Volano in America le filastrocche (esaurite) del dialetto montanaro di Savino

Esaurite in un batti baleno le prime 500 copie di un libro davvero curioso. Una nipotina lo porterà in Canada. I lettori: “Il dialetto non va dimenticato”. Il figlio Doriano: “Papà ristampalo”. E propone anche una utile guida per scrivere in dialetto

A mezzanotte in punto ti aspetto alla fontana

Andare alla fontana col bàšel e due secchi per rifornirsi di acqua era dura, ma era peggio se qualcuno minacciava di druvâr ‘l bàšel  per … raddrizzarti le ossa!

È meglio essere un baladûr o un balugân? Verrebbe da dire: Né l’uno né l’atro!

Certi termini col tempio cambiano significato. E non sempre in meglio.

Cêrsi, batdûr, gròla: ve le ricordate?

Al têmp dal bàtre: un misto di fatica, sudore, polvere, soddisfazione per il raccolto messo al sicuro, socializzazione.

Lê la dîš ch’ la gh’ha un bel lèt

“Il figlio di Spina  – l’ha tolto mojêra: – Gli abbiam regalato – il letto e l’altêra”, cantavano i nostri nonni, quando un letto nuovo era un sogno per chi si sposava. (da Le falìstre e i fulminânt di M. Redighieri).

Arnêga  e  Ašìj

A gh’é ‘na púsa ch’arnêga! e Al bèstij a-gli han ciapâ l’ašìj. Due espressioni della quotidianità. Più costatazione che meraviglia.

Alsìa, Arbàtla

Dire ad una persona: T’ê lìs cme l’alsìa significava considerarlo, viscido e inaffidabile.

Aghiâ e Aldàm

    Aghiā, Aghièl; Stúmbel o Stúmble  Aghiā e Aghièl sono termini usati nel bacino del Tresinaro. Nella valle del Tassobio e del Rio Maillo si diceva Stùmbel. Indica una verga lunga un metro e mezzo circa, possibilmente di frassino, […]

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