L’Appennino è riserva Unesco. AGGIORNAMENTI SUCCESSIVI – Il video andato in onda al TG1 del giornalista Massimo Mignanelli

Il video andato in onda al TG1 del giornalista Massimo Mignanelli

Il Delta del Po e l’Appennino tosco-emiliano diventano riserva della biosfera dell’Unesco. Il riconoscimento ufficiale è arrivato oggi a Parigi, dove si è riunito il Comitato internazionale del programma Mab (Man and the biosphere) dell’Unesco.

Risaliva al 2013 la prima proposta di candidatura presentata dai due enti parco del Delta del Po di Veneto ed Emilia-Romagna e dal Parco dell’Appennino tosco-emiliano, sottoscritta e sostenuta dalle regioni, dal Ministero dell’Ambiente e dai comuni del territorio.

Della delegazione presente a Parigi facevano parte anche i sindaci di Mesola, Comacchio (FE), Castelnovo ne’ Monti, Villa Minozzo e Langhirano (PR), oltre ai presidenti degli enti parco.

Parco Appennino Delta Po e Alpi Giudicarie aree MAB UNESCO oggi a Parigi. (foto Parco Nazionale Tosco Emilia)

Parco Appennino Delta Po e Alpi Giudicarie aree MAB Unesco oggi a Parigi (Foto Parco nazionale tosco-emiliano)

“Per la nostra regione si tratta di un risultato straordinario - ha affermato dalla capitale francese l’assessore regionale alle Politiche ambientali Paola Gazzolo -. Un riconoscimento che ci onora e al tempo stesso ci carica di una nuova responsabilità: delle tre candidature italiane riconosciute oggi, due riguardano la nostra regione. Questa prestigiosa qualifica, di cui possono fregiarsi solo 13 riserve italiane e 631 nel mondo, impreziosisce una vastissima area di inestimabile valore storico, culturale e ambientale. È un punto di partenza - ha aggiunto Gazzolo - che ci dà la possibilità di internazionalizzare il nostro patrimonio ambientale e di promuovere una crescita sostenibile”.

“Un esempio di collaborazione tra pubblico e privato - ha sottolineato l’assessore - che ha messo insieme tutti i portatori di interesse per portare a casa un risultato strategico dal punto di vista ambientale e turistico. Questo duplice riconoscimento consente infatti di creare un polo attrattivo di interesse mondiale e di puntare alla creazione di una rete internazionale che rappresenta un connubio unico di paesaggi, storia, arte e natura”.

Il primo banco di prova per sperimentare l’efficacia di questa impresa sarà l’Expo di Milano: “Una grande vetrina e un’occasione che non possiamo mancare - ha concluso Gazzolo -. Già nelle prossime settimane chiederemo un incontro con i ministri competenti per discutere delle azioni da mettere in campo per valorizzare al meglio questa nostra risorsa”.

"Una grande e riuscita operazione, che per l’Emilia-Romagna è motivo di profonda soddisfazione”. - ha sottolineato il sottosegretario alla presidenza della Regione, Andrea Rossi - Assieme al Delta del Po, la Montagna tosco-emiliana diventa luogo di tutela ambientale e di promozione di uno stile di vita. Credo sia significativo che siano proprio due territori che in passato hanno subìto un impoverimento demografico ed economico a vedere riconosciuto un grande valore. Valore che non è legato solo al paesaggio, ma anche alle produzioni agroalimentari, agli insediamenti storici, al patrimonio di biodiversità”.

“Forte sarà l’impegno della Regione - ha concluso il sottosegretario - per sostenere questi territori, che oggi hanno ottenuto un riconoscimento straordinario”. (fonte Regione Emilia-Romagna)

Il Consiglio di coordinamento internazionale del programma Mab (Man and Biosphere) dell'Unesco ha approvato all'unanimità, a Parigi, l'iscrizione di tre nuovi siti naturalisti italiani nella Lista delle Riserve di Biosfera considerate uniche al mondo. Sono il Delta del Po, delle Alpi di Ledro e Judiciaria, dell'Appennino Tosco-Emiliano. Salgono così a 13 le riserve italiane iscritte. ''E' la prima volta che l'Italia riesce ad iscrivere tre siti tutti insieme'' sottolinea il curatore dei dossier, Pier Luigi Petrillo.

