Vespa cinese: “Il problema è stato tutt’altro che ignorato”

Riceviamo e pubblichiamo.

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A seguito di quanto letto nei giorni scorsi (mi riferisco all’appello lanciato dalla Prof. Maria Grazia Consolini apparso su questo sito il 24.5.2012) desidero esprimere alcune puntualizzazioni rispetto al problema della vespa cinese del castagno: ritengo importante sottolineare lo studio e il lavoro svolto da coloro che, come i tecnici del Consorzio Fitosanitario, da anni spendono energie, passione e risorse per affrontare tale problematica.

L’ente che presiedo, il Consorzio Fitosanitario provinciale di Reggio Emilia, è una piccola realtà che trova le ragioni della sua esistenza proprio nel contatto molto stretto che riesce ad avere con i propri interlocutori sul territorio. La sua mission, infatti, è quella di trovare la soluzione, per quanto possibile, ai problemi che riguardano principalmente l’agricoltura, ma non solo, affrontandoli direttamente sul campo insieme a coloro che dei problemi stessi sono investiti.

Proprio grazie a questo contatto intimo con il territorio, già nel lontano 2008 i nostri tecnici hanno avuto Il primo contatto con Dryocosmus kuryphilus (vespa cinese del castagno), questo a seguito  della segnalazione di un giovane castanicoltore probabilmente sensibilizzato anche dalla campagna di informazione a cui avevamo dato vita nell’inverno precedente.

La segnalazione trovava un suo fondamento, infatti si trattava inequivocabilmente delle galle della vespa cinese, un parassita di nuova introduzione che nessuno aveva ancora segnalato nel territorio della Regione Emilia-Romagna. Successivamente si è cominciato a cercare le conferme della sua presenza nella nostra montagna e, a seguito di monitoraggi eseguiti insieme ai colleghi del Servizio Fitosanitario di Bologna ed ad alcuni rappresentanti del Consorzio castanicoltori dell’Appennino reggiano, si è avuto modo di constatare l’effettiva esistenza dell’infestazione e ci si è immediatamente resi conto che era necessario approntare una strategia di lotta a difesa dei nostri boschi.

Come spesso accade non è facile contrastare l’avanzata di un insetto “alieno” che sfugge ai tradizionali sistemi di autoregolazione dell’ambiente di nuova colonizzazione e, particolarmente se operiamo all’interno di un ambiente fortemente scevro di influenze antropiche come può risultare un bosco, le armi a disposizione sono ancora più limitate. Sostanzialmente la prima cosa che bisognava evitare era che la cura messa in atto provocasse maggiori disastri della malattia; la strada della lotta biologica alla vespa cinese mediante la diffusione del suo insetto antagonista naturale Torimus sinesis fu da subito la strategia proposta dai tecnici del Consorzio.

La Regione Emilia-Romagna, in tal senso, ha tempestivamente organizzato e finanziato un programma di interventi,  della durata iniziale di tre anni, che, attraverso il coordinamento del Consorzio Fitosanitario provinciale di Reggio Emilia, ha portato al rilascio all’interno di alcuni castagneti di Torimus sinensis ed alla costituzione di un’area di pre-moltiplicazione.

Il primo passo di questo interessante metodo di lotta biologica consiste nel rilascio nei boschi colpiti dalla vespa cinese di femmine di T. sinensis già fecondate, che depongono le loro uova all’interno delle galle. Le uova deposte generano larve che vivono a spese di Dryocosmus Kuriphilus; le galle con il parassitoide vengono successivamente raccolte e portate in laboratorio ove si attende la fuoriuscita degli adulti. Questi vengono selezionati uno ad uno, alimentati quotidianamente con miele di acacia e messi in gruppi di 10 femmine e 5 maschi. Quando le femmine sono fecondate vengono portate nei boschi e rilasciate in gruppi di 100 femmine e 50 maschi. In questo modo la popolazione del parassitoide viene introdotta nell’ambiente nell’attesa di arrivare ad un equilibrio naturale tra torimus e vespa cinese.

Come sempre intraprendere una strategia di lotta biologica presuppone molta pazienza nell’attesa dei risultati, ma ci consente di tutelare con attenzione l’ambiente cercando di ristabilire un ordine delle cose e non puntando a sterminare il proprio “avversario”.

Al fine di garantire la riuscita del progetto abbiamo affidato il coordinamento scientifico del progetto al DIVAPRA di Torino ed in particolar modo al team del prof. Alberto Alma che vanta una grande esperienza nella gestione del problema e che si è rivelato un fattore indispensabile nella riuscita del nostro progetto in quanto ci ha guidato ed istruito su come allevare e successivamente rilasciare il nostro prezioso “Torimus”.

Al primo rilascio del parassitoide T. sinensis eseguito nel comune di Carpineti, laddove è stata localizzata una area che, per caratteristiche proprie, presentava ottime prospettive future di successo come area di  pre-moltiplicazione, ovvero come area all’interno della quale produrre Torimus, ne sono seguiti altri nel 2010 e nel 2011 fatti anche in altre province della regione, fino ad arrivare agli strabilianti risultati di quest’anno nel quale sono stati effettuati 64 rilasci in tutta la regione Emilia-Romagna (di cui 10 nella provincia di Reggio Emilia) molti dei quali effettuati con parassitoidi provenienti da Carpineti e quindi sostanzialmente avvalendoci di “Torimus reggiani”.

La questione Dryocosmus kuryphilus  è la dimostrazione di come una corretta sinergia fra vari soggetti possa condurre ad un buon risultato finale per la collettività, razionalizzando le risorse economiche che, particolarmente in questo periodo, sono sempre più contratte. Del successo di questa operazione sono attori importanti, oltre al nostro ente, anche il Servizio Fitosanitario dell’Emilia-Romagna, il DIVAPRA di Torino, il Consorzio dei castanicoltori dell’Appennino reggiano, il Consorzio dei castanicoltori di Bologna, l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, il Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, il GAL  Antico Frignano e Appennino reggiano, la Provincia di Reggio Emilia, le amministrazioni comunali coinvolte e, mi permetto di aggiungere, soprattutto tantissimi castanicoltori che guidati dalla loro passione ci hanno fornito un aiuto importantissimo per raggiungere il risultato finale.

 Il problema della vespa cinese  non è stato quindi affatto ignorato, anzi è stato affrontato con grande serietà da tutti i soggetti interessati al problema;  perfino il Parlamento italiano è stato sollecitato a prenderne coscienza e questo grazie all’attività di politici reggiani (sen. Leana Pignedoli e il sindaco di Carpineti Nilde Montemerli), che hanno portato fino a Roma la voce dei castanicoltori emiliani.

Desidero infine sottolineare che l’Ente da me presieduto da anni organizza momenti informativi sul territorio attraverso convegni e dibattiti a diversi livelli, attraverso incontri realizzati specificamente nelle aree più colpite dall’infestazione, incontri pubblici in campo, mediante la presenza alle fiere dedicate alla castanicoltura o comunque ad essa attinenti e, naturalmente, in tutta l’attività dei Consorzi castanicoltori e GAL  Antico Frignano e Appennino reggiano che non hanno mai mancato di fornire il proprio contributo anche in termine di formazione e divulgazione delle informazioni.

(Lorenzo Catellani, presidente Consorzio Fitosanitario di Reggio Emilia)

 

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