Rossi: “Le partorienti? Possono tranquillamente fare 72 ore in città”. AGGIORNAMENTO – Pagliani “Il Sant’Anna dona la vita attraverso il punto nascite”

A giudicare dal tono ultimo del comunicato del gruppo di lavoro "Insieme per il Sant'Anna" e il comitato "Salviamo le Cicogne" non c'è più molta speranza per il Punto nascite di Castelnovo. E la polemica politica che ne sta prendendo corpo lo dimostra. Proviamo a rileggerlo attentamente assieme.

Se, infatti,il sottosegretario Andrea Rossi incassa il grazie per avere voluto incontrare informalmente una piccola delegazione dei due gruppi, e se emerge che dall'incontro non è emerso nulla di nuovo, abbiamo la conferma che "non è ancora finito lo studio della - discussa ndr - commissione percorso nascite regionale che è attualmente al lavoro per la valutazione del punto nascite castelnovese".

Quindi, "sarà presa la decisione se presentare la richiesta di deroga o meno al ministero. La commissione si esprimerà tra una decina di giorni". Peccato, avevamo inteso che la richiesta di deroga sarebbe stata avanzata.

"Nulla di nuovo - prosegue la nota - neanche sul fronte della volontà politica di trovare soluzioni ai problemi sollevati dai tecnici. Nel 2010 il Governo di centro-destra, con la conferenza Stato Regione e i nuovi parametri sui 500/1000 parti come limite minimo per la sopravvivenza dei punti nascite, a detta di Rossi, si è delineato un percorso che potrà essere molto difficilmente fermato, anche da una amministrazione Pd, perché supportato dal parere delle commissioni degli ordini dei medici ed operatori sanitari". Aggiungiamo noi: è forse questo il motivo di una singolarissima conferenza stampa promossa dall'Asl reggiana dove, gli esperti appunto, si spendono per decantare le ragioni a favore della chiusura? Una conferenza deontologicamente esecrabile dato che è stata promossa da chi, invece, dovrebbe accettare una scelta tecnico-politica.

"C'è un territorio che la Regione vuole sviluppare turisticamente ed economicamente - ha ribadito Rossi -, lo dimostrano le somme di investimento che si è detta disponibile a stanziare e che in qualche misura ha già stanziato e sta stanziando". "Ma - osservano comitato e gruppo - sul fronte della tenuta dei servizi la pensa in maniera nettamente diversa da gran parte della popolazione montana".

Quindi la bomba, per Rossi "sono 72 ore, quelle del parto, che una donna può benissimo andare a vivere a Reggio Emilia". Un ritornello detto e ridetto ed emerge - riprendono i comitati - quindi che per lo sviluppo della montagna, secondo la politica della Regione, non sono fondamentali i servizi che rispondono ai reali bisogni dei cittadini. Ci sembra una politica di facciata più che di sostanza. Posto di fronte alle altre criticità che stanno emergendo anche per altri reparti, il sottosegretario ha sottolineato che si tratta di problematiche che stanno vivendo anche altri ospedali, come nel caso della difficile ricerca dei pediatri anche su Reggio".

"E' difficile sentirsi rappresentati - afferma Nadia Vassallo , portavoce delle Cicogne - da chi non riesce o non vuole capire i reali bisogni di chi vive in montagna".

* * *

Riceviamo e pubblichiamo.

Andrea Rossi e l’amministrazione regionale emiliano romagnola smentisce se stessa a poche settimane dal positivo annuncio dell’impegno preso dall’assessore regionale alla sanità dell’Emilia-Romagna Venturi di richiedere la deroga al Ministero per il punto nascite dell’Ospedale Sant'Anna di Castelnovo ne' Monti.

Come sottolineato da Rossi la norma nazionale è completamente condivisa, vi devono essere però delle eccezioni che permettono ai territori disagiati di avere tutti i servizi primari per consentire alle famiglie di rimanere a vivere sull’Appennino. A poco ci interessano le scuse e i tavoli di esperti che consigliano la chiusura dell’ostetricia montana, un nosocomio come quello castelnovese, sul quale si sono fatti importanti investimenti deve avere anche un proprio punto nascite.

Il presidente della regione Bonaccini e Andrea Rossi non possono parlare di solidarietà, assistenza, tutela delle zone più disagiate se poi saranno loro stessi a condannare a morte il punto nascite dell’Ospedale Sant'Anna. La nostra è una battaglia di civiltà. Bene fa il comitato "Cicogne" a non indietreggiare di un solo centimetro nella difesa di un servizio essenziale. Noi per primi nel settembre 2014 intervenimmo su questo grave disservizio che si prospettava per la montagna reggiana.

