“Dimissioni respinte”

Giorgio Pregheffi

Giorgio Pregheffi qui con la nostra redattrice Ameya Canovi, negli studi di Radionova

"In riferimento alla polemica scatenata dal consigliere di minoranza Franco Baccini, la mia prima dichiarazione è la stessa di quella fatta dopo la prima votazione sull’avvio del percorso di fusione: 'Non me l’aspettavo'. Già, non mi aspettavo nello specifico che Baccini, dopo quattro anni di opposizione serrata, a volte anche dura, ma sempre civile (gli riconosco impegno e serietà), decidesse di alzare i toni e 'sparare', sia pure metaforicamente, contro la mia persona. Mi ha accusato di aver fatto dichiarazioni inopportune dopo la seduta consiliare andata a vuoto, in quanto ho detto che la minoranza aveva peccato di mancanza di responsabilità".

Continua il dibattito a distanza tra amministratori ligonchiesi (Baccini ormai ex) sull'eventuale fusione che dovrebbe coinvolgere i quattro comuni di Busana, Collagna, Ramiseto e appunto Ligonchio (che vede il fiorire di opinioni su più fronti: anche a Ramiseto negli ultimissimi giorni non si rimane indietro). Dopo l'intervento di Franco Baccini, pubblicato qualche giorno fa, ecco dunque la replica del primo cittadino Giorgio Pregheffi (sue le parole di apertura e quelle che seguono).

"Non posso che ribadire questa posizione: votare a favore (l’opposizione mi aveva manifestato in un incontro la sua intenzione di astenersi, ma speravo in un ripensamento) significava lasciare ai cittadini l’ultima parola su un tema così importante come la fusione, considerato che l’ ultima tappa del percorso è il referendum, il cui esito è stato reso vincolante per la decisione finale. Inoltre un voto positivo  garantiva all’Unione dell’alto Appennino reggiano di continuare ad essere operativa, fino alla conclusione dell’iter, con importanti per non dire fondamentali risvolti positivi per il nostro Comune: la gestione associata dei principali servizi quali i tributi, l’urbanistica, la polizia locale, il settore sociale, oltre a servizi a domanda individuale come il micronido e la scuola di musica; e ancora la possibilità di difendere, grazie ai 400.000 euro all’anno di contributi regionali, una politica tariffaria equa, che evita l’applicazione dell’addizionale Irpef e mantiene basse aliquote Imu, nonché  consentire pure qualche investimento".

"E aggiungo - dice sempre Pregheffi - anche che far chiudere i battenti all’Unione voleva dire mettere a rischio 12 posti di lavoro, alcuni dei quali abbinati proprio al nostro Comune, e 'spogliare' Ligonchio della titolarità dei servizi, eccetto l’anagrafe. Del resto, quando nella seconda votazione hanno espresso voto favorevole due esponenti della minoranza lo hanno motivato come decisione assunta con senso di responsabilità. Ecco, visto l’andamento del voto, come fa Baccini a dire che non ho saputo gestire la maggioranza solo perché alcuni rappresentanti del mio gruppo hanno tenuto sì ad evidenziare una loro differente posizione nel merito (io la chiamo democrazia, questa, e trovo giusto che in piena libertà ciascuno esprima il proprio punto di vista, altro che assolutismo) ma hanno poi votato l’avvio del percorso. E’ evidente che la spaccatura c’è stata nella minoranza, è un dato di fatto che però non intendo sottolineare più di tanto, prevalendo in me la soddisfazione del risultato raggiunto".

"Proprio per questo - conclude il primo cittadino ligonchiese  - la richiesta  rivoltami da Baccini di dimettermi la respingo al mittente, dal momento che ho cercato di 'proteggere' sia il Comune di Ligonchio che l’Unione, semmai è vero il contrario: se Baccini pensava che occorresse portare avanti e sostenere una differente posizione all’interno del Consiglio avrebbe dovuto restarci e non decidere di dimettersi, decisione comunque che in linea di principio rispetto, ci mancherebbe. La strada per la fusione è ancora lunga, avremo tempo e modo di confrontarci ancora con i cittadini per capire come e cosa fare: le polemiche non hanno mai aiutato a fare chiarezza".

 

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2 Commenti

  1. Desidero intervenire sulla questione delle dimissioni del consigliere Franco Baccini di Ligonchio ed in particolare sui commenti ingiusti e malevoli apparsi su Redacon. Si possono non condividere posizioni ed idee ed è giusto che ci sia confronto anche aspro, ma questo non deve far scadere in accuse ed apprezzamenti negativi di tipo personale. Scriveva il grande filosofo e scrittore illuminista francese Voltaire (XVIII secolo) più o meno così: “Non sono d’accordo su quello che dici, ma mi batterò fino alla fine perché tu possa dirlo!” Questo è il sale della democrazia, purtroppo “sparso un po’ malamente” in questo periodo storico. Il rispetto delle idee reciproche sta alla base della convivenza civile, mentre l’intolleranza porta a chiusure, sospetti e facili incomprensioni. Occorre apprezzare chi si impegna per il tanto reclamizzato “bene comune”, anche se su posizioni diverse; d’altra parte, non è previsto che esistano le minoranze (anche nei consigli comunali) proprio per controllare e “pungolare” le maggioranze?! Anche il sindaco Pregheffi riconosce a Franco impegno e serietà in “quattro anni di opposizione serrata, a volte anche dura, ma sempre civile”. Insieme ad altri, anch’io chiedo a Franco di ripensare alla sua decisione: voci diverse possono aiutare ad approfondire e capire meglio l’importante passo che si intende avviare per il futuro delle nostre comunità. Ci saranno tempo ed occasioni per confrontarsi/scontrarsi, valutare meglio, sempre avendo ben presente che sarà la popolazione ad avere l’ultima parola nelle elezioni amministrative del prossimo anno e nel previsto referendum.

