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Così cambia la sanità regionale. E i punti nascita riapriranno. Bonaccini dixit

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A poche settimane dal Decreto legge del 19 maggio che definisce i nuovi parametri da raggiungere nei territori, stanziando fondi statali, la Regione ridisegna percorsi e spazi di cura all'interno dei suoi nosocomi: 196 posti letto in più per la terapia intensiva (645 complessivi), fino a 4 strutture mobili d'emergenza, riorganizzazione dei Pronto soccorso per garantire la sicurezza, riqualificazione delle aree semi-intensive, specifici percorsi per seguire i pazienti Covid nella fase post acuta e riabilitativa

 

Bologna - Più posti letto in terapia intensivaRiqualificazione delle aree semi-intensiveriorganizzazione e ristrutturazione dei Pronto soccorso - per rendere strutturale la separazione dei percorsi all’ingresso e garantire così la sicurezza di pazienti e personale - e potenziamento del trasporto inter-ospedaliero dei pazienti. Ma anche strutture mobili per rispondere a eventuali picchi temporanei di fabbisogno di posti letto e percorsi specifici per seguire i pazienti Covid in fase di guarigione clinica.

L’epidemia di Coronavirus ha segnato un vero e proprio spartiacque: molti aspetti all’interno del sistema sanitario, a partire dagli spazi e dai flussi dei pazienti, non potranno essere più come prima e vanno ripensati.

E la Regione è pronta a farlo, grazie al Piano di riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera messo a punto, come previsto a livello nazionale, a meno di un mese di distanza dal Decreto legge numero 34 del 19 maggio 2020. Atto che prevede anche finanziamenti ad hoc per il raggiungimento di parametri dall’autunno, che l’Emilia-Romagna sta già centrando e per i quali ha già realizzato e definito gli interventi necessari. A disposizione per l’intero territorio regionale ci sono 183 milioni di euro, per riqualificare nel complesso l’offerta ospedaliera, rendendo così strutturale la risposta all’aumento della domanda di assistenza nelle successive fasi dell’emergenza Covid, ad un eventuale secondo picco epidemico e a fronteggiare ulteriori emergenze epidemiche.

La somma messa a disposizione dallo Stato per la realizzazione del piano comprende: 33,3 milioni di euro per la terapia intensiva; 44,4 per le aree semi-intensive e i letti da riconvertire; 15 milioni per i Pronto soccorso; 2,3 milioni destinati al potenziamento del trasposto in ambulanza con personale specializzato, 88 milioni per il personale necessario ad affrontare l’emergenza in essere, una manovra che interessa circa 4mila persone.

“In nemmeno trenta giorni abbiamo definito un Piano di riorganizzazione straordinario che qualifica ulteriormente la nostra sanità- affermano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, nell’illustrare oggi in videoconferenza l’intervento alla stampa-. Fin da subito abbiamo detto che la ripartenza si doveva basare su alcuni pilastri, fra cui il sistema sanitario pubblico, e di fronte a uno stanziamento straordinario come questo, in Emilia-Romagna ci siamo messi nelle condizioni di partire immediatamente, senza perdere tempo, per tradurre in fatti concreti un investimento che dia risposte alle nuove sfide e ai nuovi bisogni che la pandemia ha fatto emergere. L’obiettivo non è solo quello di rendere strutturale l’assistenza nelle fasi successive dell’emergenza Coronavirus, ma anche di dare servizi sempre più vicini alle esigenze dei cittadini, che cambiano nel tempo e soprattutto dopo eventi drammatici come questo. Con la rimodulazione dei posti letto negli ospedali, una nuova organizzazione e strutture realizzate ex novo come l’hub regionale e nazionale per la terapia intensiva, il nostro servizio sanitario sarà pronto ad affrontare eventuali recrudescenze dell’epidemia e al tempo stesso a garantire un’assistenza sempre più appropriata e sicura. Ancora una volta- concludono Bonaccini e Donini- proviamo a essere all’altezza delle nuove sfide, in particolare con la sanità dell’Emilia-Romagna”.

Come riportato oggi dalla Gazzetta di Reggio, il governatore Stefano Bonaccini si è espresso al termine della conferenza stampa anche sul tema della riapertura dei punti nascita: "Noi i punti nascita li riapriremo. Non è che stiamo discutendo. Ne ho parlato con il ministro Speranza anche recentemente, un ministro che ci ha subito convocato, a differenza di quanto avveniva con il governo precedente, dal quale non è mai arrivata una convocazione nonostante da presidente della Conferenza delle Regioni abbia scritto di continuo. Noi vogliamo irrobustire i servizi nei territori». Lo ha promesso in campagna elettorale, Stefano Bonaccini. E lo ha ribadito con convinzione, a margine della presentazione - insieme all'assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini - del nuovo Piano regionale per la riorganizzazione dell'assistenza ospedaliera".

