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La cavalleria al Fronte Russo: i Lanceri di Novara reggiani

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La cavalleria al Fronte Russo: i Lanceri di Novara reggiani

Ancora su Redacon le ricostruzioni di alcuni reparti del Regio Esercito al Fronte Russo durante il secondo conflitto mondiale: in questo articolo il 5° Reggimento Lanceri di Novara. In copertina: Sosta all'interno di un kolchoz, una proprietà agricola collettiva sovietica. Fonte: Wikimedia Commons.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l’Arma di Cavalleria si trovava in grande svantaggio, figlia del conservatorismo del Ventennio. Mentre gli eserciti alleati e rivali si stavano via via meccanizzando, la cavalleria entrava in guerra letteralmente ancora "a cavallo", quindi con armi, equipaggiamento e addestramento vecchi e inadeguati al nuovo conflitto. In particolare, il 5° Reggimento mantenne la propria fisionomia a cavallo per tutto il conflitto, anche in Russia, con il triste esito che già conosciamo.

Dopo l’invasione della Jugoslavia del 1941, venne inviato in suolo sovietico nel luglio 1941 con il Corpo di Spedizione Italiano in Russia – CSIR.  Durante i mesi invernali tra il 1941 e il 1942, il Reggimento difese vari capisaldi lungo il fronte in Ucraina, ricevendo una Medaglia d'argento al valor militare. Rimase in territorio russo fino al gennaio 1943, aggregata all’Armata Italiana in Russia – ARMIR, guadagnando un’altra Medaglia d’oro al valor militare, fino a quando iniziò il ripiegamento a seguito dell'operazione Piccolo Saturno da parte dei sovietici. Per approfondire le vicende dei Lanceri di Novara in Russia, si consiglia la lettura de “La colonna silenziosa. I Lanceri di Novara da Verona al Fronte del Don” di Simone Lorenzon (Gaspari, 2020).

In particolare, dalla provincia reggiana partirono senza fare ritorno:

  • Cavalcabue Remo, nato il 29 luglio 1920 a Guastalla, caporale maggiore del 5° Reggimento Lancieri di Novara, disperso in località non nota il 31 gennaio 1943
  • Davolio Guido, nato il 2 aprile 1917 a Novellara, caporale maggiore del del 5° Reggimento Lancieri di Novara, sepolto nel Cimitero Militare Italiano di Snamenovka il 16 febbraio 1942. Fu decorato con una Medaglio d’argento al valor militare con la seguente motivazione: “Conduceva con slancio ed ardimento esemplare la sua squadra all’attacco e, rimasto ferito, rifiutava di lasciare il proprio posto. Ricevuto l’ordine di ripiegare, sostituiva un tiratore caduto e con il fuoco dell’arma automatica proteggeva il movimento della propria squadra, finché, ferito gravemente per la seconda volta, veniva raccolto e trasportato al posto di medicazione, ove spirava fiero di aver compiuto il proprio dovere, solo rammaricandosi di non essere più utile alla Patria. Klinowik, Fronte Russo – 16 febbraio 1942”.
  • Maffei Olindo, nato il 23 marzo 1919 a Ciano d’Enza, cavaliere del 5° Reggimento Lancieri di Novara, disperso in località non nota il 31 gennaio 1943
  • Sueri Luigi, nato il 26 ottobre 1917 a Novellara, cavaliere del 5° Reggimento Lancieri di Novara, disperso in località non nota il 19 gennaio 1943
  • Notari Decimo, nato il 19 febbraio 1919 a Viano, cavaliere del 5° Reggimento Lancieri di Novara, disperso in località non nota il 31 gennaio 1943
  • Belloni Domenico, nato il 6 dicembre 1920 a Montecchio Emilia, cavaliere del 5° Reggimento Lancieri di Novara, morto nel campo di prigionia 67 – Bostianovka il 17 gennaio 1943
  • Rossi Giuseppe, nato il 21 gennaio 1920 a Villa Minozzo, cavaliere del 5° Reggimento Lancieri di Novara, morto nel campo 188 – Tambov il 14 aprile 1943
  • Cattini Settimio, nato il 23 marzo 1921 a Reggio Emilia, sergente del del 5° Reggimento Lancieri di Novara, sepolto nel Cimitero Militare Italiano di Snamenovka il 18 maggio 1942

Come sempre segnalato negli articoli di Redacon sulla Campagna di Russia, qualora qualcuno dovesse riconoscere un proprio parente, può cercarne il ruolo matricolare: esso è il primo documento di identificazione di un soldato, che riporta le notizie essenziali. Questi documenti si trovano presso l’Archivio di Stato di Modena, che custodisce i documenti dei soldati modenesi e reggiani. Nella provincia di Reggio Emilia opera ISTORECO, che ha digitalizzato la quasi totalità dei questi documenti. Navigando sul loro sito web, è possibile reperire gratuitamente alcuni ruoli matricolari e altri importanti documenti di tutti i militari, non solo della Campagna di Russia nello specifico, che hanno combattuto, sono caduti o sono stati deportati durante le guerre del Novecento.

Ancora, esistono gli archivi dell’Unione Nazionale Italiani Reduci di Russia – UNIRR, Ente Morale che dalla sua fondazione, avvenuta nel 1946, ha l’obiettivo di fare piena luce e ricordare le vicende del CSIR e dell’ARMIR e la sorte dei militari che ne facevano parte. È infine possibile recuperare ulteriori documenti dei soldati caduti o dispersi seguendo le indicazioni contenute sul sito del Commissariato generale per le onoranze ai caduti (ONORCADUTI), ovvero l’ente del Ministero della Difesa che, oltre alla gestione dei sepolcreti e delle zone monumentali, si occupa di ricercare, recuperare, rimpatriare i caduti italiani non ancora individuati, dando o ricevendo notizie dai congiunti.

Se qualche lettore volesse inviare ulteriore documentazione cartacea, fotografica o corrispondenza dei propri cari, o volesse semplicemente fare una segnalazione può contattare l’autore di questo articolo all’indirizzo mail [email protected].

Fare ricerca storica e ricordare i caduti significa portare una testimonianza di un particolare evento bellico, fra i tanti possibili, affinché ciò che è stato non si ripeta mai più.