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Lutto in diocesi: è morto don Graziano Gigli

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La Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla è in lutto per la morte dell’ottantunenne don Graziano Gigli, avvenuta nella tarda mattinata di mercoledì 15 maggio all’ospedale di Baggiovara (Modena). Negli ultimi tempi il sacerdote era ricoverato nella casa di riposo “Casa della  Speranza” a Gusciola di Montefiorino.

La salma di don Graziano è esposta nella chiesa parrocchiale di Toano, dove mercoledì alle ore 21 viene recitato il Rosario. Altri momenti di suffragio si terranno nella parrocchia di Sant’Antonino, dove giovedì 16 maggio alle 18.30 si pregherà il Rosario.

Le esequie, con la Messa presieduta dall’Arcivescovo Giacomo Morandi, saranno celebrate nella chiesa di Toano venerdì 17 maggio alle ore 16.30. Le spoglie mortali di don Graziano Gigli riposeranno poi nel cimitero di Monzone.

Don Graziano Gigli

Era nato a Manno di Toano il 22 aprile 1943 e dopo gli studi in seminario aveva ricevuto l’ordinazione presbiterale l’8 giugno 1969 nella Cattedrale di Reggio Emilia.

Come primo incarico pastorale era stato inviato quale vicario cooperatore nella parrocchia cittadina di San Pietro, ma già nel 1970 fu nominato parroco a Corneto e Manno, dove restò fino al 1984. Successivamente il sacerdote venne trasferito a Sant’Antonino di Casalgrande; qui è rimasto parroco per ventisei anni, fino al 2010, svolgendo anche per gli anni 1984-1985 le funzioni di amministratore parrocchiale di Cadiroggio.

Don Gigli tornò poi nella sua Toano, come parroco anche di Massa e Manno, dal 2010 al 2017; in seguito è andato come collaboratore nell’unità pastorale di Sassuolo. A causa della malattia ha trascorso gli ultimi anni nella canonica di Toano.

Don Graziano è stato uomo di poche parole e molte opere, sapendo sempre coinvolgere i laici. Amante dei viaggi anche internazionali, in gioventù è stato uno sportivo, militando con il Corneto nel Torneo della Montagna nel ruolo di centromediano.

Se il sacerdozio è segno di una giovinezza perenne della persona e della comunità cristiana, si può dire che per don Graziano lo è stato in senso pieno, anche fisicamente, con quel sorriso da ragazzo buono, gentile ed entusiasta che gli è rimasto intatto fin dai giorni del seminario.

Entusiasta perché il “segno d’amore nei suoi confronti” – così egli descriveva la sua vocazione al sacerdozio – si era rivelata in modo chiaro e certo attraverso gli eventi della sua famiglia, della sua comunità parrocchiale. Ed era contento di aver detto: «Sì, Signore, sei Tu che mi chiami, eccomi». Lo diceva ricordando il 50° di ordinazione sacerdotale del cugino don Alpino, per lui più che altro un fratello maggiore in compagnia con il quale ha condiviso gioie e fatiche della cura pastorale in tante diverse situazioni, dalla città alla montagna, in un reciproco scambio di consigli e di aiuti.

 

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