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Poesia e rose

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Le rose sono commoventi. I petali che si susseguono, uno attaccato all’altro, come se ognuno di essi generasse quello che lo segue, col bordo che si china come a donarsi, portano lo sguardo, in maniera quasi ipnotica, verso il cuore del fiore, verso una spirale infinita che pare condurci al centro di una nascita. La morbidezza che contraddistingue questi fiori rammenta pelle morbida, vellutata, in una carnalità che è una promessa di vita. 

La poetessa inglese Elizabeth Barrett Browning (1806-1861) tradusse una poesia attribuita a Saffo, altra poetessa vissuta nella Grecia antica del settimo secolo avanti Cristo. Già tanto tempo fa, la rosa è un fiore simbolo:

Song of the Rose

Canzone della Rosa

 

If Zeus chose us a King of the flowers in his mirth,

Se Zeus in un momento di gioia scegliesse per noi un Re dei fiori,

He would call to the rose and would royally crown it,

Chiamerebbe la rosa e la incoronerebbe regalmente,

For the rose, ho, the rose! is the grace of the earth,

Poiché la rosa, sì, la rosa! è la grazia della terra,

Is the light of the plants that are growing upon it.

E’ la luce delle piante che su di essa crescono.

For the rose, ho, the rose! is the eye of the flowers,

Poiché la rosa, sì, la rosa! è l’occhio dei fiori,

Is the blush of the meadows that feel themselves fair,--

E’ il rossore dei prati che si sentono belli, –

Is the lightning of beauty, that strikes through the bowers

E’ il lampo di bellezza, che colpisce attraverso la pergola

On pale lovers who sit in the glow unaware.

Pallidi amanti seduti inconsapevoli nel bagliore.

Ho, the rose breathes of love! ho, the rose, lifts the cup

Sì, la rosa respira d’amore! sì, la rosa, solleva il calice

To the red lips of Cypris invoked for a guest!

Alle rosse labbra di Ciprea ospite invocata!

Ho, the rose, having curled its sweet leaves for the world,

Sì, la rosa, arricciate le sue dolci foglie per il mondo, 

Takes delight in the motion its petals keep up,

Si delizia del movimento sostenuto dai suoi petali,

As they laugh to the Wind as it laughs from the west.

Che ridono al Vento che ride da occidente.  

Busto di Saffo conservato nei Musei Capitolini a Roma

Ci riconosciamo facilmente in questi versi che arrivano da un tempo lontano: la rosa illumina tutte le altre piante, è pura bellezza che si incarna nell’amore come un fulmine che colpisce gli amanti sotto una pergola fiorita, amanti avvolti nei colori caldi dei fiori, come il rosso delle labbra di Venere, la dea di Cipro, e del vino inebriante come profumo di rose che danzano nel vento. 

La rosa dell’americana H.D. (1886-1961) è un fiore decisamente meno tradizionale:

Sea Rose, 1916

Rosa di Mare

 

Rose, harsh rose,

Rosa, rosa aspra,

marred and with stint of petals,

deturpata e avara di petali,

meagre flower, thin,

fiore misero, scarno,

sparse of leaf,

povero di foglie,

 

more precious

più preziosa

than a wet rose

di una rosa rorida,

single on a stem –

sola su uno stelo –

you are caught in the drift.

sei portata nel flusso.

 

Stunted, with small leaf,

Stentata, con foglie piccole,

you are flung on the sand,

sei scagliata sulla sabbia,

you are lifted

sei sollevata

in the crisp sand

coi grani di sabbia

that drives in the wind.

portati nel vento.

 

Can the spice-rose

Può la rosa odorosa

drip such acrid fragrance

gocciolare una fragranza tanto acre

hardened in a leaf?

temprata in una foglia?

