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Il cardinale Domenico Toschi

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L’argentino Papa Francesco è il 266° vescovo di Roma e monarca della Città del Vaticano: non tutti (forse) sanno che anche l’Appennino ha “rischiato” di avere un papa proveniente proprio dai suoi promontori. Era il 1605 quando il castellaranese Domenico Toschi mancò il soglio pontificio per soli tre voti, a favore Ippolito Aldobrandini che passò alla storia come Clemente VIII.

Domenico Toschi nacque a Castellarano l'11 giugno 1535, terzogenito di dodici, in una famiglia di notai. All’età di dieci andò a vivere in città, a Reggio Emilia, presso uno zio, per arrivare nel 1551 a Roma e nel 1553 a Venezia, al servizio di Filippo Archinto. L’anno successivo, in viaggio per Milano, città della quale l’Archinto era stato nominato arcivescovo, i due vissero una situazione simile a quella che il mondo si è trovato ad affrontare recentemente. Entrare in città non fu facile, poiché il pericolo del contagio della peste obbligò i due ecclesiastici alla quarantena forzata presso Pavia!

Dopo anni passati a servizio di potenti personalità dell’epoca, come Sigismondo II d’Este, il 17 aprile 1562 conseguì il dottorato in Diritto civile e Diritto Canonico, per entrare nel 1576 al collegio dei procuratori della Sacra Rota, il tribunale ecclesiastico.

Dopo altri anni in giro per la penisola, rientrò a Roma nell’estate 1585, dove gli fu chiesto di essere commissario dell’Inquisizione a Malta, incarico che Toschi rifiutò.

Come brevemente accennato in precedenza, il nome di Domenico Toschi comparve in occasione del conclave del 1605, aperto dopo la morte di Clemente VII. Il reggiano non fu eletto per soli tre voti, in favore di Aldobrandini, che assunse il nome di Clemente VIII. Negli anni successivi, Toschi si diede alla scrittura di una grande opera a carattere giurisprudenziale, ovvero gli otto volumi delle Practicarum conclusionum iuris, in omni foro frequentiorum, una vera e propria enciclopedia di diritto, con più di 9200 voci, ordinate alfabeticamente.

Si spense il 26 marzo 1620 a Roma e il suo busto marmoreo si trova nel Duomo di Reggio Emilia.

Marco Capriglio