 

La terapia intensiva: +196 posti letto in Emilia-Romagna

Prima dell’epidemia di Coronavirus, il Servizio sanitario regionale contava su 449 posti letto di terapia intensiva, tra pubblici (371) e privati (78). Ora lo standard ministeriale prevede, per ciascuna Regione, un incremento strutturale pari a 0,14 posti letto per mille abitanti; per l’Emilia-Romagna si traduce in +192 posti letto di terapia intensiva - di cui 177 già realizzati, alcuni in corso di realizzazione e, solo in minima parte, in fase di progettazione - a cui se ne aggiungono ulteriori 4 da parte del Servizio sanitario regionale che, sommati ai 449 di partenza, portano a 645 le unità disponibili.

Tre i percorsi per raggiungere l’obiettivo: riconversione di posti letto dedicati ai pazienti Covid alle precedenti attività, apertura di nuovi posti letto (il progetto nazionale e regionale Covid Intensive Care), potenziamento complessivo della rete delle Terapie intensive.

Il progetto Covid Intensive Care

Articolato su 6 strutture ospedaliere e ospedaliero-universitarie del territorio - a Bologna, Modena, Parma e Rimini - rafforza il sistema sanitario regionale aumentando la dotazione complessiva di 146 nuovi posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva: è l’Hub regionale e nazionale per la Terapia intensiva, a disposizione dell’Emilia-Romagna e dell’intero Paese. Il progetto di Regione eministero della Salute, annunciato nemmeno due mesi fa, a metà aprile, è già realtà, grazie a un lavoro di squadra e a un investimento di 26,5 milioni di euro (tra fondi statali e donazioni), che rientra nello stanziamento di 33,3.

Una rete territoriale sviluppata all’interno dei nosocomi esistenti, e dunque all’Ospedale Infermi di Rimini (34 nuovi posti letto), al Policlinico Sant’Orsola (14) e all’Ospedale Maggiore di Bologna (34), al Policlinico di Modena (30) e all’Ospedale Civile di Baggiovara (18), sempre a Modena, e all’Ospedale Maggiore di Parma (14).

Focus Piacenza e provincia: dai 17 posti letto di terapia intensiva in dotazione prima dell’emergenza, si è passati a 45 durante il picco epidemico. Il piano prevede di rendere strutturali 52 posti letto, così suddivisi: 36 posti letto di terapia intensiva, a cui se ne aggiungono 16 di semintensiva, già attrezzati con la dotazione impiantistica che ne permette l’immediata conversione in posti letto di terapia intensiva al bisogno.

Strutture mobili per terapia intensiva

Per fronteggiare eventuali picchi temporanei di fabbisogno di posti letto in area critica, il Piano prevede la creazionea livello nazionaledi altri 300 posti letto di terapia intensiva in quattro strutture movimentabili (75 posti per ognuna). La Regione ha già individuato quattro possibili collocazioni, e precisamente nei pressi dell’Ospedale di Vaio (Fidenza), dell’Ospedale Bellaria (Bologna), del plesso ospedaliero Arcispedale Sant’Anna di Cona (Ferrara), dell’Ospedale Santa Maria delle Croci (Ravenna).

Aree semi-intensive: da Piacenza a Rimini 312 posti letto da riconvertire

Riqualificazione di posti letto per l’area semi-intensiva, con relativa dotazione impiantistica: lo prevede sempre il Decreto legge 34. Non solo: in base all’andamento della curva pandemica, per almeno il 50% dei posti letto di semi-intensiva si prevede la possibilità di un’immediata conversione in posti letti di terapia intensiva, mediante l’integrazione delle singole postazioni con la necessaria strumentazione di ventilazione e monitoraggio.

Per l’Emilia-Romagna si calcola che servano 312 posti letto da individuare, riqualificare (nel caso in cui non corrispondano esattamente ai requisiti per le semi-intensive) e riconvertire; il 50% (156) devono essere a loro volta convertibili, in casi di necessità, in posti letto di Terapia intensiva. I 3 ambiti dei posti letto di semi-intensiva sono pneumologiamedicina d’urgenzaarea medica (presso ospedali sede di strutture di emergenza con competenze di area critica, pneumologiche e con possibilità di conversione in Covid Hospital). La somma messa disposizione dallo Stato per la realizzazione degli interventi è 44, 4 milioni di euro.

