Il direttore del Parco conferma “la collaborazione fattiva” per il controllo della popolazione del cinghiale sul territorio

Riceviamo e pubblichiamo

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Foto di Natura

C’è ed è piena e convinta “la collaborazione fattiva” del Parco Nazionale per il controllo della popolazione del cinghiale sul territorio.

Lo ribadiamo e rendiamo pubblico quanto già impostato e proposto nei precedenti incontri con Regione, Provincia, associazioni, agricoltori ecc.

Entro quattro settimane sarà presentata la proposta di un nuovo piano d’intervento per la riduzione del cinghiale anche all'interno del perimetro. Azioni in tal senso si sono peraltro già effettuate negli anni scorsi. Serve preparare bene adeguate motivazioni e documentazioni, affinché la proposta sia di nuovo concretamente accolta, come deve essere, dal Ministero e dall’Ispra.

Non è assolutamente nell’interesse del Parco Nazionale (né dei parchi in genere) la presenza di un così alto numero di cinghiali sul territorio. Per quanto riguarda la presenza complessiva della popolazione di cinghiale, sull'insieme del territorio appenninico (di cui il perimetro del Parco è parte molto contenuta), l’Ente parco conferma la sua già dichiarata disponibilità a collaborare per misure di riduzione anche più drastiche e radicali. Ciò ovunque, ma in particolare nell'area di Bismantova che ha un'alta vocazione agricola e altrettanta vocazione turistica.

Non c'è dubbio che le attività di agricoltura e turismo debbano essere prese in considerazione e prevalere su altri interessi, compreso quello venatorio. Ove ci fosse l'accordo dichiarato della Regione, delle associazioni agricole e venatorie, il Parco Nazionale è pronto anche a provvedere direttamente al prelievo, attraverso i chiusini, con numeri di capi prelevati ed efficacia maggiori.

Allo stesso modo il Parco, nei limiti delle proprie competenze, è disponibile collaborare per avviare una filiera economica più trasparente di lavorazione e commercializzazione delle carni.

(Giuseppe Vignali, direttore del Parco Nazionale Appennino Tosco Emiliano)

 

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3 Commenti

  1. Nel comunicato del dott. Vignali leggo dell’utilizzo dei chiusini.
    Chiedo allora come mai quelli realizzati nella zona dei gessi triassici, all’interno del perimetro del Parco, sono stati abbandonati per anni. Almeno fino all’estate 2017, dopodiche non ho più avuto modo di verificare.
    Manca l’autorizzazione dell’ISPRA?

    (AG)

    Rispondi
  2. Accolgo con piacere il tanto atteso annuncio (sperando che questa sia la volta buona) ringrazio l’ente per la disponibilità, peraltro già dimostrata in altre occasioni per lo meno a livello di promesse.
    Probabilmente avendo agito con continuità all’interno del parco oggi non ci si sarebbe trovati nella situazione attuale, ma inutile a questo punto fare della dietrologia.
    Oltre ai complimenti però, voglio ricordare che ATC RE4 ha già pronta una bozza di progetto per la realizzazione della filiera della carne, vedendo la questione come una opportunità concreta per la montagna.
    decisamente fuori luogo il riferimento alla trasparenza, anche quando un idea può essere positiva la tentazione di malignare prevale.
    cordialmente

    (Roberto Pagani Presidente Atc RE4)

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  3. Nel sentir parlare in queste righe di filiera economica di lavorazione e commercializzazione delle carni, mi è sovvenuto di un articolo pubblicato su Redacon il 12 settembre 2007, con titolo “CAPRIOLI AL CENTRO / Un impianto per la produzione e commercializzazione della selvaggina abbattuta a caccia”, dove si riportava una nota dei capigruppo d’opposizione nel Consiglio dell’allora Comunità Montana, il cui contenuto riguardava per l’appunto il tema “degli impianti destinati alla produzione e commercializzazione della selvaggina abbattuta a caccia….”.

    Quella nota, consultabile ancor oggi per chi volesse farlo, ne richiamava una precedente del maggio 2005, poi ripresa l’anno successivo, sempre in argomento, e da allora sono trascorsi ben tredici anni di “silenzio”, salvo mie sviste, e mi sono pertanto chiesto cosa abbia portato ad affrontare adesso una materia che già da tempo poteva aver trovato risposta, e mi sono pure detto, con un po’ di intuibile amarezza, che vale sovente la regola di non tener conto delle proposte che vengono avanzate dalle minoranze-opposizioni.

    P.B. 27.04.2018

    (P.B.)

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