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Gianni Marconi: “Così racconto i negozi sfitti”

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Gianni Marconi: "Così racconto i negozi sfitti"

Grande successo a Reggio Emilia per la mostra fotografica “Gli sfitti” di Gianni Marconi che ha portato in Via Gazzata, 16b un nutrito pubblico di amanti della fotografia e non. Il tema era quello dei negozi sfitti e delle saracinesche abbassate in un centro storico, come quello di Reggio Emilia, sempre più abbandonato dagli esercenti. Un tema molto caro ai reggiani che Marconi è riuscito a spiegare con i suoi 157 scatti di grande impatto visivo ed emotivo.

Scatti a colori in diverso formato ad altrettante vetrine spente del centro storico di Reggio davanti alle quali si sono prestati a posare passanti reclutati al momento. L’intento è stato quello di aggiornare la rappresentazione classica della reggianità in chiave contemporanea, con una visione fuor di retorica. Quanto realizzato si collega, seppur in discontinuità, con "Piasa Céca" di Farri, l'ultimo grande affresco di un centro storico e di una reggianità che non ci sono più, dopo duemila anni di storia.

Nota d’approfondimento a cura dell’autore Gli edifici all’interno del perimetro del centro storico sono stati la scenografia sempre mutevole di generazioni di reggiani succedute nei secoli per abitare, lavorare, commerciare. Con l’ingresso nel terzo millennio questa consuetudine è entrata fortemente in crisi per lo spostamento di molti motivi di interesse e degli stessi abitanti verso la periferia, verso gli uffici decentrati e verso i numerosi centri commerciali che continuano a sorgere alle porte della città.

Il cambiamento di stili di vita e di mentalità della popolazione hanno estinto la connotazione unica della reggianità a favore di molteplici forme di individualità e di etnie, e sono entrati nell’uso comune nuove forme di consumo e di acquisto, fra esse l’e-commerce.

Dopo millenni nei quali il centro cittadino ha esercitato la sua forza attrattiva si assiste, oggi, ad un fenomeno di osmosi inversa che trasferisce il degrado tipico delle periferie nel cuore della città. A fianco di negozi di pregio spengono le luci altri ora vuoti, con vetrine che espongono desolazione se non sporcizia. La dimensione di questo evento è così estesa da rappresentare una svolta epocale.

L’autore non indica responsabilità o soluzioni, si fa carico di pubblicare il proprio sguardo sul fenomeno. Attraverso il fermo immagine del tempo l’autore fa emergere lo stato di sofferenza del centro storico e registra la trasformazione crescente della comunità reggiana in una coabitazione fra individui del mondo globale.