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Guerra e poesia

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Gwendolyn Brooks mentre autografa un suo libro dopo la vittoria al Pulitzer, 1950

Gwendolyn Brooks (1917/2000), che fu la prima Afroamericana a vincere un Premio Pulitzer per la poesia, pubblicò, nel 1949, la raccolta Annie Allen, che dipinge la povertà delle persone di colore nelle città americane. Una delle poesie della raccolta mescola le forme del sonetto e della ballata, unendo, così, la poesia raffinata e quella popolare. La forma poetica della ballata propone spesso un personaggio che lamenta il suo destino, e qui Gwendolyn Brooks lo fa inserendo il lamento nelle tre quartine e nel distico finale caratteristiche del sonetto. La poesia inizia e finisce con la ripetizione dello stesso verso, quasi a creare un moto circolare continuo ed ineluttabile, quello del destino, mentre le lettere minuscole del titolo sottolineano una condizione che è purtroppo così generale da aver assunto i caratteri della banalità.

the sonnet-ballad, 1949

la ballata-sonetto

 

Oh mother, mother, where is happiness?

Oh madre, madre, dov’è la felicità?

They took my lover’s tallness off to war,

Hanno portato il mio amore così alto alla guerra,

Left me lamenting. Now I cannot guess

Mi hanno lasciata a lamentare. Ora io non so

What I can use an empty heart-cup for.

Per cosa posso usare  il calice vuoto del mio cuore.

He won’t be coming back here any more.

Non tornerà più qui.

Some day the war will end, but, oh, I knew

Un qualche giorno la guerra finirà, ma, oh, sapevo

When he went walking grandly out that door

Quando se n’è andato grandiosamente da quella porta

That my sweet love would have to be untrue.

Che il mio dolce amore mi avrebbe tradito.

Would have to be untrue. Would have to court

Mi avrebbe dovuto tradire. Avrebbe dovuto corteggiare

Coquettish death, whose impudent and strange

La civettuola morte, le cui impudenti e strane

Possessive arms and beauty (of a sort)

Possessive braccia e bellezza (per così dire)

Can make a hard man hesitate—and change.

Possono far esitare un uomo duro—e cambiare.

And he will be the one to stammer, “Yes.”

E sarà lui a balbettare, “Sì.”

Oh mother, mother, where is happiness?

Oh madre, madre, dov’è la felicità?

Gwendolyn Brooks

Con una sola parola della donna, “tallness”, ci figuriamo il giovane bello e forte che parte per combattere: l’uomo esce da casa “grandly”, tutto compreso del dovere e dell’onore che gli spettano come combattente. Ma la donna sa ciò che il soldato non sa, lei sa che lui la tradirà con la morte, perché la guerra degrada a tal punto la vita da far desiderare la morte. Così, sarà tra le braccia di una fine che seduce e incanta che l’uomo si arrenderà. Alla donna non resta che chiedere, alla madre che, come donna, può capirla bene, dove sta la felicità e cosa se ne farà del suo cuore vuoto, vuoto come un calice che ha perso il suo prezioso contenuto.

Anche W.S.Merwin (1927/2019), altro Premio Pulitzer, si sofferma sul dopo della guerra, sulle menzogne che accettiamo per giustificare la carneficina:

When the war is over, 1967

Quando la guerra finirà

 

When the war is over

Quando la guerra finirà

We will be proud of course the air will be

Saremo orgogliosi ovviamente l’aria sarà

Good for breathing at last

Buona da respirare finalmente

The water will have been improved the salmon

L’acqua sarà migliore il salmone

And the silence of heaven will migrate more perfectly

E il silenzio del paradiso migreranno in modo perfetto

The dead will think the living are worth it we will know

I morti penseranno che i vivi se lo meritano sapremo

Who we are

Chi siamo

And we will all enlist again

E ci arruoleremo di nuovo

William Stanley Merwin

Come nella poesia di Brooks la guerra è storicamente riferibile al secondo conflitto mondiale, i versi di Merwin ci portano alla guerra nel Vietnam, ma, mentre i versi di the sonnet-ballad sono incastonati nelle rime e giambi di un sonetto, quelli di Merwin non hanno nessun segno di interpunzione. Le parole si seguono le une alle altre in un continuo che toglie il fiato, e che ci fa percepire come queste possano venir ripetute all’infinito, perché valgono sia per questa guerra in particolare che per tutte le guerre combattute e che si combatteranno. "Ovviamente" alla fine della guerra saremo tutti orgogliosi di quanto ottenuto, persino l’aria e l’acqua miglioreranno, o così ci sarà detto. Il salmone e persino il paradiso (che però è caratterizzato da un “silenzio” che suona quanto mai colpevole) potranno muoversi più agevolmente, o così ci verrà detto. Persino i morti potranno pensare che il loro sacrificio non sarà stato invano, perché avranno dato la vita per  questi vivi che certo meritano tale offerta. E questi vivi si potranno quindi liberare di qualunque senso di colpa. Addirittura, una volta che la guerra sarà finita, sapremo chi siamo, avremo le risposte alle nostre domande più profonde e pressanti. E così, tutti saremo pronti per la prossima guerra.