    (Valter Magliani)

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  2. Mi associo alle parole di Valter per chiedere a Franco di ritirare le dimissioni. Sono amareggiato per i commenti apparsi e per i toni usati. Ho avuto modo di collaborare con Franco per quanto riguarda l’impegno nei Consigli comunali, in ambito parrocchiale ed in ambito scolastico; credo che il suo abbandono sia un danno per le nostre comunità e per la montagna. Esprimo pertanto la mia piena solidarietà a Franco e lo ringrazio per quanto ha fatto sino ad oggi. Purtroppo lo scontro politico in campo istituzionale non appare molto democratico: o la pensi come il sistema e tutti sappiamo dove sta di casa, oppure le tue idee sono sbagliate e non meritano rispetto. Colgo l’occasione anche per esprimere alcune valutazioni in merito alla fusione dei comuni. Da tempo ho espresso le mie opinioni e sollecitato la discussione nelle sedi opportune ed anche su questa testata, in data 3 maggio 2013. E’ nota pertanto la posizione favorevole della minoranza del Consiglio comunale di Busana. Ho però parecchie perplessità sulle modalità ed i contenuti dell’importante avvio di un percorso sempre più in salita.
    1) Se da un lato ho condiviso la scelta di avviare l’iter di fusione dei 4 comuni, dall’altro ho espresso contrarietà alla nascita della nuova “Unione montana” (ex Comunità montana), mentre le maggioranze dei 4 comuni si sono espresse a favore. Da un lato (fusione dei quattro Comuni) hanno sbandierato risparmi, razionalizzazione di percorsi…e dall’altro hanno creato un nuovo ente con tanto di organi, il tutto voluto e sollecitato dalle leggi della nostra regione. Per anni avremo pertanto quattro comuni, due unioni e tutto il resto. Questa è forse una politica al passo con i tempi di crisi? Sono soltanto i semplici cittadini che devono tagliare e risparmiare? Spiegatelo a chi non trova lavoro ed a chi è costretto ogni giorno a pagare tasse sempre più salate.
    2) Come ho dichiarato in Consiglio comunale, il progetto della fusione è vuoto, senza contenuti importanti per lo sviluppo e la rinascita della montagna; è soltanto un risparmio su costi fissi ed un “portare a casa più fondi pubblici per un certo periodo” che certamente va bene, ma non è sufficiente a giustificare e a convincere quanti sono legati a percorsi e valori storici. Un buon progetto doveva essere pieno di speranze di sopravvivenza e sviluppo di posti di lavoro, nuove e moderne infrastrutture viarie, incentivi di ogni genere per la valorizzazione dell’ambiente, dell’agricoltura, dell’artigianato e quindi dell’inversione del calo ed invecchiamento della popolazione della montagna (senza bambini e famiglie giovani, chiudono scuole, negozi, servizi… non c’è futuro), di un vero e moderno strumento urbanistico che invece è abbandonato, trascurato e gestito malamente da oltre un decennio.
    3) Rimango inoltre perplesso per le affermazioni del presidente dell’Unione che dichiara: “Far chiudere i battenti all’Unione vuol dire mettere a rischio 12 posti di lavoro”. Mi chiedo se questo significhi che l’Unione è diventata un ente con tanto di pianta organica. La filosofia iniziale non era questa. Non credo sia così, sarà che i Comuni hanno preferito mettere a carico dell’Unione unità di loro competenza, per scaricarsi di costi che ora, a percorso concluso, dovrebbero essere ricollocati nei vecchi o nel nuovo ente nascituro. Prendete gli atti di costituzione dell’Unione del crinale e troverete che questa era la filosofia e la strada allora imboccata. Non credo che nessuno sia interessato a far perdere lavoro a qualcuno e tantomeno a persone della montagna.
    4) Il percorso di fusione è in salita e la contrarietà ed i campanilismi emersi ne sono la dimostrazione. Da anni ho intravisto questo percorso e a tal proposito sono stato, parecchie volte, contrario alla presidenza dell’ente sempre a carico del sindaco di Busana, perché questo non avrebbe giovato a ciò che oggi in molti vogliamo; sarebbe servita rotazione delle cariche e rotazione della centralità non fisica, perché questa certamente ricade su Busana.
    5) Gli amministratori dell’Unione non sono poi stati in grado (in almeno dieci anni) di mettere sul tavolo progetti innovativi; le gestioni associate furono argomento di discussione e punti del percorso iniziale, il PSC in forma associata pure, i micronidi altrettanto, la gestione delle manifestazioni con eventuale coordinamento pure. L’unica novità dell’ultimo decennio è stata la collaborazione con l’Istituto musicale. Non si sono però preoccupati di come avrebbero in futuro riempito questi “contenitori”. Sembrerebbe che non abbiano pensato che servono famiglie, lavoro, sviluppo sociale ed economico, ambiente curato, mantenuto e sfruttato positivamente.
    6) Spero il processo di fusione si realizzi con i contenuti sopra descritti, perché diversamente non ha un senso, e spero nei prossimi amministratori che porteranno al successo l’operazione solo ed esclusivamente se non si faranno influenzare dalle decisioni degli enti superiori che da anni hanno trascurato la montagna.

    (Fabio Leoncelli)

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