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Morte e creazione nell’immaginario di Dylan Thomas

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Quando il poeta gallese Dylan Thomas (Swansea, 1914 – New York, 1953) pubblicò, a soli diciannove anni, la poesia Light Breaks Where No Sun Shines, T.S.Eliot, il maestro del modernismo, ne fu talmente colpito che scrisse al giovane poeta. Questi versi criptici, immaginifici e ricchi di suggestioni anche linguistiche, che fecero sì che il cantante Bob Dylan si appropriasse del nome del poeta,  non hanno perso la loro forza nemmeno oggi:

Light Breaks Where No Sun Shines, 1934

La luce irrompe dove non c’è sole

 

Light breaks where no sun shines;

La luce irrompe dove non c’è sole;

where no sea runs, the waters of the heart

dove nessun mare scorre, le acque del cuore

push in their tides;

spingono le loro maree;

and, broken ghosts with glow-worms in their heads,

e, rotti fantasmi con lucciole nelle teste,

the things of light

le cose della luce

file through the flesh where no flesh decks the bones.

levigano la carne dove nessuna carne adorna le ossa.

 

A candle in the thighs

Una candela nelle cosce

warms youth and seed and burns the seeds of age;

riscalda la gioventù e il seme e brucia i semi dell’età;

where no seed stirs,

dove nessun seme si muove,

the fruit of man unwrinkles in the stars,

il frutto dell’uomo si dispiega nelle stelle,

bright as a fig;

luminoso come un fico;

where no wax is, the candle shows its hairs.

dove non c’è cera, la candela mostra la sua peluria.

 

Dawn breaks behind the eyes;

L’alba irrompe dietro gli occhi;

from poles of skull and toe the windy blood

da aste di teschio e alluce il sangue ventoso

slides like a sea;

scivola come un mare;

nor fenced, nor staked, the gushers of the sky 

libero da steccati o paletti, i pozzi di petrolio del cielo

spout to the road

zampillano sulla via

divining in a smile the oil of tears.

predicendo in un sorriso il petrolio delle lacrime.

 

Night in the sockets rounds,

La notte accerchia nelle cavità,

like some pitch moon, the limit of the globes;

come una luna di pece, il limite delle sfere;

day lights the bone;

il giorno illumina l’osso;

where no cold is, the skinning gales unpin

dove il freddo non c’è, i venti che tolgono la pelle sbottonano

the winter’s robes;

gli abiti dell’inverno;

the film of spring is hanging from the lids.

il velo della primavera pende dalle palpebre.

 

Light breaks on secret lots,

La luce irrompe su campi segreti,

on tips of thought where thoughts smell in the rain;

su accenni di pensiero dove i pensieri odorano nella pioggia;

when logics die,

quando la logica muore,

the secret of the soil grows through the eye,

il segreto del suolo cresce attraverso l’occhio

and blood jumps in the sun;

e il sangue balza nel sole;

above the waste allotments the dawn halts.

sopra terreni desolati si ferma l’alba.

 

Dylan Thomas

Le immagini della poesia sono forti, misteriose, enigmatiche. Si è soliti interpretarle come l’avvento della speranza nei momenti bui della vita: la sua luce arriva dove c’è oscurità, dove non c’è il mare le acque del cuore irrompono con le loro maree, dove non c’è seme il frutto dell’uomo risplende, la cera si distende in rivoletti dove prima non esisteva. L’alba irrompe da dietro gli occhi, come un’alba immaginata più che realmente vista, il sangue scorre come vento e mare da aste di teschio e alluce, il corpo umano, le cascate del cielo inondano la via come petrolio che schizza dal suolo. Ancora, la notte accerchia gli occhi, come avvolgendo la vista nell’oscurità, sotto una luna senza luce, il giorno illumina le ossa del corpo, l’inverno, coi suoi venti taglienti, e la primavera, col suo velo lieve che riempie lo sguardo, si alternano. 