Per il governo ha espresso soddisfazione e ha ringraziato l'ambasciatrice italiana presso l'Unesco Vincenza Lomonaco. ''In tutti questi tre casi", precisa il prof. Petrillo, che ha negoziato per l'Italia le tre candidature, "l'Unesco ha evidenziato come sia possibile assicurare lo sviluppo economico di un territorio nel rispetto dell'ambiente e del suo ecosistema, puntando su pratiche agricole tradizionali e su produzioni tipiche come il Parmigiano Reggiano nell'Appennino tosco-emiliano". Peraltro, osserva ancora il giurista, "sono paesaggi rurali di eccellenza, ognuno con la sua specificità, e il fatto che l'Unesco li abbia riconosciuti tali conferma come l'Italia sia una culla di biodiversità". Il programma Mab dell'Unesco è nato nel 1971 per valorizzare delle aree protette dal punto di vista ambientale in cui l'attività umana sia presente. La lista delle riserve di biosfera include, quindi, gli esempi migliori di sviluppo economico di un territorio rispettoso dell'ambiente, dell'ecosistema e della biodiversità.

Queste le new entry nella lista Unesco delle riserve di biosfera considerate uniche al mondo.

- Delta del Po. Si tratta di un territorio tra il Veneto e l'Emilia-Romagna, di circa 140mila ettari, con una popolazione di 120mila abitanti. "Il paesaggio del Delta del Po rappresenta una identità unica e un patrimonio estremamente significativo di biodiversità" si legge nella motivazione data dal Consiglio intergovernativo dell'Unesco.

- Alpi di Ledro e Judiciaria. Sito compreso tra le Dolomiti, il Lgao di Ledro, il Lago di Carera e il Lago di Garda, di circa 47500 ettari, comprendente diversi habitat e culture tradizionale, con una popolazione di circa 15800 abitanti. Qui l'agricoltura è la principale fonte di reddito; specialmente la viticoltura, l'olivicoltura, la coltura di frutta e verdura tradizionale.

- Appennino tosco-emiliano. Frontiera climatica euro-mediterranea, il territorio è compreso tra la Regione Toscana e l'Emilia-Romagna: si sviluppa per oltre 223mila ettari e conta 1300 abitanti. L'Unesco evidenzia come questo sito sia unico per aver sviluppato, all'interno di aree protette dal punto di vista ambientale, un turismo enogastronomico basato su prodotti tipici e tradizionali. (Fonte Ansa)

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"L’ inserimento dell'Appennino tosco-emiliano all'interno dei siti Unesco patrimonio dell'umanità è un'ottima notizia e opportunità che le nostre terre non  possono lasciarsi sfuggire per valorizzare in maniera sostenibile il territorio e le economie locali. Ad aiutare lo sviluppo sostenibile e la promozione dell'Appenino tosco-emiliano luogo Unesco può essere anche l'approvazione del disegno di legge del Movimento 5 Stelle a prima firma Terzoni unificato con il testo di legge Realacci (Pd) sulla 'valorizzazione dei piccoli comuni' la cui discussione è iniziata alla Camera qualche settimana fa.  Il Parlamento torni protagonista come in occasione della legge sugli eco-reati e quella sulla class-action (entrambe portano la firma anche del M5S) e si dia impulso allo sviluppo sostenibile ai piccoli comuni del nostro Appennino valorizzando ancor di più in questo modo il riconoscimento Unesco". Sono parole a commento di Maria Edera Spadoni, deputata M5S.

