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Isole, frutta e nostalgia

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Camminando nel centro di Londra, in Fleet Street, nel 1888, il poeta irlandese William Butler Yeats (1865-1939) sentì il suono argentino di una fontanella nella vetrina di un negozio: il rumore evocò memorie dell’acqua del lago che circonda l’isola di Innisfree, nella contea di Sligo in Irlanda, dove il poeta era solito passare le vacanze da bambino. Fu così che Yeats scrisse quella che diventerà una delle sue poesie più famose:

The Lake Isle of Innisfree, 1888

L’isola lacustre di Innisfree

 

I will arise and go now, and go to Innisfree,

Mi alzerò e andrò ora, andrò a Innisfree,

And a small cabin build there, of clay and wattles made;

E là costruirò una piccola capanna, fatta di creta e cannicciato;

Nine bean-rows will I have there, a hive for the honey-bee,

Là avrò nove file di piante di fagioli, un alveare per le api,

And live alone in the bee-loud glade.

E vivrò da solo nella radura che risuona del ronzio delle api.

 

And I shall have some peace there, for peace comes dropping slow,

E là avrò un po’ di pace, perché la pace arriva a gocce lentamente,

Dropping from the veils of the morning to where the cricket sings;

A gocce dalle velature del mattino fino a dove il grillo canta;

There midnight’s all a glimmer, and noon a purple glow,

Là la notte è tutta un baluginio, e il mezzogiorno un bagliore viola,

And evening full of the linnet’s wings.

E la sera piena delle ali dei passeri.

 

I will arise and go now, for always night and day

Mi alzerò e andrò ora, perché sempre notte e giorno

I hear lake water lapping with low sounds by the shore;

Sento l’acqua del lago bagnare la riva con suoni bassi;

While I stand on the roadway, or on the pavements grey,

Mentre sto sulla strada, o sul grigio dei marciapiedi,

I hear it in the deep heart’s core.

La sento nel luogo più profondo del cuore.

 

William Butler Yeats

Le prime parole della poesia, “I will arise and go”, ripetono quelle che, nella Bibbia protestante di Re Giacomo, pronuncia il Figliuol Prodigo quando decide di tornare alla casa del Padre: per il giovane Yeats esprimerle significa dare un senso molto profondo, quasi religioso, al suo desiderio di tornare dove era felice da bambino, quando la natura scandiva le giornate. Il poeta immagina di andare ad abitare nella natura, sulle orme del filosofo statunitense Henry David Thoreau che si era ritirato nei boschi per vivere più semplicemente e profondamente. Anche Yeats scoprirà una vita diversa, tra il ronzio delle api, le luci dolci della notte e quelle del giorno che hanno il colore dell’erica, Innisfree significa ‘isola dell’erica’, e il volo di piccoli uccelli; la pace di questo vivere arriverà lentamente “dropping”, “gocciolando”, accompagnata dall’acqua del lago, stillando piano piano dalla rugiada del mattino fino al canto dei grilli la sera. Sul marciapiede londinese, in un mondo completamente diverso, quest’acqua continuerà a risuonare nel profondo del cuore.

La nostalgia per una terra perduta si ritrova nell’autore giamaicano-statunitense Claude McKay (1890-1948): nelle strade di New York la frutta che viene dai tropici fa rivivere al poeta odori e colori della sua giovinezza in Giamaica:

The Tropics in New York, 1920

I Tropici a New York

 

Bananas ripe and green, and ginger-root,

Banane mature e banane verdi, e radice di zenzero,

      Cocoa in pods and alligator pears,

      Frutti del cacao e avocado,

And tangerines and mangoes and grape fruit,

E mandarini e mango e pompelmi,

      Fit for the highest prize at parish fairs,

      Degni del prezzo più alto alle fiere della parrocchia,

 

Set in the window, bringing memories

Disposti nella vetrina, che riportano memorie

      Of fruit-trees laden by low-singing rills,

      Di alberi da frutto resi carichi da ruscelletti che cantano sommessi,

And dewy dawns, and mystical blue skies

E da albe umide di rugiada, e cieli di un blu mistico

      In benediction over nun-like hills.

      A benedire sopra colline che paiono monache.

 

My eyes grew dim, and I could no more gaze;

I miei occhi si appannarono, e non potei guardare oltre;

      A wave of longing through my body swept,

      Un’ondata di nostalgia attraversò il mio corpo,

And, hungry for the old, familiar ways,

E, assetato delle vecchie usanze familiari,

      I turned aside and bowed my head and wept.

      Mi voltai e piegai la testa e piansi.

 

Claude McKay

Il poeta sembra gioire nell'elencare i frutti, coi loro nomi esotici, uno dopo l’altro, e, invece di New York, ritorna alle feste della parrocchia dell’infanzia in Giamaica, dove i frutti, nati dall’acqua dei ruscelli e dalle gocce della rugiada, caricavano gli alberi della loro abbondanza, e dove le colline erano come monache raccolte in preghiera che il cielo d'un blu spirituale benediva. Ma la realtà lo riporta alla metropoli, e l’acqua feconda della Giamaica si trasforma in lacrime di nostalgia per una vita lontana. Il trasferimento negli Stati Uniti e i successivi viaggi in giro per il mondo consentirono a McKay di diventare uno degli esponenti principali del Rinascimento di Harlem, il periodo dei primi decenni del Novecento quando il quartiere di New York divenne il centro della rinascita culturale della gente di colore, ma le memorie di un’infanzia felice in un mondo colorato e caldo non lo abbandonarono.

La prima raccolta di poesie di Claude McKay

Sia Yeats, col richiamo al Figliol Prodigo, che McKay, quando ci parla del cielo ‘mistico’ e delle colline come ‘monache’ in preghiera, caricano il ricordo nostalgico di connotati spirituali: questo vivere e questi posti sono lontani nel tempo, ma incarnano l’essenza più vera e interiore dei due poeti. Innisfree e la Giamaica sono i luoghi in cui i due poeti vedono realizzarsi un’unione completa di necessità fisiche e trascendentali: la prima è l’isola dove Yeats vede incarnata l’essenza dello spirito irlandese, la seconda l’isola dove McKay visse i suoi anni di bambino, in una cittadina abitata quasi unicamente da gente di colore, senza avvertire il razzismo che invece dovrà affrontare una volta trasferitosi.  

Ci sono luoghi che riconosciamo come nostri perché ci hanno visto vivere momenti fondamentali o ci hanno accompagnato per anni, magari nell’infanzia; così i colori, gli odori, i rumori di questi posti risvegliano emozioni profonde, tanto più profonde quanto più il luogo è diventato parte della nostra interiorità, della nostra anima, così da tenere nel cuore, come Yeats, lo sciabordare dell’acqua, o, come MacKay, avere negli occhi un cielo di un blu così intenso da diventare trascendentale.

1 COMMENT

  1. Grazie per le splendide poesie, sopratutto Yeats, del quale conservo impresso nella mia mente da lungo tempo, una poesia altrettanto bella (la traduzione forse non è troppo fedele, ma mi piace ricordarla così).
    Canzone al vino
    “Per la bocca entra il vino
    e per gli occhi entra l’amore,
    questa è la sola verità che ci è dato conoscere.
    Prima di invecchiare e morire
    porto alla bocca il bicchiere
    ti guardo e sospiro.”
    Complimenti ancora

    Riccardo Gazzini

    • Firma - Riccardo Gazzini