Queste immagini ci spingono a leggere i versi non solo come un inno alla speranza, ma come una rappresentazione della creazione, dell’atto creativo, anche poetico: dove non c’era nulla irrompe la luce, la carne arrotonda le ossa, generando una forma, tra le cosce una candela, riferimento sessuale non tanto velato, riscalda la gioventù e porta semi dove non ce n’erano, dando vita al frutto dell’uomo. Il sangue scorre come un mare e il vento, mentre i pozzi di petrolio della vita inondano la strada con lacrime ricche e vischiose. Nell’ultima strofa la luce penetra nascosti recessi, i pensieri, dapprima appena accennati, profumano in una pioggia feconda, la logica perde senso e il segreto della vita che il suolo nasconde cresce nell’immaginazione di una vista interiore, il sangue balza nel sole e l’alba si ferma su terreni desolati. Tutte queste immagini incarnano visioni di creazione, creazione di un essere vivente ma anche creazione di poesia che sgorga dalla mente, che non segue la logica, che si fa tangibile attraverso le parole che si uniscono come la carne si unisce al sangue. I frequenti riferimenti agli occhi portano anche la suggestione di una capacità visiva che va oltre quella reale, per ottenere una comprensione profonda, per vedere ciò che non tutti vedono.

Thomas è considerato uno dei maggiori poeti gallesi, un vero e proprio bardo moderno, e anche in vita la sua fama non fu poca, nonostante questa non gli portasse vantaggi economici. La sua notorietà crebbe soprattutto dopo i viaggi  negli Stati Uniti, dove  fece molte conferenze e letture dei suoi versi. In America si rafforzò inoltre la sua nomea di poeta dedito ad una vita scapestrata, fatta di eccessi e di abusi, ciò che rafforzò l’interesse del pubblico nei suoi confronti, E’ difficile dire a che movimento poetico Thomas appartenga, probabilmente a nessuno, vista la notevole individualità della sua poesia, o forse è più corretto dire che rappresenta, nella sua attenzione alla natura, alle emozioni, all’immaginazione, un poeta romantico nel ventesimo secolo, a supporto di chi dice che il romanticismo come percorso poetico e sociale non è mai morto. Comunque, come tutti i

Dylan Thomas con la moglie, Caitlin Macnamara (Photo by Culture Club/Getty Images)

grandi autori e autrici, Thomas si nutrì di tutto ciò che la vita gli dava, rielaborando e ricreando ininterrottamente: nella sua famiglia non mancavano i predicatori, e quindi l’interesse per la Bibbia e il suo linguaggio. Proprio dalla Bibbia, dall’epistola di San Paolo ai Romani, venne l’ispirazione per una delle poesie più famose:

 

And Death Shall Have No Dominion, 1933

E la morte non dominerà

 

And death shall have no dominion.

E la morte non dominerà.

Dead men naked they shall be one

Gli uomini morti nudi saranno un tutt’uno 

With the man in the wind and the west moon;

Con l’uomo nel vento e la luna occidentale;

When their bones are picked clean and the clean bones gone,

Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa spolpate non esisteranno più,

They shall have stars at elbow and foot;

Avranno stelle tutt’attorno;

Though they go mad they shall be sane,

Seppure impazziscono essi saranno sani di mente,

Though they sink through the sea they shall rise again;

Seppure affondano nel mare essi risorgeranno;

Though lovers be lost love shall not;

Sebbene gli amanti si perderanno l’amore non lo farà;

And death shall have no dominion.

E la morte non dominerà.

 

And death shall have no dominion.

E la morte non dominerà.

Under the windings of the sea

Sotto i serpeggiamenti del mare

They lying long shall not die windily;

Coloro che giacquero a lungo non moriranno nel vento;

Twisting on racks when sinews give way,

Quelli che si contorsero sui cavalletti di tortura quando i tendini si spezzano,

Strapped to a wheel, yet they shall not break;

Quelli legati alla ruota del supplizio, non si spezzeranno tuttavia;

Faith in their hands shall snap in two,

La fede nelle loro mani si spezzerà in due,

And the unicorn evils run them through;

E l’unicorno del male li trafiggerà;

Split all ends up they shan't crack;

Squarciati in ogni dove non si spezzeranno;

And death shall have no dominion.

E la morte non dominerà.