Castelnovo ne' Monti è il raggiungibile capoluogo del territorio reggiano dell’Appennino, ma esistono territori montani disagiati che possono in alcune decine di minuti permettere ai residenti di raggiungere Castelnovo ne' Monti ed i suoi servizi sanitari.

La frase infelice proferita dal sottosegretario Rossi "Il Sant'Anna non vive del punto nascite", la rimandiamo al mittente, ritenendo che “il Sant'Anna dona la vita attraverso il punto nascite”.

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18 Commenti

  1. Mi convinco sempre di più di quanto i politici vivano nel loro mondo, così distante e lontano dal nostro, fatto di poveri mortali.

    (A.s.)

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  2. Già, come è bravo Lei, direbbe Fantozzi. Che “bomba”! Per Rossi “sono 72 ore, quelle del parto, che una donna può benissimo andare a vivere a Reggio Emilia” E invece, secondo Lei, signor Rossi, non sarebbe la stessa cosa se una donna venisse a vivere per 72 ore a Castelnovo ne’ Monti da Reggio o Scandiano o Montecchio? Il nostro ospedale potrebbe anche risultare migliore o più ospitale e meno impersonale rispetto a quelli della bassa e in questo modo, superare alla lunga la soglia dei 500 parti annuali. Possiamo offrire aria buona e non la calura estiva della pianura, tanto per cominciare. Ecco, continuate così, visto i risultati deludenti e la scarsità dei votanti alle ultime elezioni regionali, alle prossime sarete “ben ripagati”.

    (Elio Bellocchi)

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    • Esatto Elio, ha ragione. Il nostro ospedale, rafforzato, migliorato e aggiustato nelle parti che non funzionano perfettamente potrebbe certamente essere un’oasi di tranquillità, aria buona e cure attente. Propongo la chiusura degli ospedali di Montecchio e Scandiano (tra l’altro più vicini a Reggio di noi) e il dirottamento dei loro parti da noi.

      (Francesca D.)

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  3. Tutto ciò non ha senso. Ad esempio, mia figlia sarebbe nata sulla statale, se non ci fosse stato il reparto a Castelnovo e non era girata bene, quindi di che sicurezza stiamo parlando? E poi nel caso di maltempo, neve, partire dall’alto crinale. Già arrivare a Castelnovo è lunga, ve lo assicuro. Arrivare a Reggio in sicurezza è impensabile. Volontà di investire e di decidere, il problema è questo. Investire nelle mancanze dell’ospedale (che sono certificate) e decidere di attirare a Castelnovo le partorienti di tutta la fascia della bassa montagna e collina puntando su alta qualità e mancanza di sovraffollamento. La politica deve ricercare queste soluzioni. Il resto, per me, è fumo negli occhi.

    (Andrea Poletti)

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  4. Il problema principale ha un nome: M.I.R.E. La politica ha deciso di investire milioni di euro in questo progetto che dovrà raccogliere le partorienti della provincia. Quasi sicuramente ci sarà l’ennesima deroga vista l’imminente tornata elettorale, ma dopo? Servirebbero garanzie di tenuta del presidio, indispensabile per la nostra montagna. Servirebbero personaggi politici “forti” per prendere posizioni chiare a favore del territorio senza continui rimbalzi di responsabilità che servono solo a sparigliare le carte senza portare a niente di concreto.

    (Massimiliano Genitoni)

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  5. Ma da dove salta fuori questo personaggio che giudica senza sapere? E’ un uomo, cosa vuoi che sappia di quello che prova una donna quando deve partorire…

    (Stefania)

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  6. In questo mondo è possibile tutto, tranne diminuire il numero dei politici e i loro stipendi! Chissà perché! Comoda, la vita!

    (Laura)

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  7. Mi sono recato in questi giorni presso l’ospedale di Castelnovo ne’ Monti nel reparto Ginecologia-Ostetricia, premetto che non vi entravo più dalla nascita del mio ultimo figlio (2005). Mi sono stupito nel trovare un reparto modello, rispetto a quello visto nel 2005, completamente ristrutturato e riarredato, completo di tutti i confort, rifatte le sale parto con addirittura la piscina per il parto in acqua. Quindi la mia considerazione: dopo aver speso tutti questi soldi pubblici nelle ristrutturazione e messa a norma della struttura, non si riesce a trovare i soldi per la guardia pediatrica H24?, si vuole chiudere un servizio per questo? Se la scellerata scelta politica sarà questa, allora bisogna obbligare i politici autori di questa scelta, (leggi Bonaccini, Venturi, ecc.) a rifondere la cittadinanza delle “spese pazze” e non giustificabili fatte per la ristrutturazione del reparto. Sarebbe ora che qualcuno davvero ci guardasse dentro.