Posti letto di area medica: in Emilia-Romagna 1.471 posti letto su 3.678 da identificare come “immediatamente destinabili”

Garantire una quota di posti letto di area medica (con previsione di un tasso di occupazione al 40%) immediatamente destinabili a pazienti Covid, per fronteggiare eventuali recrudescenze: lo prevede un altro decreto ministeriale, del 30 aprile scorso, relativo al monitoraggio dei posti letto. In Emilia-Romagna, 1.471 su 3.678 posti letto sono da identificare come “immediatamente destinabili”: questi letti, messi in conto per persone affette da Coronavirus, potranno essere identificati nell’ambito dei posti letto pubblici delle malattie infettive, medicina interna pneumologia,a cui si aggiungono - sulla base dell’esperienza condotta a livello regionale - i posti letto afferenti alla medicina d’urgenza. La scelta dei posti letto dovrà essere coerente con l’identificazione di Covid Hospital o di aree Covid che rispettino le caratteristiche di separazione degli spazi e dei flussi.

Post acuzie: percorsi Covid +

Un altro obiettivo è quello di seguire i pazienti Covid in fase di guarigione clinica, e spesso non ancora “negativizzati”. Occorre pertanto identificare diversi “setting” (e cioè dalla riabilitazione intensiva ospedaliera fino al domicilio) adeguati alla complessità del paziente e alla situazione post infezione. In casi complessi, bisognerà individuare Unità di Medicina riabilitativa, in casi non complessi percorsi riabilitativi definiti dai reparti di area medica. Per i pazienti non ricoverati, verranno messi a punto percorsi riabilitativi tramite i servizi territoriali.

I Pronto soccorso: riorganizzazione e ristrutturazione

Nella fase di picco epidemico, hanno rappresentato uno dei punti del sistema sanitario dove c’è stata maggiore pressione. Pertanto, dovranno essere riorganizzati e ristrutturati con l’obiettivo prioritario di separare i percorsi e creare aree di permanenza dei pazienti in attesa di diagnosi che garantiscano i criteri di separazione e sicurezza, rendendo definitive soluzioni già adottate in modo provvisorio.

Sono state identificate le strutture di emergenza-urgenza ospedaliera (Pronto soccorso e Dea - Dipartimento di Emergenza e Accettazione) che vanno mantenute operative anche nel corso di emergenze epidemiche, in relazione alle caratteristiche di sicurezza delle strutture e alle funzioni previste per il relativo ospedale. Due le tipologie di strutture previste: strutture di riferimento Covid dove si svolge l’intero percorso diagnostico in Pronto soccorso fino all’eventuale ricovero dei casi; altre strutture dove è comunque previsto il percorso di valutazione dei sospetti e la loro permanenza, in attesa di esito del test ed eventuale trasferimento.

Tra i nuovi requisiti per i Pronto soccorso ci sono, ad esempio, le aree di pre-triage, l’area di attesa e l’ambulatorio per pazienti sospetti Covid, l’accesso dedicato ai mezzi di soccorso per pazienti in barella sospetti Covid, l’area di diagnostica radiologica dedicata al percorso Covid. Da Piacenza a Rimini sono 49 i Pronto soccorso generali e specialistici da riqualificare, con i lavori già iniziati in circa 15 di essi. La stima del costo complessivo è di circa 15 milioni di euro.

Potenziamento della rete dell’Emergenza territoriale

Le Regioni sono autorizzate a potenziare la rete dei mezzi di trasporto, anche con personale strutturato, nel servizio di emergenza territoriale, in particolare per i trasferimenti tra strutture Covid, le dimissioni protette e i trasferimenti inter-ospedalieri di pazienti no Covid.

La Regione Emilia-Romagna potenzierà in particolare il trasporto secondario, cioè inter-ospedaliero, di pazienti Covid. E questo sarà possibile mettendo in servizio un’ambulanza h 24 con infermiere e autista soccorritore per ogni centrale operativa 118, due infermieri per centrale operativa dedicati all’ambito “Disaster Recovery”, più medici rianimatori, e una maggiore disponibilità oraria delle ambulanze con infermiere e autista soccorritore anche per l’emergenza territoriale. In concreto, serviranno 17 ambulanze85 infermieri85 autisti6 infermieri per “Disaster Recovery”, 4 medici rianimatori. Anche in questo caso sono previsti finanziamenti statali per l’acquisto delle 17 autoambulanze, per un importo pari a circa 2,3 milioni di euro.

