Soppressione punto nascite del S. Anna / “Non ci dimettiamo, non fuggiamo dalle responsabilità”

I consiglieri del Movimento 5 Stelle non parteciperanno più ai lavori consiliari mentre tutti gli altri rimarranno ai loro posti.

E' questo l'esito, scontato, dopo la riunione di ieri sera nella casa comunale castelnovese. Del resto, Enrico Bini lo aveva già dichiarato pubblicamente: che ci aveva pensato, sì, alle dimissioni, nei giorni caldi post-annuncio chiusura del punto nascite del S. Anna, ma che si era risolto poi a non darvi seguito. Anzi, l'occasione ieri sera s'è prestata per ribadire la sua intenzione di ricandidarsi.

Massimiliano Genitoni ha parlato di "scelta scellerata", quella della cancellazione della possibilità di nascere in montagna. Ha ribadito che "bisogna combattere con ogni mezzo - anche se alla fine non si dovesse vincere -  perchè è giusto farlo". "Dobbiamo schierarci con la Regione Emilia-Romagna o coi cittadini? Siamo sudditi, non sovrani". "Siamo giunti alla fine a questo: non abbiamo altra possibilità che quella che proponiamo: le dimissioni di massa". Sarebbero, per il capogruppo M5S, un segnale difficilmente ignorabile da chi di dovere: in effetti, della proposta di compiere un atto come quello delle dimissioni di massa dei consiglieri non si ha memoria in queste lande.

La replica del sindaco (che ha mostrato di non essere eccessivamente entusiasta) all'iniziativa grillina è stata all'insegna del: "Respingiamo la vostra idea con fermezza". "Non potete dire che questa amministrazione comunale ha dei padroni. Io mi sono speso fino all'ultimo. Se ci dimettessimo potremmo dire addio ai fondi sulle aree interne - tanti soldi mai arrivati qui - e non mi prendo questa responsabilità". "La vostra è solo propaganda politica; e si capisce, siamo in campagna elettorale". L'ho già detto: riconsegnerei la fascia tricolore al prefetto solo nel caso in cui riaprissero la discarica di Poiatica". "Quello che proponi fa male alle stesse persone che ti hanno votato e che rappresenti".

Robertino Ugolotti e Daniele Valentini, della minoranza di centrodestra, nel loro intervento hanno sposato la linea della maggioranza. Il primo ha affermato che "quando le cose vanno male, andarsene è la cosa più semplice". "La battaglia l'abbiamo fatta. Non sempre la politica riesce a far cambiare idea ai tecnici". "Anch'io non sono servo della Regione, ma della Regione ci fidiamo meno, ora, e pertanto dovremo essere ancora più vigili". "Non si crede molto più nella politica: per questo, essa deve essere in grado di fare dieci passi avanti". "Dimetterci? Sarebbe un'ulteriore vittoria per la Regione". Cioè: "Rifiutiamo questo ordine del giorno: pensiamo di servire i cittadini restando al nostro posto". Valentini ha sostenuto che "dimetterci ora sarebbe come piangere sul latte versato". "La nostra sfida, ora, è non cedere alla logica dei numeri che ha prodotto la cancellazione del reparto, per difendere tutti gli altri servizi che ancora ci sono".

Intervenuto di nuovo, Bini, ha affermato: "I 4 milioni che saranno investiti sul S. Anna non ce li hanno regalati, arrivano solo perchè abbiamo sbattuto i pugni sul tavolo e ci siamo arrabbiati".

L'assessore Sabrina Fiori dal canto suo ha parlato di "scenari apocalittici ed eccessivi, seppure capisca bene che emotivamente questa perdita sia difficile da mandare giù". "L'emergenza-urgenza sarà potenziata ad un livello che nessun altro ospedale avrà e nessuno intende lasciare a loro stesse le donne del nostro territorio, che dovranno sentirsi sicure". "Dobbiamo guardare avanti".

