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Don Paul: “Una nuova etica fondata sull’amore di Dio”

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don Paul Poku

Le letture di oggi sono delle omelie che ci parlano per insegnarci un’etica nuova, fondata sull’amore di Dio. Il profeta Sofonia ci indica gli atteggiamenti di coloro che fanno parte del popolo di Dio e non vivono più per ciò che è materiale, ma secondo un’etica purificata: cercano la giustizia, amando coloro che vogliono essere salvati, agiscono secondo umiltà. Paolo dal canto suo c’insegna che per entrare a far parte della comunità dei cristiani dobbiamo cambiare la nostra mentalità; non bisogna più provare orgoglio, superbia e tracotanza verso i più piccoli, perché è proprio l’atteggiamento di chi si fa debole davanti a Dio che lo renderà forte ai suoi occhi.

Il cuore della liturgia della parola odierna è però il celeberrimo vangelo delle Beatitudini, che apre il grande “discorso della montagna” di Gesù. In realtà esso si è svolto presso una piccola collinetta, ma l’evangelista Matteo, scrivendo per una comunità ebraica, voleva richiamare il monte Sinai, costruendo il parallelismo tra Gesù e Mosè ed evocando il luogo tipico dell’incontro col trascendente. In virtù di questa posizione a contatto col divino, Gesù si rivolge ai suoi uditori per indicare chi sono i beati, coloro in grado di sperimentare la felicità che viene da Dio. Di seguito cercheremo di descrivere esaustivamente i soggetti a cui le beatitudini sono attribuite.

I primi sono i «poveri in spirito»: con questa espressione Gesù si rivolge a quelli che sanno distinguere ciò che essenziale da ciò che è superfluo; proprio per questo si riconoscono bisognosi di Dio e lo mettono al centro della propria vita oltre qualunque ricchezza terrena (seguendo l’esempio di Gesù stesso: cfr. 2Cor 8, 9; cfr. anche Lc 18, 22). A questi appartiene «il regno dei cieli», perché la loro felicità non dipende dai beni materiali ma è fondata sull’amore di Dio e del prossimo. Coloro «che sono nel pianto» sono invece quelli che si trovano in balia delle difficoltà che possono emergere nella vita di fede. Sappiamo che seguire il Vangelo non è facile e può portare a una grande afflizione; ma la tristezza non avrà l’ultima parola, perché riceveremo la consolazione di Dio.

I «miti» sono tutti gli uomini che non cercano di agire nel mondo attraverso la forza, ma mettendosi umilmente al servizio dell’azione dello Spirito; di essi si dice che «avranno in eredità la terra», che nell’Antico Testamento era il dono principale che caratterizzava la benedizione di Dio (cfr. Es 20, 12). Gesù nomina poi «quelli che hanno fame e sete della giustizia»: in senso biblico la giustizia è la condizione in cui tutti possono vivere bene nella gioia e nell’amore tra i fratelli, senza che nessuno sia in stato di bisogno. Purtroppo una simile condizione è utopica nel mondo di oggi, ma coloro che cercheranno di costruire una simile giustizia «saranno saziati» con la benedizione della gioia e dell’amore.

Seguono «i misericordiosi»: la misericordia è un sentimento nobilissimo, perché, come suggerisce l’etimologia, richiama la miseria dell’uomo che incontra il cuore di Dio; beato è perciò chi cerca di avere questo amore divino con altre persone (cfr. Lc 10, 30-37). Se infatti saremo in grado di amare il prossimo in modo disinteressato come Dio ama noi, saremo degni della misericordia di Dio (cfr. Mt 6, 12). Infatti noi saremo salvati non perché bravi, ma perché Dio è misericordioso; a maggior ragione dobbiamo essere misericordiosi con il nostro prossimo. I «puri di cuore» sono coloro che cercano di vivere in modo retto. Va ricordato che secondo la Bibbia il cuore è la sede della coscienza dell’uomo, quindi il versetto ci richiama ad avere una coscienza purificata; quelli che la raggiungeranno «vedranno Dio», sapranno cioè riconoscerlo presente nella loro vita quotidiana. Con l’espressione «operatori di pace» Gesù non intende tanto le persone che non causano violenza e perciò “tiepide”, quanto coloro che cercano di costruire il Regno di Dio nella loro vita con azioni concrete; essi «saranno chiamati figli di Dio» perché saranno riconosciuti testimoni del Suo amore.

Infine vengono i «perseguitati per la giustizia»: in questa categoria Gesù riunisce tutti coloro che vengono attaccati proprio perché cercano di realizzare gli obiettivi espressi da tutte le beatitudini. Gesù è consapevole che la fedeltà al Vangelo potrà portare a subire attacchi (cfr. Mt 10, 16), ma nulla potrà separarci dalla gioia dell’amore di Dio. Concludendo, dobbiamo essere pronti perché incontreremo molti ostacoli nel nostro cammino alla santità; ma non dobbiamo temere, perché Gesù stesso ci conforta: «Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
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