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Il docu-film de Lassociazione: le bellezze dell’Appennino in mostra

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E’ da poco disponibile il docu-film dell’ultimo album registrato da Lassociazione realizzato da Ilario Tebaldi. Si tratta un lavoro dal quale traspirano le migliori caratteristiche del nostro territorio. Immagini, colori e suoni tratteggiano con precisione i segni distintivi che fanno dell’Appennino un’unicità irripetibile.

Ne scopriamo genesi e contenuto con l’intervista a Gigi Cavalli Cocchi, una delle menti del progetto.

Partiamo dall’inizio. Il titolo dell’album e quanto è uscito?

Il titolo è “Di cani, di lupi e d’umani” ed è uscito nel 2022 dopo una lunga gestazione che ha fatto i conti anche con lo stop forzato imposto dalla pandemia. I brani quindi, sono il risultato di un lavoro di scrittura e messa a punto che era iniziato molti mesi prima e come è nelle nostre abitudini, ha impiegato diverso tempo di cesello per farci arrivare alla decisione che era venuto il tempo di registrarlo.

Dove è stato realizzato?

C’è stato un primo periodo nel quale come sempre si passano diverse serate nella mia sala prove di Reggio Emilia che è il luogo dove tutta la nostra musica ha sempre iniziato a prendere corpo in modo definitivo, perché è lì che ci ritroviamo con tutto il gruppo e vestiamo in maniera definitiva le composizioni che nascono in Appennino tra Ospitaletto e Cervarezza, dato che sono Marco Cilloni e Giorgio Galassi a scrivere musica e testi. In quella fase i brani sono essenziali ma con tutto ciò che basta per permettere agli altri componenti de Lassociazione di portare nelle composizioni quel sound che poi è l’altra cifra identificativa del nostro progetto.

L’album è stato registrato in una location unica e storica anziché in consueti studi asettici di solito utilizzati. Cosa ha determinato questa scelta?

Negli anni in cui ho lavorato con Ligabue, tutto il lavoro di registrazione si svolgeva come accade nella maggior parte dei casi in uno studio scelto per alcuni fattori che avevano a che fare con il tipo di suono che si voleva ottenere o il fonico che era in grado di restituire al meglio le nostre sonorità. Lo stesso è accaduto per i due album solisti dei Clan Destino, registrati a Milano. Il “limite” di questi spazi è che quasi sempre sono luoghi asettici dove raramente entra la luce del giorno e che sicuramente funzionano bene per la maggior parte della musica prodotta, ma non sono il massimo dell’ospitalità. Avevo però fatto tesoro di un’esperienza illuminante che mi accadde verso la fine degli anni 90, quando ero entrato a far parte dei C.S.I. Loro fino a quel momento avevano sempre realizzato i loro album in luoghi che avevano l’atmosfera giusta per la musica che avevano scritto, così prima si sceglieva un posto che avesse il fascino adatto e che ispirasse i componenti della band, dopodichè lo si attrezzava con tutto quello che serviva per registrare. Questa filosofia ho suggerito a Marco e Giorgio e questo concetto è stato sperimentato con l’album “A Strapiombo” registrato nella magnificenza della Pieve di San Vitale sempre nel comune di Carpineti dove abbiamo vissuto per i giorni necessari a realizzare il tutto, condividendo per la prima volta lo stesso luogo non solo per suonare e trasformandolo in una piccola comune. E’ stata sicuramente una delle esperienze più belle da quando esistiamo come Lassociazione, e allora io che sono particolarmente innamorato del Castello di Marola, ho proposto alla padrona di casa Silvana Carubbi l’idea di registrare lì il nuovo disco trasferendoci da lei con armi e bagagli.

Quanti giorni il gruppo ha vissuto assieme per produrre il tutto?