Ancora Genitoni: "Sono allibito ad ascoltare alcune delle cose dette: dare le dimissioni significa scappare? No, è solo l'ultimo atto della battaglia, perchè tutto il resto ha fallito". Esemplica: "E allora chi sciopera perchè lo fa? Perchè scappa o perchè intende ribadire, con questo atto straordinario, un disagio e una disapprovazione per cercare di rimettere le cose in carreggiata?". "E Ugolotti, che ha parlato di responsabilità anche delle minoranze... ma chi comanda a Roma e a Bologna?". "Respingo che la nostra sia strumentalizzazione, perchè non ci guadagneremmo nulla: andremmo a casa tutti, si rivoterebbe e probabilmente il sindaco avrebbe un nuovo mandato". "Dichiariamo dunque, prendendo atto del parere di tutti, le nostre dimissioni istituzionali. Continueremo nel nostro lavoro di controllo degli atti, a proporre interrogazioni o quant'altro, ma lasciamo questa sede. Ed io mi dimetto da capogruppo".

Il voto finale ha quindi suggellato i discorsi: a favore delle dimissioni 3 (M5S), contro tutti gli altri, maggioranza e centrodestra.

Intanto si era proceduto alla sostituzione del già dimissionario Roberto Cavana: è subentrato (avendo declinato Alberto Zanni) Hassan Bahrami (forse il primo cittadino di origine straniera ad entrare nel consesso castelnovese). Il quale però, forse, ha visto la sala consiliare giusto il tempo di questa discussione, dato che poi gli esponenti grillini sono usciti e, come dichiarano, non dovrebbero più rimettervi piede.

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12 Commenti

  1. Dal mio punto di vista le dimissioni in massa di tutti i sindaci della montagna era la cosa giusta da fare dopo la presa in giro sul punto nascite (ma io non sono un politico quindi non ho interessi di parte). L’hanno chiuso invocando la sicurezza senza che ci fosse un protocollo di emergenza (giocando sulla pelle delle mamme e dei bambini) e i soldi stanziati sono per potenziare il pronto soccorso (alla fine vogliono che rimanga solo quello). Sembra che i politici locali facciano finta di non capire come andrà a finire l’ospedale (o forse gli torna comodo così).

    (Lollo)

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  2. Concordo con il sindaco Bini, dimettersi avrebbe comportato il commissariamento del Comune con paralisi di ogni altra attività e servizio. Inoltre le dimissioni, anche di tutti i sindaci, non ci avrebbero ridato il punto nascite. Bisogna guardare avanti e pensare a come investire le risorse date e pensare a chi in montagna ci vive ma, senza un lavoro e quindi senza un futuro certo, presto si dovrà spostare da altre parti.

    (Alessandro F.)

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  3. Sono duro a capire. Al posto del punto nascita chiuso sono in arrivo 4 milioni di euro. Bene o bravi? A me non sembra una grande vittoria! Domanda: quando e dove? Forse arriveranno nel corso del prossimo anno 2018? Poi, in seguito, ogni anno in più? Da scettico come sono verso tutti i politici, soprattutto verso quelli della Regione (ricordo che sono stati eletti con soltanto il 38% degli aventi diritto), penso che questa promessa serva soltanto per questo breve periodo per calmare gli animi. Non oso pensare al futuro! Dove verranno investiti? Si dice per il potenziare il pronto soccorso, si dice anche (ma illuminatemi) per dotarlo della possibilità delle emergenze, anche addirittura per una nascita urgente non rimandabile. Quindi sarà più “in sicurezza” del vecchio punto nascite chiuso?

    (Elio Bellocchi)

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    • Per la precisione. 3.460.402 aventi diritto; 535.109 voti per il Pd (15,5%); 38.845 per Sel (1,1%); 41.769 per altri partiti della maggioranza (1,2%). Totale maggioranza: 615.723 voti (17,8% degli aventi diritto) e 31 seggi (64,6% dei seggi totali). Voti validi: 36,3% degli aventi diritto. I dati sono presi dal sito della Regione Emilia-Romagna. E se con proposta di legge popolare si chiedesse che il numero degli scranni da suddividere fosse proporzionale al numero dei voti validi? Avremmo il 63,7% di consiglieri regionali in meno da pagare e magari avremmo qualche soldo per pagare specialisti in ginecologia, neonatologia e pediatria per punto nascite del S. Anna…

      (Elio Peri)

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      • Quindi, il nostro assenteismo o distacco dalla politica in Emilia Romagna è stato molto più alto della Sicilia, dove alle ultime votazioni hanno votato quasi il 47% degli aventi diritto…!