    (Massimo Bonini)

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  8. Se tutte partoriscono come me in poco tempo e a rischio trasfusione il rischio è molto alto, ma ormai anche l’essere umano è trattato come una mattonella in fabbrica, è questo che rattrista. Siamo persone e siamo donne, diamo con la sofferenza una vita e in questo dobbiamo essere super tutelate!

    (Ilaria S.)

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  9. Ilaria, condivido in pieno quello che dici: le partorienti vanno tutelate. Diciamocela chiara: qui si parla solo per interesse, l’obiettivo principale è quello di chiudere per risparmiare! Del resto non interessa nulla a nessuno e ci si arrampica sugli specchi per trovare scuse!

    (Laura)

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    • Più precisamente: l’obiettivo è di risparmiare sul S. Anna per destinare tutti i fondi e il numero di partorienti al Mire. E’ il numero che fa potenza e determina i trasferimenti di denaro pubblico ai reparti, ovvero al Mire.

      (SC)

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  10. Iniziamo a picchiare nel buono. Iniziamo a ribellarci tramite i volontari delle sezioni di volontariato sparse sul territorio dell’appennino che fanno comodo all’Asl ed alla cittadinanza. Se i volontari del soccorso, volontari Avis ed altre organizzazioni comode alla politica ed al cittadino (che non si interessa del punto nascite) iniziassero unite a ribellarsi a queste decisioni, anche la politica, scossa dalla lamentela generale dei cittadini non più coperti dai servizi di emergenza urgenza, inizierebbero a muoversi in massa. Quindi sindaci e politica si schiererebbero in modo pesante, Asl penserebbe ai costi coperti dal volontariato in montagna e forse a qualcuno della politica regionale arriverebbe il malcontento generale. Rimango comunque basito dalla politica vergognosa e inconcludente sotto ogni aspetto.

    (G.E)

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  11. Ho avuto tre figli, tutti nati a Castelnovo. Per fortuna/sfortuna (vista l’intensità delle contrazioni) ho avuto parti velocissimi. Pur abitando a Castelnovo, soprattutto per l’ultimo parto, sono arrivata appena in tempo. A Reggio non sarei mai arrivata, avrei partorito in macchina, ve lo assicuro!

    (Rita)

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  12. La mia esperienza nel reparto di Ginecologia del Sant’Anna è stata positiva: non si è trattato di maternità, ma di asportare un polipo cervicale benigno per il quale mi ha seguita con competenza il dott. Ghirardini e il resto del personale, tra cui un ostetrica giovane e molto disponibile. Per fortuna ho potuto effettuare l’intervento nel nostro ospedale e non ho dovuto sopportare il disagio di dovermi recare in pianura. Spero rimangano tutti i servizi annessi a Ginecologia.

    (IC)

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  13. Lo dico da mesi: la decisione è puramente politica e la responsabilità è totalmente sulle spalle del PD a tutti i livelli, eccezion fatta per il sindaco Bini. Chi non se ne rende conto o è in malafede o vive di fantasie. Ricordarselo al momento opportuno. Vergognoso portare sul piano politico un servizio fondamentale per la tenuta del territorio montano.

    (Riccardo Bigoi)

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  14. Purtroppo la percentuale di rischio della vita (ed economico per il successivo risarcimento) è talmente basso che vale meno del risparmio economico di chiudere questi reparti. L’unica cosa che forse può temporaneamente salvarlo sono le imminenti elezioni, con la speranza che poi cambino la legge.

    (Cg)

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  15. Andrea Rossi, ma chi è costui che si permette di trattare le nostre donne come pacchi o oggetti? “Le partorienti? Possono tranquillamente fare 72 ore in città”, con quale competenza esprime questo giudizio: quello del luminare che ha alle spalle anni di esperienza e di studi ed in grado di valutare le complicanze che può comportare un parto in ambito di emergenza e quindi senza i tempi tecnici per poter raggiungere “la città”, oppure quello sterile del politico che si basa sulla fredda lettura dei numeri? “Il Sant’Anna non vive del punto nascite”. Lei che dice “le partorienti? Possono tranquillamente fare 72 ore in città” come pensa possa essere gestita un’urgenza con necessità di assistenza immediata: la facciamo partorire su una barella del pronto soccorso oppure la trasportiamo “in città” con le inevitabili conseguenze del ritardo e del viaggio? Signori politici, le donne di montagna hanno gli stessi diritti delle donne di città!

    (Sergio Sironi)

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  16. Quando è nato il mio secondo figlio all’uscita della sala operatoria è arrivata una urgenza da intervenire immediatamente, altro che 72 ore!

    (Luchino)

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