Poco meno di una settimana, perché grazie al lavoro di preproduzione accurato che avevamo fatto in precedenza, quel tempo sarebbe stato sufficiente. C’è poi da dire che per “Di cani, di lupi e d’umani” avevamo deciso di fare una specie di “live” in studio e non di registrare a tracce separate come si fa di solito. Questo se da un lato restituisce per buona parte la magia dei nostri concerti, presuppone esecuzioni perfette ed anche un supporto tecnico ben preciso. Noi da sempre siamo nelle ottime mani di Daniele Bagnoli che con professionalità e pazienza riesce sempre a portare a termine ogni idea che ci passi per la mente. Ovvio che prima di avere la conferma che il luogo prescelto aveva tutte le caratteristiche necessarie per la realizzazione di una registrazione in contemporanea, sono serviti sopraluoghi e test del suono per non avere brutte sorprese a lavoro iniziato.

Nell’ottima riuscita del disco quanto ha inciso la sintonia che si è creata tra i membri de Lassociazione durante la convivenza?

Uno dei punti di forza de Lassociazione è l’empatia che si è creata ormai da molti anni e sul piano sonoro non temevamo imprevisti, anzi ero certo che la “convivenza dorata” al Castello, resa perfetta grazie a Silvana che ci ha accolto e coccolato come pochi avrebbero saputo fare, sarebbe stata un valore aggiunto, e così è stato. Alla fine, non saremmo più andati via…..Ma poi sono stati tutti gli ingredienti in gioco a rendere magica l’esperienza, rappresentati oltre che da una meravigliosa location, dall’affascinante autunno dell’Appennino, dai boschi che ci circondavano e da un’atmosfera che poche volte ti capita di vivere.

Giorgio Riccardo Galassi, Gigi Cavalli Cocchi e Marco Mattia Cilloni

Come è nata l’idea del docu-film?

Ho sempre avuto la passione di documentare con fotografie e con video, nel momento in cui ho preso la mia prima telecamera amatoriale, le esperienze musicali, come se volessi una testimonianza eterna di quei momenti così speciali, così ho “attaccato” il vizio anche a Cilloni e Galassi. La registrazione di questo disco e il luogo scelto erano perfetti per un docufilm.

Chi sono stati gli operatori che hanno lavorato alle riprese?

E’ stato tutto opera di Ilario Tebaldi che avevamo conosciuto qualche anno prima per un’intervista legata al Club per l’Unesco di Carpineti. Con lui è scattata subito la scintilla, perché non è solo bravo nelle riprese, ma è propositivo e pieno di ottime idee. Il risultato che si può vedere del documento filmato è frutto di giorni di pura creatività per portare a compimento le idee che rimbalzavano tra lui e noi e poi tanto tempo passato insieme in ogni fase della nostra permanenza. Si può dire che fosse entrato a far parte del gruppo e quando meno te lo aspettavi spuntava la sua telecamera. Gran lavoro!!!

Guardando il video si percepisce molto Appennino del quali è permeata in realtà tutta la vostra produzione. Le luci, i colori, i paesaggi fanno sentire davvero a casa…

L’Appennino è il punto di partenza di tutto ciò che è Lassociazione. La nostra storia nasce lì e parla fin da subito di tutto ciò che ha a che fare con lui. La nostra idea è che l’Appennino con tutta la sua civiltà possa rappresentare un modello che si può prendere ad esempio. Per civiltà intendo un insieme di bellezza e valori che pur nella difficoltà del vivervi, possono rappresentare una possibilità, quasi una cura per questi tempi scellerati. Nessuna presunzione, solo la constatazione dei fatti, compresa la grande ricompensa di renderci conto che ciò che cantiamo e raccontiamo arriva ad un pubblico più grande di quello che ci si potrebbe aspettare, e oltretutto trasversale dal punto di vista generazionale. Certo è un messaggio che non può arrivare a tutti, ma non immagini quanto sia meraviglioso vedere e sentire dal palco tutta la “nostra” bella gente che ci segue e canta con noi.

Che messaggio volete lasciare con questo docu-film ai vostri fans vecchi e nuovi?

Ci piace l’idea di mostrare come nascono le nostre canzoni, il clima che si crea tra di noi anche giù dal palco, ma soprattutto chi siamo e come viviamo questa bellissima avventura che si chiama Lassociazione e della quale non possiamo fare a meno.