Home Cronaca “Diga di Vetto, il rischio è quello di un progetto già ‘vecchio'”

“Diga di Vetto, il rischio è quello di un progetto già ‘vecchio'”

574
0

“Perché il Quadro Esigenziale dell’”Intervento di Realizzazione dell’Invaso ad uso Plurimo” non tiene conto dei fabbisogni idroelettrici e di ritenzione delle piene? E perché la capienza della Diga di Vetto non tiene conto degli obiettivi del nuovo Piano di Tutela delle Acque che si propone di diminuire drasticamente l’uso irriguo delle acque sotterranee per preservarle per scopi più nobili?”.

I consiglieri regionali della Lega, Delmonte e Catellani

A chiederlo, attraverso un’interrogazione alla Giunta Regionale, sono i consiglieri regionali della Lega Gabriele Delmonte e Maura Catellani.
“Dopo decenni, finalmente ci avviciniamo alla realizzazione di un’opera fondamentale per soddisfare i bisogni idrici della Val d’Enza nelle province di Parma e Reggio, eppure lo facciamo con un progetto che sembra già deficitario in partenza. Dopo un lungo confronto tra Autorità di Bacino e i Consorzi di Bonifica Centrale e Parmense si è giunti ad un testo condiviso del “Quadro Esigenziale” e da questo emergerebbe che il fabbisogno idrico del Bacino del Fiume Enza, per scopi irrigui, idropotabili e industriali, è di circa 40 milioni di metri cubi. Ma il quantitativo attualmente sostenuto da acque sotterranee, non è stato considerato nel calcolo del bilancio idrico quando, soprattutto a fronte del testo del nuovo PTA licenziato ieri in aula sarebbe stato indispensabile farlo; già facendo queste considerazioni il fabbisogno salirebbe a circa 70 milioni di metri cubi” hanno spiegato gli esponenti del Carroccio.
“Inoltre, secondo alcune valutazioni preliminari, se volessimo trattenere le piene del fiume Enza, l’invaso dovrebbe avere una capienza superiore ai 100 milioni di metri cubi. Dati che vanno tenuti in considerazione per non trovarci a mettere in campo sforzi per un’infrastruttura che non potrà essere in grado di assolvere a tutte le funzioni che dovrebbe garantire: lo scopo irriguo, idropotabile, industriale, di produzione idroelettrica e di ritenzione delle piene”. Di qui l’atto ispettivo con il quale Delmonte e Catellani chiedono “se la Regione ritenga che gli invasi debbano avere anche un’importante funzione di ritenzione delle piene e di salvaguardia delle acque sotterranee” e se si stia pensando di aggiornare il quadro esigenziale dell’intervento tenendo conto anche degli usi idroelettrici e di ritenzione delle piene.