11 COMMENTS

  1. Nei fumetti di Topolino, quando Rockerduck perdeva le sfide con Paperone, si mangiava il cappello. Chissà se le opposizioni faranno la stessa cosa, visto che poi non avranno più cavalli di battaglia.
    Complimenti al governatore di questa Regione, chissà dove saremmo finiti con la Borgonzoni. Ma già abbiamo un esempio con la Lombardia.

    Simon

    • Firma - Simon
  2. Le parole di Alessandro sembrano volerci dire che qualunque cosa tu faccia, o non faccia, ci sarà sempre qualcuno pronto a criticarti, il che ha sicuramente un fondo di verità, ma qui il problema pare essere di altra natura, almeno da quanto posso capirne, nel senso che c’è chi disapprova “il fare e disfare”, non tanto il “fare o non fare” (due cose piuttosto differenti tra loro).

    Riguardo a Simon, che cita l’esempio lombardo in modo poco benevolo, ho adesso l’impressione che chi alzava “politicamente” la voce contro le tardive decisioni di quella Regione – in una col suo modello organizzativo – sia divenuto improvvisamente taciturno, se non “afono”, quando è emerso che, forse, quelle decisioni competevano semmai ad altro livello istituzionale.

    P.B. 20.06.2020

    P.B.

    • Firma - P.B.
    • Sono contento di apprendere che, mentre in Lombardia non è ancora partito il lavoro della commissione di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, con i familiari che chiedono giustizia e avviano la ‘trasposizione’ in denunce da presentare all’autorità giudiziaria delle migliaia di racconti sulle inadempienze del sistema sanitario regionale, P.B. ha già capito tutto e addebita come sempre le responsabilità a qualcun’altro, basta che non sia della sua parte politica.

      Andrea

      • Firma - Andrea
  3. Mi soffermo sui punti nascite: dovevano riaprire entro 60 giorni dall’ultimo annuncio: un Covid li ha salvati, visto che non sarebbe successo. Per ora, di certo, rimane il fatto che il PD li ha chiuso. Riapriranno? Tutti lo speriamo e , nel caso, ne daremo il merito. Conoscendo un pochino certi polítici io andrei molto cauto con i toni trionfalistici…

    Riccardo Bigoi

    • Firma - Riccardo Bigoi
  4. Trovo che Andrea sia un abile e simpatico “prestigiatore”, che mi attribuisce il proposito di addebitare “come sempre la responsabilità a qualcun altro, basta che non sia della sua parte politica”, mentre io, molto più semplicemente, ho detto di aver l’impressione che quegli “arcieri” intenti, o intenzionati, a scagliare frecce “acuminate” contro la Lombardia, hanno poi smussato la punta dei loro dardi, o li hanno riposti in faretra, quando è emerso che il loro poteva essere un bersaglio sbagliato (quindi nessun “trasferimento” di responsabilità dall’uno all’altro, e se ad Andrea non piacesse la metafora dell’arciere potrei provare a cercarne un’altra).

    P,B. 22.06.2020

    P.B.

    • Firma - P.B.
    • Dato che mi sembra di non essere stato compreso, almeno dal mio interlocutore, mettiamola così: visti i numeri, la gestione dell’emergenza, lo stato della commissione di inchiesta che non è ancora partita, e le migliaia di denunce in atto, io penso che le frecce spuntate le abbia viste solo P.B, grazie alla sua ben nota faziosità. Gli basterebbe fare una chiacchierata con i famigliari delle vittime del Pio Albergo Trivulzio, per capire quanto per loro sia chiarissimo che il bersaglio sia quello giusto.

      Andrea

      • Firma - Andrea
  5. Io potrò anche essere notoriamente fazioso, come scrive Andrea, ma ove fosse così lo sarei comunque sul piano politico, e dunque nulla a che fare con le “migliaia di denunce in atto”, che appartengono ad altro piano e avranno il loro corso, e per le quali occorrerà in ogni caso attendere sviluppi e risultanze (per chi volesse semmai trattare questo aspetto).

    Restando quindi nella sfera politica, mi sembra che quanti puntavano ostinatamente il dito verso le presunte inadempienze della Lombardia abbiano poi ritirato la mano, financo a nasconderla, una “retromarcia” che mi pare aver grosso modo coinciso con la notizia che, forse, la titolarità delle funzioni eventualmente inadempiute ricadeva in altre mani (tutto qui !).

    P.B. 23.06.2020

    P.B.

    • Firma - P.B.