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Aggiornamento 10 giugno 2015

Il Consiglio internazionale di coordinamento dell’Unesco, nell’ambito del programma “Uomo e biosfera” (Mab), ha approvato all’unanimità l’iscrizione di 3 nuovi siti italiani nel prestigioso network mondiale delle riserve Unesco. Si tratta di 2 siti a carattere interregionale, l’Appennino tosco-emiliano e il Delta del Po (quest’ultimo sul confine fra Veneto e Emilia-Romagna), e del sito Alpi Ledrensi e Judicaria che si estende dalle Dolomiti di Brenta al Lago di Garda nella Provincia di Trento. “E’ la prima volta, in quarant’anni, che l’Italia ottiene un risultato così importante a livello internazionale in ambito ambientale”, ha dichiarato il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti. “L’Unesco, iscrivendo 3 nuovi siti nella lista delle eccellenze naturalistiche”, ha proseguito il ministro, “evidenzia la straordinaria biodiversità e ricchezza di paesaggi del nostro paese e, al tempo stesso, riconosce la capacità delle comunità locali di saper trovare il giusto equilibrio fra uomo e natura, valorizzando l’insieme delle risorse umane, naturali, culturali, paesaggistiche e produttive presenti sul territorio. Per l’Unesco, infatti, questi 3 siti naturalistici sono esempi emblematici di sviluppo sostenibile, sapendo offrire al mondo intero l’esemplarità di un percorso di crescita economica e turistica rispettosa dell’ecosistema e della biodiversità. Il riconoscimento pervenuto da Parigi mi riempie di orgoglio e conferma la bontà dell’azione di salvaguardia dell’ambiente avviata dal governo italiano”. “Alla mia gioia di ministro”, ha proseguito Galletti, “si unisce la mia gioia di emiliano per il risultato raggiunto dal mio territorio: sono doppiamente felice, doppiamente orgoglioso”.

Le 3 candidature erano state presentate all’Unesco il 30 settembre 2014, dopo un lungo negoziato. In precedenza i siti Delta del Po e  Alpi Ledrensi e Judicaria avevano ricevuto dall’Unesco una valutazione non pienamente favorevole ed erano state rinviate. I nuovi dossier di candidatura, con l’aggiunta del sito dell’Appennino tosco-emiliano, hanno ottenuto oggi dall’Unesco un voto unanime favorevole. Con queste nuove iscrizioni sono 13 le riserve italiane nella lista dell’Unesco (tabella seguente). Dopo 10 anni di sostanziale assenza dell’Italia in tale consesso internazionale ben 5 riserve sono state iscritte negli ultimi 3 anni e 6 di quelle già presenti hanno rinnovato il proprio impegno con una estensione del proprio territorio.

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Legambiente Appennino reggiano si rallegra per il grande risultato conseguito dal Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano nell’aver promosso e guidato con successo la candidatura del nostro territorio a diventare riserva Mab Unesco. Il circolo esprime tutta la sua gratitudine per lo sforzo e la perseveranza che il presidente Fausto Giovanelli e il suo staff hanno dimostrato nel perseguire un visione di grande spessore culturale che, in pochi anni, ha portato questo territorio a diventare prima Parco nazionale e ora riserva Mab Unesco. Un progetto ambizioso, sul quale pochi avrebbero scommesso in quel lontano 1997, che crediamo abbia avuto come esito principale quello di dare consapevolezza a chi abita e lavora in questo territorio della sua eccezionale qualità ed unicità. Se chi guida il nostro Parco ci ha fatto questo grande regalo, spetta ora a noi, società civile e mondo dell’impresa, la responsabilità di tradurre questa opportunità in un progetto e in una realtà concreta di sviluppo. Cosa significhi allora abitare e produrre in una riserva uomo e biosfera? Questa domanda, che domani dovrà interessare probabilmente l’intero pianeta, abbiamo la fortuna di potercela già porre oggi, qui nell’Appennino reggiano.

(Legambiente Appennino reggiano)

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Aggiornamento 11 giugno 2015

Domani sera servizio in tv del giornalista Rai Massimo Mignanelli al Tg1.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-deb2ff71-90ed-411d-b2db-6a57bff0c505-tg2.html

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Appennino tosco Emiliano a Parigi MaB UNESCO

Appennino tosco-emiliano a Parigi MaB Unesco (Foto Parco nazionale tosco-emiliano)

 

Appennino tosco Emiliano a Parigi MaB UNESCO

Appennino tosco-emiliano a Parigi MaB Unesco (Foto Parco nazionale tosco-emiliano)

 

 

Appennino tosco Emiliano e delta del Po aree UNESCO

Appennino tosco-emiliano e delta del Po aree Unesco (Foto Parco nazionale tosco-emiliano)

 

 

Appennino tosco Emiliano a Parigi MaB UNESCO

Appennino tosco-emiliano a Parigi MaB Unesco (Foto Parco nazionale tosco-emiliano)

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16 Commenti

  1. E’ davvero una gran bella notizia: bene, bene, bene.

    (Mario Paolo Guidetti)

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  2. Grande riconoscimento che premia un territorio unico. Adesso inizia il vero lavoro per valorizzarlo come merita. Grazie tutti coloro che si sono impegnati per raggiungere questo prestigioso traguardo.

