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Ruffini (Pd montagna): “Al segretario che verrà auguro coraggio”

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Paolo Ruffini

Entra nel vivo la corsa a segretario del Pd, il voto degli iscritti è iniziato il 3 febbraio e si concluderà il prossimo 12 febbraio (il 19 febbraio per gli iscritti di Lazio e Lombardia). I primi due classificati si sfideranno alle primarie in programma il 26 febbraio. Ne abbiamo parlato con Paolo Ruffini, coordinatore del Partito democratico della montagna.

Come procedono i congressi in montagna?

Anche i nostri circoli si sono attrezzati per organizzare i congressi, il primo c'è stato a Villa Minozzo il 3 febbraio, oggi 6 febbraio a Toano, l'8 febbraio a Casina e Carpineti presso la Casa della cultura, a Castelnuovo insieme a Vetto il 9 febbraio presso il centro sociale Insieme qui a Castelnuovo e a Ventasso l'11 febbraio a Busana presso il centro polivalente. Avremo quindi 5 congressi da cui scaturiranno poi i candidati che andranno alle primarie. La mia posizione è stata una posizione come segretario di zona quindi una posizione super partes, ho cercato soprattutto di fare in modo che tutti i quattro candidati fossero messi nelle condizioni di far conoscere le loro proposte e le loro mozioni. Chiaramente già dal primo congresso a Villa si è percepito che c'è questa preferenza verso i candidati Bonaccini e Schlein, sono i due candidati che vanno per la maggiore e credo che questo stia avvenendo un po’ in tutta la provincia ma anche per gli altri candidati c'è interesse.

Il pasticcio del punto nascite influenzerà il voto?

Penso che il problema vero sia quello che è stato fatto sulla sanità pubblica, in questi anni tutti hanno sottratto risorse alla sanità pubblica e alla fine i nodi sono venuti al pettine. Adesso si fa fatica a rincorrere qualche cosa che si è trascurato per anni e che ha portato a questa crisi di professionisti e di risorse. Tutti i territori soffrono, anche i nostri territori, anche il nostro ospedale, anche il nostro sistema territoriale soffre di queste difficoltà. Mancano i medici di base, mancano i pediatri quindi è una fatica enorme. La Regione deve essere più proattiva su questi temi e anche più capace di relazionare con le comunità in modo chiaro, dicendo con chiarezza quello che è possibile fare quello che non è possibile fare. Io sono stato molto critico rispetto alla chiusura del punto nascite, non perché non vedessi che c'è un cambiamento e se c'è una legge nazionale che dice che per partorire i professionisti devono garantire un numero di prestazioni tali da poter essere considerati all'altezza della situazione e anche le strutture. Questo non mi stupisce e non mi scandalizza. Il tema è che 10 anni fa si è cominciato a parlare di questa per cui c'era tutto il tempo per cominciare a ragionare con i territori su come far fronte a un'esigenza vera che era quella della sicurezza delle persone. Arrivarci così, con queste modalità, dove prima si chiude poi dice che si riapre poi dopo si è in difficoltà crea solo della confusione e della tensione. Ci vuole chiarezza e credo che questa chiarezza noi qua in montagna non l’abbiamo avuta. La chiarezza ai cittadini è dovuta, se Bonaccini diventa segretario a lui chiedo questa chiarezza.

Quali sono le principali differenze tra le quattro proposte politiche?

È complicato in poche parole definire quali sono le differenze, certo che raccolgono delle sensibilità molto diverse ma importanti ed è importante che ci siano tutte: l’esperienza di governo di Bonaccini come presidente della Regione si percepisce nel suo programma perché lui va diretto su alcune proposte come sanità, scuola; porta con sé anche il modello dell’uomo di un partito più organizzato che recupera questo rapporto diretto e trova delle strategie per parlare alla propria comunità. Schlein presenta un programma che è più giovane rispetto alle proposte, anche più innovativo sui temi come ad  esempio il tema della transizione ecologica e anche il sistema della giustizia sociale. Cuperlo porta un messaggio forte legato al tema della dignità, della speranza, della promessa, del riuscire ad attivare pensieri che vadano nella direzione anche di ricominciare a sognare una politica che fa sognare. De Micheli anche lei viene da un'esperienza di governo per cui anche lei dà indicazioni precise però tutti e quattro i messaggi dicono che bisogna cambiare la classe dirigente, che bisogna innovare e che bisogna trovare un modo anche per riposizionarsi. Il partito deve ritrovare un rapporto più diretto con i cittadini che non significa avere la soluzione di tutti i problemi però poterli rappresentare, che i cittadini sentano che c'è uno spazio dove i suoi bisogni sono tenuti in considerazione, che il partito non è qualcosa di lontano ma è uno strumento democratico che c'è e esiste da sempre, che è utile e continua a essere utile per salvaguardare la democrazia.