H.D., ovvero Hilda Doolittle, ci dona una rosa che rifiuta ogni immagine tradizionale: è nata vicino al mare, la sua crescita è stentata, né i petali né le foglie sono quelli di una pianta rigogliosa, è sferzata dai venti e portata via insieme agli aspri grani di sabbia che feriscono la morbidezza del fiore. Eppure la poetessa la chiama ”precious”, “preziosa”, più preziosa di una rosa rorida, umida di rugiada feconda; e nella terzina finale la poetessa chiede se una rosa odorosa può esprimere fragranze più ricche di quella della rosa di mare che ha distillato il suo profumo in una foglia indurita come una pietra preziosa. 

La poetessa americana Hilda Doolittle, nota come H.D.

Il mare tempestoso, come spesso in H.D., è la durezza della vita che ci plasma: così la rosa di mare e la rosa della tradizione possono rappresentare due tipi diversi di donne, quella consueta che rispetta le aspettative che la società ripone su di lei, e quella non convenzionale che affronta la sabbia aspra di una vita diversa, una vita che segue percorsi nuovi e insoliti per una donna, che fa diventare le sferzate del vento forza preziosa e fragrante. Ma la poesia può anche generalmente rappresentare tutti coloro che hanno il coraggio di sfidare chi ha della rosa l’immagine tramandata nel tempo, e riesce a dar vita ad una rosa diversa, tanto più preziosa quanto generata dalla sofferenza che è figlia del rifiuto della norma.

La rosa del poeta americano Robert Frost (1874-63) diventa invece occasione per interrogarsi sull’essenza delle cose:

The Rose Family, 1929

La Famiglia della Rosa

 

The rose is a rose,

La rosa è una rosa,

And was always a rose.

Ed è sempre stata una rosa.

But the theory now goes

Ma ora ci dicono

That the apple's a rose,

Che la mela è un rosa,

And the pear is, and so's

E anche la pera, e così pure

The plum, I suppose.

La prugna, suppongo.

The dear only knows

Dio solo sa

What will next prove a rose.

Cos’altro sarà una rosa.

You, of course, are a rose -

Tu, ovviamente, sei una rosa -

But were always a rose.

Ma lo sei sempre stata.

Il poeta americano Robert Frost

Con la solita ironia, Frost riporta quello che la scienza dice, che anche la mela, la pera e la prugna appartengono alla famiglia della rosa. Questo ci aiuta a comprendere meglio la realtà, o la rende ancora più complessa? Cosa perde la rosa nel dare il suo nome ad altri fiori e frutti? La parola ‘rosa’ perderà forse la sua unicità di riferimento? Non potremo più avere un’unica immagine che si identifica con la parola? Quando il poeta si chiede: “Cos’altro mai sarà una rosa”, sembra temere proprio questo. Le parole sono i mattoni del comunicare, se perdono il suolo sicuro della definizione condivisa, l’edificio della comunicazione crolla. Già Shakespeare, nel secondo atto di Romeo e Giulietta, si era posto il problema:  al suo balcone Giulietta si dice che solo il nome di Romeo le è nemico, visto che è il cognome della famiglia avversaria della sua, perché l’uomo che lei ama è molto più del suo nome. I versi pronunciati dalla giovane donna sono famosissimi: “What's in a name? That which we call a rose, by any other word would smell as sweet.”, “Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa, avrebbe lo stesso dolce profumo anche con un qualsiasi altro nome.” L’essenza di una cosa, di una persona non può essere delimitata da una parola. Eppure le parole ci definiscono, ci sostengono, anche senza presumere di poter dire tutto di noi. Ed è così che, sempre in modo ironico, Frost conclude la poesia: anche l’amata, l’amato, i lettori sono rose. Non si definisce forse così, da tempo immemorabile,  chi si ama? Non è questa una verità ovvia? In fondo già da sempre poeti e poetesse usano la rosa per dare vita a nuovi mondi, come hanno fatto sia Saffo che H.D. Le parole, specialmente quelle della poesia, sono sfaccettature di idee, riflessi di immagini che creano strati di significato specchio della complessità del reale e dell’immaginazione, realtà altre che fanno sbocciare, come i petali di rosa che si donano, l’essenza di noi stessi.