        (eliobellocchi)

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  4. …Prima della chiusura dovevano pretendere un protocollo di sicurezza per le emergenze-urgenze… questo protocollo doveva essere attivo prima della chiusura del punto nascite e questo è scritto nell’informativa per i modus operandi che vanno attuati in questi casi. Questa è la realtà e chi parla di sicurezza dovrebbe essere sincero e fare un mea culpa

    (Mattia Rontevroli)

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  5. Il pareggio di bilancio inserito nella Costituzione ci abituerà a ben altro, ahimè; la sanità come noi la conosciamo e per cui i nostri nonni si sono battuti, Dottor Marconi in primis, è destinata ad un forte ridimensionamento, ma molto forte aggiungo io. E la politica che fa? Si arrampica sugli specchi cercando di farci digerire scelte inaccettabili (vedi chiusura punto nascite) sbandierando lo spettro della sicurezza a rischio, quando la verità era un’altra e lo sappiamo tutti, ma chiunque abbia una posizione critica verso certe politiche viene bollato come populista, cioè come un ignorante non degno di commentare e criticare, per cui tanti saluti al dibattito democratico riaggiungo io…

    (Andrea)

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  6. Non credo che l’iniziativa proposta dai Cinque stelle sia davvero così insensata come le altre forze politiche vogliono farci apparire, è logico che avrebbe avuto un senso se tutte le giunte dei comuni di montagna si fossero dimesse nello stesso lasso di tempo, ma come si sa questa è di per sé cosa impossibile. Credo in ogni modo che il sindaco Bini si sia davvero battuto fino all’ultimo per il nostro punto nascite e non si può certo farne una colpa a lui se il risultato non è stato raggiunto. Mi lasciano molto perplesso invece le parole dell’assessore Fiori che parla di scenari apocalittici ed eccessivi, sostenendo che la perdita del punto nascita comporti problematiche di sola natura “emozionale”. Mi creda, provi a parlare con qualche donna (della nostra montagna) che in questo momento si trova in stato di gravidanza; e provi a farsi dire da loro come si sentono, sapendo che se hanno la sfortuna (o colpa) di vivere al Cerreto o a Succiso hanno almeno più di due ore (se va bene) per arrivare al primo ospedale. Essendo la stessa dipendente dell’Asl e avendo tali posizioni, non mi sorprende che il punto nascita abbia chiuso, mi sorprende di più che faccia anche il politico, il che implicherebbe fare gli interessi dei propri cittadini (e cittadine!).

    (Mauro)

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  7. Incateniamoci davanti all’ospedale in segno di protesta, ma tanto la legge e basata su studi di medici e professionisti che sostengono che un punto nascita con pochi parti non sia in sicurezza. E’ una scusa per tagliare costi nell’essenziale e invece poi dare soldi per il superfluo, vedi gli oltre 3 milioni di euro destinati agli impianti di risalita. Raccontano fandonie, che vadano a farsi benedire tutti che ne hanno veramente bisogno, vergogna vergogna vergogna.

    (C219T)

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  8. Di cosa stiamo parlando?! Abbiamo l’assessore che in base ai panni che riveste sta da una parte o dall’altra. Piede in due scarpe… solita storia…

    (M.S.)

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  9. Ora ci si strappa le vesti per il danno arrecato alla montagna, ma quando si facevano le manifestazioni di protesta per merito del Comitato; se non fosse stato per loro neppure se ne sarebbe parlato, quanti esponenti di organizzazione pubbliche e di Amministrazioni Comunali erano presenti?; io ne ricordo ben pochi e questo è il risultato, almeno Bini era presente, è come la diga di Vetto tutti sappiamo che serve ma quanti amministratori scendono in piazza per sostenerla?. Chiudere il punto nascite di Castelnovo non è stata la stessa cosa come chiudere Pavullo o Borgotaro.

    (Ricò Davide)

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  10. Ma tra i membri dell’opposizione, ma proprio a nessuno è passato per la testa di chiedere una spiegazione a Bini di che cosa ha inteso dire quando ha detto: “Se ci dimettessimo potremmo dire addio ai fondi sulle aree interne – tanti soldi mai arrivati qui – e non mi prendo questa responsabilità”?. Se non lo hanno fatto, do per scontato che sappiano la risposta. Allora, gentilissimi consiglieri dell’opposizione, mi usereste la cortesia di dire anche a me una cosa che io non so? Di più, voglio restringere il campo. Pochi mesi di commissariamento, in primavera 2018 si vota, avrebbero fatto scadere il progetto delle aree interne e, di conseguenza, i finanziamenti?

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