    (Giorgio Campanini)

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  3. Evviva! Meravigliosa notizia.

    (Maurizio Magnani)

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  4. Essendo un patrimonio mi auguro che come tale venga salvaguardato.

    (Enrica)

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  5. Bellissima notizia!, si presenta una ottima occasione per valorizzare turisticamente lo splendido territorio, migliorando le infrastrutture, creando buona opportunità di lavoro per i giovani.

    (Paolo Casali)

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  6. Nella riserva Unesco sono inserite anche le proprietà private? Se sì, è stato chiesto il parere ai proprietari? Se sì, chi paga le tasse sui terreni? Ci saranno ulteriori vincoli? Grazie per le risposte.

    (Fabio Leoncelli)

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    • Ma che domanda è? Quando un Comune fa il nuovo piano regolatore chiede il parere ai proprietari?

      (Giulio)

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      • Se un’Amministrazione è seria, certo che chiede il parere, nei termini di legge previsti, consultazioni, assemblee, periodo per osservazioni! Siamo in democrazia oppure no?

        (Fabio Leoncelli)

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    • Ma che sta dicendo?! Tutti esultano per questa bellissima notizia e lei che fa?! Pone domande che sembrano quasi provocatorie. Boh, proprio non capisco.

      (F.C.)

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      • Chi sono “tutti”? Forse i 10 commenti? Comunque si possono ancora fare domande e porsi dei dubbi, oppure dobbiamo accettare tutto quello che il sistema ci impone? In questo modo però accettiamo tutto, anche il degrado ed impoverimento della montagna, ma forse per Lei non è così. Perdere 7000 abitanti in 30 anni è stata una conquista. speriamo che, visto l’inserimento in riserva Unesco, nei prossimi anni si possa vedere un incremento delle attività e della popolazione “residente sul crinale”. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Accettare tutto senza dubbi ha ridotto il crinale allo stato attuale, per qualcuno in ottima salute, per altri forse no, ognuno valuti e rifletta. Mi scuso con gli addetti ai lavori se ho posto domande! Il signor “FC” non vuole! Sempre per gli addetti ai lavori, buona iniziativa ma più coinvolgimento dei proprietari e residenti.

        (Fabio Leoncelli)

