Quaglie sì, cani no

Ci si capisce sempre meno nei movimenti di una politica locale che non riesce, da anni, a decidere dove dare ricovero ai cani in uno spazio di un migliaio di km quadrati, quelli che costituiscono il territorio comunitario. Ora si fa sentire il prevedibile gruppo avverso anche nel ramisetano, ultimo luogo proposto in ordine di tempo. Tanto che viene da chiedersi che fine farà anche questo… Tempi grami per i fedeli amici dell’uomo. Tali finchè trovano persone disperse, non spaccano i balot e magari stanno a cuccia a casa degli altri.

Tempi tutt’altro che grami, invece, per i cacciatori, che vedranno presto l’allestimento di un quagliodromo di carattere intercomunale in zona monte Zuccalone, in comune di Castelnovo ne’ Monti. Per quest’ultimo la medesima politica non ha impiegato molto a decidere il via e la collocazione. Su questo non si è sentito gran dibattito pubblico. Dimostrazione lampante che quando si vuole si fa e in modo spedito. Un quagliodromo: qual è la sua utilità pubblica? Sarà stato richiesto dalla lobby dei cacciatori, forse ben ascoltata ai piani che contano? Ma certo un gruppo di cacciatori (quanti sono sul totale della popolazione?) non fa primavera. Per quella aspettiamo pure. Con pazienza. C’è tempo.

 

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6 Commenti

  1. Ottimo articolo, avete perfettamente centrato il punto!

    (Alessandro)

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  2. Sono un cacciatore e sono nettamente contrario alla creazione di un quagliodromo, ma che c…!!! Scusate, di caccia è andare dentro un recinto a sparare a delle quaglie allevate e messe a terra 1 minuto prima dell’entrata del cacciatore e relativo cane? Io lo trovo veramente vergognoso e la velocità giustappunto della decisione di crearlo significa che dove ci sono interessi come al solito si va. Invece creare un canile, oddio!!!! Non si riesce, troppa gente contraria, troppo qui e troppo là… Ma fatemi il piacere, fate veramente pena, grandi amministratori bravi, bravi. Ultima cosa ai cacciatori, invece di pensare (mi riferisco a certuni) al quagliodromo e fagianodromo e caccia al cinghiale nei recinti pensassero a non abbandonare cani che sono poco adeguati alla caccia, visto che io ne ho uno temporaneamente (abbandonato a Collagna), affidato. Allora anche noi cacciatori facciamo sentire la voce non per uno stupido quagliodromo, ma per un canile che possa ospitare anche i cani che spesso non essendo dei fenomeni vengono abbandonati. Se la civiltà evoluta di un popolo si vede da come rispetta gli animali, beh vi lascio la risposta.
    Saluti.

    (Angelo)

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  3. Bravi Alessandro e Angelo condivido in pieno!!!!!!!!!!!!!!!

    Il Grillo Parlante

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  4. Ai signori Alessandro e Angelo faccio i miei complimenti per ciò che pensano e scrivono. Tengo a precisare che abito in località Croce e sono una sostenitrice del canile in tale località (per la precisione località Quercia Grossa vicino al depuratore). Io ho una cagnolina di nome Lola, abbandonata assieme ad altri otto cuccioli in un cassonetto grigio del pattume, peraltro tutti adottati grazie ad Aiut Appennin.

    (Paola Bizzarri)

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  5. Mi associo a quanto scritto e detto a proposito del quagliodromo e del canile. E’ una vergogna e non capisco come possa un cacciatore trovare divertente sparare ad una povera quaglia di allevamento… E’ come sparare ad un pollo!Che dire poi del lavoro con il cane…

    (Gianfranco Azzarone)

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  6. Ci terrei a far presente ai nostri amministratori che il territorio deve essere fruibile a tutti, preciso che il monte Zuccalone è un’ottima zona per la cerca dei tartufi. Ricordo agli stessi politici che a Reggio Emilia siamo ormai circa 700/800 tartufai regolarmente “paganti” che si vedono sottrarre ogni anno grosse quantità di territorio alla libera cerca dei tartufi, complice il fiorire di aziende faunistiche venatorie con estensioni enormi, il probblema MAI affrontato della battuta al cinghiale che chiude intere vallate con le tabelle di “battuta al cinghiale in corso” messe giù all’ultima ora (se va bene) senza preoccuparsi della sicurezza altrui. Se dovesse succedere un incidente grave mi chiedo chi se ne assumerà la resposabilità. Sottolineo che ogni anno la nostra provincia in media rilascia dai 50 ai 100 nuovi cartellini di abilitazione per la ricerca del tartufo senza minimamente porsi il probblema della gestione del territorio per non precludere a nessuno di praticare la propria passione. Avvisaglie di screzi tra la lobby dei cacciatori e le molteplici persone che frequentano il bosco per i più svariati interessi ci sono già stati in passato, mi auguro che la riduzione ulteriore di territorio libero a tutti non faccia peggiorare la situazione.

    (Roberto Ferretti, vicepresidente associazione tartufai reggiani)

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