Home Cronaca Crediti di sostenibilità: opportunità per il territorio o greenwashing?

Crediti di sostenibilità: opportunità per il territorio o greenwashing?

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Proprietari di aree boschive, professionisti del settore e uditori: tutti insieme per discutere sulla gestione di boschi e foreste e sul collegato progetto: “crediti di sostenibilità”, attivo dal 2022.

L’incontro si è svolto domenica 21 maggio, organizzato dal comitato scientifico del “Cai Bismantova” di Castelnovo ne’ Monti e dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, nel centro visita “Valle dei Cavalieri” di Succiso Nuovo.

Dopo i saluti di rito da parte degli organizzatori e di Cristiano Dolci, consigliere del Comune di Ventasso con delega alle attività forestali, Giovanna Barbieri, vicepresidente Cai ER con delega in commissione Tam e comitato scientifico, ha inquadrato la giornata tra gli eventi promossi da Cai (Club Alpino Italiano) e Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) per l’attuazione dell’Agenda Onu 2030, in particolare dell’obiettivo 12: “Consumo e produzioni responsabili”, ribadendo come il Cai abbia nel suo DNA i temi dell’attenzione all’ambiente fin dalla sua fondazione.

Il presidente del Parco Fausto Giovanelli ha sottolineato come il governo dei boschi nell’area protetta non si sia mai discostato significativamente, fin dall’inizio, dalle pratiche locali dedicate al taglio di legna da ardere, nell’ambito delle norme vigenti.

Negli ultimi anni, però, l’istituzione della zona Mab coordinata dal Parco, con oltre il 50% del territorio ricoperto da boschi (molti dei quali definiti “poveri”, cioè monospecie, coetanei, sovente abbandonati e quindi a rischio di veloce degrado), ha evidenziato la necessità di una nuova politica attiva di gestione forestale, adeguata a governare tutte le funzioni ecosistemiche delle foreste, non solo quella economicistica del taglio e della vendita del legname.

Federica Frattini, responsabile servizio forestazione Unione Montana Appennino Parma Est), ha dapprima riassunto il meccanismo “contabile” (molto complesso e di competenza di tecnici qualificati) dei “crediti”, peraltro non limitato al risparmio di CO2, poi come il processo è stato avviato e a chi è stato proposto.

Per ultimo, un rappresentante degli “Usi civici” di Succiso, tra i primi gestori forestali appenninici ad aderire nel 2022, ha raccontato l’esperienza positiva maturata nell’anno trascorso, evidenziando come il progetto, totalmente su base volontaria, non implichi limitazioni particolari all’attività forestale e possa essere modulato in modo flessibile anno per anno.

Un breve dibattito, con un interessante scambio di opinioni tra relatori, gestori, tecnici e impresari forestali ha chiuso la prima parte della giornata.

Verso le 13.00, dopo un break ristoratore, tutti gli interessati si sono avviati lungo il bellissimo sentiero Cai 673 che porta al bivacco Ghiaccioni. Nel tragitto di circa un’ora e mezza, con brevi soste in punti caratteristici del bosco, il tecnico Roberto Barbantini ha illustrato le pratiche più comuni di “coltivazione” forestale, spiegandone chiaramente vantaggi e svantaggi.

Il progetto “Crediti di sostenibilità”

In sintesi, un “credito di sostenibilità” è il riconoscimento economico ai servizi ecosistemici che le foreste offrono al genere umano: corrisponde ad una tonnellata di CO2 equivalente assorbita (valore attuale circa 33 Euro/tonnellata)

Le foreste in cui vengono generati i crediti di sostenibilità ricadono nelle Unioni dei Comuni della Riserva di Biosfera Appennino tosco-emiliano riconosciuta dal Unesco nell’ambito del programma Man and Biosphere (Mab) nel 2015, e che ha ottenuto un considerevole ampliamento territoriale nel 2021.

Il progetto, già pienamente operativo dal 2022, mira a colmare una lacuna nell’equilibrio tra domanda e offerta volontaria dei crediti del carbonio: sostenuta la domanda ma carente l’offerta, creando un circolo virtuoso.

Molte imprese infatti, pur non rientrando nel mercato obbligatorio del carbonio (regolamentato dall’Ue), nell’ambito delle loro politiche di responsabilità sociale e ambientale ricercano il modo di ridurre ulteriormente la loro impronta ecologica.

Da qui l’idea, originale per un ente Parco e nata in collaborazione con CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e Università: una gestione attenta a tutte le funzioni ecosistemiche svolte da boschi opportunamente certificati (PEFC e FSC), può produrre crediti di sostenibilità, conteggiati come tonnellate di anidride carbonica sottratta all’atmosfera, che possono essere venduti in modo trasparente a chiunque li richieda.

 Ad oggi 38 gestori di foreste (per un totale di 39000 ettari di bosco) hanno aderito al progetto, 13 dei quali (10300 ettari) hanno ottenuto già nel 2022 le necessarie certificazioni e venduto i crediti generati.

Per poter aderire come “generatori” di crediti (i gestori forestali) sono necessari pochi prerequisiti, ma due sono necessari: l’accorpamento delle piccole proprietà o l’adesione a proprietà collettive o demaniali, per fare “massa critica” e abbattere i costi di certificazione; sviluppare piani di gestione forestale trasparenti e credibili, coerenti con almeno 5 dei servizi ecosistemici forniti dalle foreste (mitigazione idrogeologica, aumento biodiversità, contenimento del suolo, fruizione turistica, assorbimento carbonio) al fine di superare i necessari controlli messi in atto dagli organismi di certificazione internazionali (PEFC e FSC).

Il progetto non è “a somma zero”: ma dovrebbe consentire a tutti coloro che vi partecipano di ottenere dei vantaggi: per l’ambiente e le foreste: si agisce ora sul clima con politiche attive; si migliora la gestione delle foreste appenniniche rendendole più varie, resilienti e preservandole per il futuro; per chi acquista i crediti: riduzione dell’impronta ecologica; concretezza alle certificazioni di responsabilità sociale e ambientale; miglioramento dell’immagine verso i clienti; per chi genera i crediti: vantaggi economici dalla vendita; miglior programmazione nella gestione delle foreste e delle attività forestali; miglioramento dell’immagine verso i soci e la popolazione locale; possibile sviluppo verso “contratti di filiera” per un utilizzo a maggior valore aggiunto del legno ad alto fusto (edilizia, mobili, ecc); per la popolazione locale: maggior occupazione, specialmente giovanile, con la formazione di figure professionali adatte alle nuove modalità di gestione delle foreste; compartecipazione ai benefici economici ottenuti dai gestori di proprietà collettive e demaniali; incremento del turismo stanziale, “lento” e destagionalizzato, richiamato da foreste gestite in modo anche paesaggisticamente consapevole.

In sintesi, secondo il decalogo della gestione delle foreste del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano: più rewilding; più associazionismo; più alto fusto; più qualità nel gestire il ceduo; più certificazione; più diversificazione negli usi del legno prelevato; più formazione tecnica e professionale; più ricerca; più risorse pubbliche (e meglio destinate) per remunerare i servizi ecosistemici dei territori boschivi; più governance.