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  7. Il riconoscimento è un’ottima notizia, a coronamento di una prima fase di un lavoro fatto bene, ma che in realtà è un lavoro che inizia solo adesso. MaB nella nostra area è forse la consacrazione del passaggio da una valorizzazione ambientale sospinta dall’alto, con leggi, regolamenti, norme cogenti, ad una politica territoriale condivisa. Infatti MaB funziona solo dal basso, con accordi tra il governo locale, le scuole ed università, il mondo dell’impresa, il volontariato, i cittadini. Non aggiunge vincoli ma deve promuovere azioni e risolvere contraddizioni. Un ambizioso traguardo raggiunto, non solo però una stellina in più su una guida. L’impegno deve essere concreto e, come in ogni area “protetta” dovrebbe sempre essere, occorre uscire dalla logica degli interventi isolati, ognuno per proprio conto, e concertare tra pubblico e privato le azioni più concrete ed efficaci. Il nostro Appennino, tutto, è un territorio fragile non solo per le frane ma soprattutto perché sul crinale si spopola ed invecchia a ritmi velocissimi. Nel periodo 1975/2015 l’Appennino era uscito dall’indigenza, nelle nostre regioni l’industrializzazione era matura ed i servizi al cittadino entravano a pieno regime: ebbene, in questi ultimi 40 anni nei 12 comuni emiliani e toscani veramente di crinale del territorio MaB si è perso il 40,6 % della popolazione. Il decennio 2005/2015 è stato quello del boom mondiale della tecnologia, comunicazioni immateriali, internet: ebbene negli ultimi 10 anni negli stessi comuni si è perso il 12,2% di popolazione, con una media annuale superiore ai decenni precedenti. Non ho guardato i dati dell’invecchiamento, ma ce li possiamo immaginare… Basta guardarsi intorno. Rimaniamo indietro nell’epoca della industrializzazione ma anche in quella della tecnologia. Nonostante internet arrivi anche nei borghi più distanti dai centri. E’ chiaro da tempo che è perdente cercare di essere competitivi con modelli territoriali diventati forti sul loro stesso piano; credo che oggi più che mai occorra rivitalizzare in termini nuovi le nostre identità culturali e socio-economiche, rimotivando forze attive nostre ed anche, le due cose sono strettamente legate, diventare maggiormente attrattivi e puntare sui nuovi stili di vita. Per avere un Appennino bello perché curato, perché l’Appennino selvaggio non è bello, è frutto dell’abbandono; bello perché invitante, ben accessibile, perché renda l’idea a chiunque che ci crediamo, ci teniamo, ci investiamo, ci vogliamo vivere. Al visitatore renda l’idea che non vendiamo fumo, che non siamo solo un territorio in cui prendere fresco o i funghi. Ecco perché le azioni principali devono convergere sul paesaggio agricolo e sul bosco. Bisogna uscire dalla “monocultura” (sic) del Parmigiano Reggiano perché l’omologazione nell’area Dop ci lega le mani e non ci permette di giocare al meglio le carte di un ambiente che è diverso da quello della pianura padana. Quindi accelerare anche con azioni “pilota” con quei produttori disposti a condividere un processo verso la distinzione del formaggio di montagna. Una distinzione che non può essere solo di marchio ma di garanzia qualitativa, di eccellenza nella proposta ai consumatori. Per il castagneto forse è il momento giusto per credere nel recupero. La malattia (cinipide) sembra poter essere efficacemente contrastata con la lotta biologica e comunque, almeno nella fascia più alta, i danni sono limitati. La castagna, oltre al marrone, pare poter avere un mercato dopo le débâcle degli ultimi anni. Un castagneto sano, accessibile e pulito e quanto di più bello può esserci per l’attrazione turistica in Appennino, vale come la spiaggia per la riviera. Però bisogna aiutare chi investe, ricomponendo in primis la parcellizzazione della proprietà. Un intervento serio di recupero può costare alcune decine di migliaia di euro ad ettaro. Un investimento che se non supportato dai fondi del Programma di sviluppo rurale e/o altri dedicati è impensabile. Il paesaggio del prato-pascolo significa sino ai mille metri bovini, forse anche ripensando le tecniche di allevamento, sopra le pecore e quindi la pastorizia. Analogamente al recupero dell’uso del bosco per la legna, che può ripristinare quell’equilibrio di biodiversità che oggi il bosco si sta mangiando, la criticità sta nei limiti strutturali a meccanizzare integramente il ciclo e quindi nella necessità di reperire la forza lavoro. Chi negli ultimi anni si è dedicato al bosco come impresa principale o integrativa (solo nel crinale reggiano a sensazione sono più di cento) stanno usufruendo largamente di operai stranieri, prevalentemente provenienti dai Balcani. Così anche per l’allevamento ovino ci sarebbe un grande vantaggio da un impiego programmato e regolare di questi lavoratori stranieri. Il Parmigiano Reggiano, in pianura, non si produrrebbe senza i bovari indiani e pachistani! Naturalmente ci devono essere anche altri obiettivi, alcuni più scientifici, altri più rivolti alla fruizione, ecc. Però questi a me sembrano basilari. Se questa è la filosofia che l’Unesco ha dato al MaB, una filosofia che come territorio, guidati dal Parco, ci siamo calati ottenendo un successo, dobbiamo evitare la tentazione di buttarla tutta sul marketing. Dobbiamo spingere avanti i processi con azioni concrete, sostenendo adeguatamente e correttamente i soggetti che si impegnano e condividono i percorsi. Questo, che è un programma di politica territoriale, è più difficile in tempi di profonda crisi della politica, ma credo sia anche l’unico modo, infine, perché la politica ritrovi la sua vera funzione. Si parla spesso di “costruire una rete”. Bene. A me piace di più pensare a quel gioco della Settimana Enigmistica in cui si uniscono i puntini con la matite. Si chiama “La pista cifrata”. Se stimoleremo la nascita di tanti punti e sapremo unirli e sostenerli con un tratto che unisce da questa pista si formerà il nostro futuro.