Sarà questa la sfida per il nuovo segretario?

Si sarà questa, quella di ritrovare una relazione vera. Noi abbiamo governato in questi ultimi 10 anni, ci siamo abituati dopo a l'idea del governo ma c'è un quotidiano delle persone, il partito democratico deve avere la capacità di pensare che queste cose ci sono dentro alla storia della sua comunità e affrontare questi piccoli problemi un po’ alla volta dandogli dignità.

Qual è l'augurio che fa il nuovo segretario e che fa soprattutto al suo partito?

Al segretario di avere coraggio, un coraggio vero e non di facciata, perché dalle situazioni difficili a volte nascono le occasioni per cambiare. Noi veniamo da una sconfitta elettorale vera e abbiamo ancora la capacità di esserci, ci sono i circoli, gli iscritti, i giovani e quindi che questo nuovo segretario abbia il coraggio di cambiare la classe dirigente perché questa è una classe dirigente che si è consumata dentro questi anni di governo e va rinnovata. Riprendere, poi, quel lavoro quotidiano silenzioso e umile che porta poco in termini di vanto personale ma porta molto in termini di comunità, di vita insieme. La voglia di fare politica cioè di essere utile alla propria comunità penso che ci sia, ci devono essere delle proposte che interessino ed è questo l'augurio che faccio al segretario che verrà: di fare delle proposte capaci di sparigliare, di interessare, di riportare curiosità dentro le cose senza preclusioni.

1 COMMENT

  1. Queste righe contengono ammissioni, dirette ma anche indirette o desumibili, di cui va dato doverosamente atto, e offrono nel contempo spunti di riflessione che a mio avviso vale la pena di non lasciar cadere, a cominciare dalla sanità pubblica, visto che secondo Ruffini rappresenterebbe il problema vero, riguardo al quale la Regione deve essere più proattiva, nonché “più capace di relazionarsi con le comunità in modo chiaro, dicendo con chiarezza .….”.

    Ebbene, se fosse effettivamente così, non si spiegherebbe allora perché mai il presidente Bonaccini sia uno dei due candidati che vanno per la maggiore nei circoli montani, dal momento che lo stesso Ruffini gli chiede poi chiarezza se sarà lui il nuovo Segretario, chiarezza che evidentemente non c’è stata in questi anni, il che non dovrebbe quindi deporre a suo favore nei congressi montani (il cui esito mi fa quindi intravvedere una certa qual contraddizione).

    In ordine al Punto Nascite, di cui si parla da 10 anni ci ricorda Ruffini, mi sembra, se non erro, che il numero minimo di prestazioni sia frutto delle linee di indirizzo maturate nel 2010 per un accordo Stato-Regioni, e dal momento che il presidente Bonaccini ha presieduto la Conferenza delle Regioni e Province Autonome per oltre cinque anni, dal dicembre 2015, c’era forse tempo e modo di riportare questa tematica sul tavolo degli incontri Stato-Regioni.

    E’ certamente giusto, come dice Ruffini, pensare al quotidiano delle persone, e saper “affrontare questi piccoli problemi un po’ alla volta dandogli dignità”, nonché “riprendere, poi, quel lavoro quotidiano silenzioso e umile che porta poco in termini di vanto personale ma porta molto in termini di comunità ….”, ma lo vedo abbastanza difficile perché significa vincere una mentalità autorefenziale piuttosto radicata nel PD (questa almeno la mia impressione).

    Quanto al bisogno di cambiare la classe dirigente, innovarsi e riposizionarsi, che pare presente in tutti i quattro messaggi, in una con l’augurio al nuovo Segretario di far proposte che sparigliano, mi dà l’idea di certa qual dose di incertezza e “smarrimento”, che mal si addice ad una forza politica che ha governato negli ultimi 10 anni, sempre dalle parole di Ruffini, e che dovrebbe dunque aver maturato l’esperienza per sapere come muoversi e dove andare.

    Di fronte a questo contesto “fluido”, che potrà anche evolvere al meglio per il PD, nel senso di ritrovare la propria strada e posizione, io provo comunque non poca tristezza, se penso che all’epoca di Tangentopoli, nella testa di qualcuno, gli eredi del PCI avrebbero dovuto riempire il vuoto politico generatosi con la fine del PSI, un partito, quest’ultimo, di ben altro “stampo” (mi permetto di dirlo, senza che nessuno debba sentirsene dispiaciuto od offeso).

    P.B. 07.02.2023

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