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Le parole difficili tra genitori e figli nei versi di Robert Hayden e Langston Hughes

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Il poeta americano Robert Hayden

A che età si riesce a guardare i genitori con occhi non più appannati dalla gioventù e a vedere in loro la persona e non solo il ruolo? Per il poeta americano Robert Hayden (1913-1980), il primo poeta Afro-Americano a ricoprire la carica che sarà in seguito chiamata Poet Laureate degli Stati Uniti, questa realizzazione arriva insieme alla consapevolezza di quanto poco abbia capito del padre nella sua poesia più famosa:

Those Winter Sundays, 1962

Quelle domeniche d’inverno

 

Sundays too my father got up early

Anche di domenica mio padre si alzava presto

and put his clothes on in the blueblack cold,

si vestiva nel freddo blunero,

then with cracked hands that ached

poi con le mani screpolate e dolenti

from labor in the weekday weather made

per il lavoro pesante nel maltempo di tutti i giorni faceva

banked fires blaze. No one ever thanked him.

riprendere vigore alle braci della sera prima. Nessuno gli diceva mai grazie.

 

I’d wake and hear the cold splintering, breaking.

Mi svegliavo e sentivo il freddo che si scheggiava, rompendosi.

When the rooms were warm, he’d call,

Quando le stanze erano calde, chiamava,

and slowly I would rise and dress,

e io mi alzavo e vestivo lentamente,

fearing the chronic angers of that house,

temendo le croniche ire di quella casa,

 

Speaking indifferently to him,

Parlandogli senza calore,

who had driven out the cold

a lui che aveva scacciato il freddo

and polished my good shoes as well.

e anche lucidato le mie scarpe buone.

What did I know, what did I know

Che ne sapevo, che ne sapevo

of love’s austere and lonely offices?

dei doveri severi e solitari dell’amore?

Robert Hayden

Quando Hayden nacque, i suoi genitori si erano già separati e il bambino fu affidato ad un’altra famiglia. L'infanzia per il poeta non fu facile perché i nuovi genitori, che vivevano in un ghetto di Detroit, avevano una relazione segnata da violenti quanto frequenti litigi che segnarono anche la vita futura di Hayden, marcata da ripetuti episodi di depressione.

Con parole semplici, la prima strofa dipinge il padre che si alza e si veste nella mattina fredda e ancora buia, pur sapendo che nessuno lo ringrazierà, e, con le mani segnate dal duro lavoro della settimana, fa riprendere nel camino le braci che aveva preservato ricoprendole di cenere: in modo indiretto l’immagine che ci arriva non è solo una di freddo ma anche di povertà. 

La seconda strofa ci rimanda, invece, la figura del giovane poeta che, svegliandosi, sente i suoni del freddo, gli scricchiolii e il crepitare di una casa che si riscalda. Questi suoni sono rispecchiati nella poesia grazie alla ripetizione del suono k, soprattutto nella prima strofa; in questo modo  è come se anche il lettore sentisse quello che sentiva il bambino. Il giovane Hayden, però, risponde lentamente al richiamo del padre, perché un nuovo giorno è anche una ripetizione delle “chronic angers”, le “rabbie croniche”, che perseguitavano quella casa e riempivano il piccolo di paura.

Nella terza strofa il bambino parla “indifferently”, svogliatamente, senza calore al genitore che aveva riscaldato le stanze per lui e che gli aveva anche lucidato le scarpe buone, perché era domenica e quindi si andava in chiesa. 

La domanda che chiude la poesia, ripetuta due volte, ci fa percepire il rimpianto, anche il senso di colpa, del poeta, che non era riuscito a capire l’amore del padre, amore severo, duro e, tuttavia, consapevole delle proprie responsabilità, dei propri doveri, “offices”, come genitore. Non tutti sanno esprimere l’amore donando il calore degli abbracci: alcuni, come questo padre, riescono ‘solo’ a riaccendere un fuoco custodito con cura, a donare un amore che si esprime attraverso il compimento delle proprie responsabilità, ma non attraverso le parole o la fisicità affettiva. 

In un’altra famosa poesia di un altro notissimo poeta Afro-Americano, Langston Hughes (1902-1967), una madre comunica col figlio: a differenza del padre silenzioso di Hayden,

Writer Langston Hughes (Photo by Library of Congress/Corbis/VCG via Getty Images)

la donna usa la metafora di una scala per spiegare quanto la sua vita sia stata dura, incoraggiando il figlio a non arrendersi mai, a non “sedersi sui gradini”:

Mother to Son, 1922

La madre al figlio

 

Well, son, I’ll tell you:

Beh, figliolo, te lo dico:

Life for me ain’t been no crystal stair.

La vita per me non è stata una scala di cristallo.

It’s had tacks in it,

Ci sono stati chiodi,

And splinters,

E schegge,

And boards torn up,

E assi sconnesse,

And places with no carpet on the floor—

E posti senza moquette sul pavimento—

Bare.

Nudi.

But all the time

Ma tutte le volte

I’se been a-climbin’ on,

Ho continuato a salire,

And reachin’ landin’s,

E ad arrivare sui pianerottoli,

And turnin’ corners,

E a girare gli angoli,

And sometimes goin’ in the dark

E a volte ero al buio

Where there ain’t been no light.

Dove non c’era luce.

So boy, don’t you turn back.

Quindi figliolo, non tornare indietro.

Don’t you set down on the steps

Non sederti sui gradini

’Cause you finds it’s kinder hard.

Perché ti accorgi che è dura.

Don’t you fall now—

Non cadere adesso—

For I’se still goin’, honey,

Perché io continuo ad andare, tesoro, 

I’se still climbin’,

Io continuo a salire,

And life for me ain’t been no crystal stair.

E la vita per me non è stata una scala di cristallo.

La vita della donna, che ce la descrive col vernacolo della gente di colore,  è stata una scala sconnessa, piena di schegge di legno e chiodi nei posti più impensabili, senza che le assi fossero ricoperte dalla moquette, ma dure e nude: la parola ‘bare’, ‘nudo’, divide la poesia in due, sottolineando l’assenza di agi di questa esistenza. Nella seconda parte la madre traccia il suo cammino: ha fatto i gradini e i pianerottoli, ha girato gli angoli tra una rampa e l’altra, a volte nel buio, senza sapere dove andava, e poi trasforma questo suo percorso in un incitamento al figlio a non fermarsi mai, a tenere duro perché lei ha continuato a salire quella scala, che non ha niente del prezioso cristallo, senza mai arrendersi.

Il poeta americano Langston Hughes

Comunicare è un’arte complessa. E spesso è ancora più difficile con chi ci sta vicino. Perché è una comunicazione profonda, che può toccare nervi scoperti, ferite non chiuse e aspettative disattese. Tuttavia, le parole non devono mai mancare, perché potremmo trovarci a chiedere, allo stesso modo di Hayden, “Che ne sapevo?” quando ormai non abbiamo più tempo. Come dice Shakespeare nel distico del Sonetto 73: “This thou perceiv'st, which makes thy love more strong,/To love that well which thou must leave ere long.”, “Ecco ciò che devi comprendere, il che rende il tuo amore più forte,/Ama bene chi potresti dover lasciare presto”.