 

And death shall have no dominion.

E la morte non dominerà.

No more may gulls cry at their ears

Mai più grideranno i gabbiani alle loro orecchie

Or waves break loud on the seashores;

O si infrangeranno le onde fragorose sulla riva;

Where blew a flower may a flower no more

Dove un fiore ondeggiava un fiore non può più

Lift its head to the blows of the rain;

Sollevare il capo ai colpi della pioggia;

Though they be mad and dead as nails,

Sebbene essi siano pazzi e morti e sepolti, 

Heads of the characters hammer through daisies;

Le loro teste come martelli tra le margherite;

Break in the sun till the sun breaks down,

Un’apertura di sole nel cielo finché il sole non collasserà,

And death shall have no dominion.

E la morte non dominerà.

Il ritornello e l’uso del verbo ‘shall’, tipici del linguaggio religioso, trasformano la poesia in una ingiunzione di dio, una promessa divina; tuttavia, i versi sfuggono all’interpretazione, la sintassi spezzata non ci aiuta e ci ritroviamo con una serie di immagini che compongono un quadro apocalittico di distruzione e morte da un lato e di resistenza e rinascita dall’altro.

Gli uomini nudi e morti della prima strofa diventeranno un tutt’uno con l’uomo nel vento e la luna dell’ovest, quando le loro ossa spolpate si saranno disfatte, risorgeranno circondati da stelle, gli amanti periranno, ma l’amore no. Sembra un inno di rinascita. una resurrezione universale dove ognuno sarà parte del tutto, dove si rinascerà in altre forme.

Coloro che hanno giaciuto a lungo nella morte, nella seconda strofa, coloro che hanno subito tortura, che hanno visto la loro fede spezzata, saranno trafitti da un unicorno malevolo, tuttavia non si spezzeranno.

I viventi della terza strofa non udranno più il grido dei gabbiani o il fragore delle onde, i fiori moriranno, la follia prevarrà e l’innocenza delle margherite sarà distrutta, il sole apparirà tra le nuvole e infine collasserà, ma la morte non prevarrà.

Il giovane poeta, poco più che adolescente, gioisce della sua abilità nell’uso della parola, nella creazione di immagini sovrapposte a formare il dipinto di una specie di distruzione

La Boat House a Laugharne, Wales, dove Thomas visse gli ultimi anni di vita (Photo by Culture Club/Getty Images)

cosmica, che però vuole rafforzare l’idea dell’immortalità e della impossibilità per la morte di sopraffare il creato. Il compiacimento nelle proprie abilità di uso del linguaggio va a scapito della chiarezza di contenuto, così che è difficile dire a cosa il poeta si riferisca con esattezza, anche se questo in poesia non è sempre un difetto. Perché, allora, vista l’oscurità del messaggio, questi versi sono diventati così famosi, sin dalla prima pubblicazione?

La risposta sta nel ritornello, quel “And Death shall have no dominion”, “E la morte non prevarrà”, perché la ripetizione a inizio e fine strofa dona più forza alla frase, e l’inizio con ‘And’ dà l’impressione che questo enunciato  sia la conclusione di qualcosa, il sigillo finale di una considerazione, come se fossero le ultime parole mai pronunciate, quelle vere, quelle sicure, che ci danno il conforto che davvero la morte non vincerà.

L’anno in cui Thomas pubblicò la poesia certo aveva bisogno di rassicurazioni: il ‘33 vide l’ascesa al potere di Hitler e il decennio fu l’anticamera della Seconda Guerra Mondiale, ragioni più che valide per cercare conforto in una poesia che ci rasserena.

Anche per noi la morte è la presenza  costante, il convitato di pietra che cerchiamo di evitare. Il mantra di Thomas rassicura e consola, ci dice, nella sua forza assertiva, che ci sarà un’immortalità, che la morte non sarà la fine di tutto, che la vita continuerà e le nostre sofferenze, i dubbi, la bellezza del mondo naturale non saranno conquistati da un dominatore invincibile. Anche se non crediamo alla risurrezione dopo la morte, il ritmo musicale di queste parole risuona di note rassicuranti. 

 

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