    (Sergio Fiorini)

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  8. E’ un sogno. Il nostro territorio ha fatto un passo da gigante per farsi conoscere. Ho sempre sostenuto che, nelle nostre iniziative, avremmo dovuto alzare lo sguardo verso l’Europa ed il mondo. Ma una cosa così grande e così presto non l’aspettavo. Complimenti al Parco nazionale ed a tutti coloro che hanno lavorato per raggiungere un simile risultato.

    (Piero Torricelli)

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  9. Augurandoci che questo riconoscimento abbia un impatto maggiore sul nostro territorio e sulle nostre genti di quello annunciato alla nascita del Parco e nei successivi sviluppi, ma mai riscontrato, speriamo davvero che serva a far prendere coscienza del valore della terra in cui viviamo. Mi fa sorridere leggere della recente scoperta di potenzialità territoriali che ci sono sempre state, ma che pochi consideravano e considerano tali. Fino a pochissimi anni fa il rilancio della montagna si pensava di realizzarlo concedendo ampliamenti su ampliamenti per la discarica di Poiatica e progettando inceneritori a Fora di Cavola, perciò ribadisco: speriamo che sia davvero la volta buona per rilanciare la montagna della gente e per ricevere la giusta considerazione per chi vive qui, ma speriamo soprattutto che non si finisca, come spesso succede, col generare qualche poltrona e qualche privilegio solo e sempre per i pochi, soliti eletti.

    (Antonio Manini)

    Rispondi
  10. Benissimo, siamo oggi “riserva della biosfera dell’Unesco” ed è interessante leggere il lungo pensiero del signor Sergio Fiorini dove illustra con circospezione i punti di forza del nostro territorio e propone le eventuali metodologie da realizzazione per rilanciarlo. Scusi, ma se non erro, Lei ha avuto un certo ruolo politico, solo adesso si rende conto delle potenzialità? Siamo molto stanchi di leggere o sentire questi lunghi discorsi dove si dice tutto e non di dice niente. Lei scrive che il Mab è vero se funziona dal basso, su questo punto sono d’accordo, perciò è molto importante che i gestori della politica locale in senso lato si impegnino sulla pubblicità, sulla trasparenza e sull’efficacia dei fondi pubblici erogati. Purtroppo abbiamo assistito molte volte ad uno spreco di denaro pubblico, vedi ad esempio “Ostello Gabellina”.

    (Maria)

    Rispondi
  11. Ringrazio la signora Maria per aver trovato interessante il mio troppo lungo intervento. Effettivamente durante l’esperienza del Parco del Gigante erano (almeno a molti tra cui il sottoscritto) ben chiare le potenzialità del nostro territorio, fu proprio sulla base di queste che il Parco regionale venne istituito. Durante quegli anni, certo con tanti errori, abbiamo comunque creato le condizioni per il Parco nazionale, altra cosa rispetto al regionale non solo per l’estensione geografica, e da questo le condizioni per il MaB Unesco. Oggi lo scenario è cambiato, le chanches sono diverse, migliori, più forti. E proprio perchè quella condivisione, dal basso appunto, che 25 anni fa era fragile adesso è divenuta più diffusa, compatta e consapevole. A me tutto ciò non sembra poca cosa, da ora forse possiamo giocare davvero la partita, intorno allo schema di gioco si è formata la squadra.

    (Sergio Fiorini)

    Rispondi
  12. Dopo le ultime notizie sulla riduzione dei servizi, compresi quelli sanitari, ci metteranno nelle tende come gli indiani d’America?

    (Maru)

    Rispondi

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