presupposti per avere un adeguato numero di operatori competenti, non solo sanitari, ma in tutti i comparti dell’economia (quante aziende si lamentano di “non trovare personale”?). Puntare il dito contro “la sparuta minoranza di ricconi privilegiati” che rubano ai poveri per avere tutto per sé mi pare un punto di vista non solo ideologico, ma financo troppo semplicistico. Un problema atavico e decennale non si risolve con una programmazione alla giornata semplicemente dirottando le risorse. Le risorse vanno investite prioritariamente là dove ci sarà un ritorno che renderà possibile migliorare la situazione complessiva. Sottolineo complessiva, non quindi di un solo orticello. La “civiltà dell’indebitamento” (o forse dovrei dire “inciviltà”) e della speranza che un giorno le cose in qualche modo si sistemeranno in modo miracoloso, è la strada sicura verso l’estinzione.

    Vico Terzi

  8. Luigi ogni tanto cerca anche di ascoltare
    Aiuta
    Per il resto c’è una bella analisi su Q sanità della Cgl medici che ho letto attentamente e specifica meglio
    i dati che genericamente enunci
    Te lo mando
    La chiuderei qui perché non mi pare proprio tu abbia una gran voglia di leggere con un poco di attenzione quello che scrivo o forse, molto più probabilmente, non riesco a scrivere abbastanza chiaramente
    A presto

    Carlo boni

  9. L’idea, evocata e stigmatizzata da Vico Terzi, di quanti intenderebbero “puntare il dito contro la sparuta minoranza di ricconi privilegiati, che rubano ai poveri per avere tutto per sé”, ha un quasi sapore di “lotta di classe”, o suppergiù, e mi riporta ai tempi in cui il cosiddetto capitalismo industriale di casa nostra, impersonato dai “padroni”, venne fortemente contestato, nella logica di “punire” la ricchezza, col risultato che più d’una attività ebbe a chiudere i battenti o a trasferire la rispettiva produzione fuori dai confini nazionali, con conseguente perdita di posti di lavoro, ecc …

    Io credo che andrebbe evitato di ripetere quell’errore – seppure in altra forma, ma la sostanza alla fine cambia poco o niente – perché non pochi tra quei presunti od effettivi “paperoni”, mettendoci talento, impegno, intraprendenza, senso imprenditoriale, ecc …, oltre a perseguire un legittimo profitto per sé, ebbero a creare occupazione e reddito per diversi altri, ossia “benessere”, che si è anche tradotto in anni di espansione dei servizi, nonché di solidarismo nei confronti dei meno fortunati (e ritengo ne abbiano allora beneficiato pure le aree periferiche come la nostra).

    E ciò mi fa pensare che nell’economia generale di un Paese importi in fondo abbastanza poco se una “sparuta minoranza” si è potuta permettere qualcosa in più degli altri, specie se la sua agiatezza si è per così dire irradiata e “socializzata”, e anche perché, ovunque sia stata applicata, sembra aver fallito quella ideologia che ci voleva tutti allineati ed eguali, salvo casomai scoprire poi, con qualche amarezza, che “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni più uguali degli altri”, secondo la celebre metafora o allegoria di un noto scrittore e intellettuale britannico del secolo scorso.

    P.B. 27.01.2023

    P.B.

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