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Diario di viaggio: Armenia

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Muqarnas nel monastero di Geghard
Muqarnas nel monastero di Geghard

L’aria di Yerevan è torrida, secca e infuocata già in tarda mattinata. Un perfetto sfondo al fardello psicologico che questo popolo sopporta da più di cento anni.

L’Armenia è un paese con alle spalle una storia mistica, fatta di santi, di montagne, di arcaiche religioni  e di diaspora.

Il primo paese al mondo, nel 301, ad essere cristianizzato.

San Gregorio Illuminatore (o San Gregorio Armeno), il cui pozzo dove fu rinchiuso, tre metri sotto terra, è accessibile attraverso uno stretto cunicolo nel monastero di Khor Virap, convertì il suo aguzzino: il Re Tiridate.

Ma Yerevan è stata pesantemente graffiata dalla prepotenza sovietica, la quale ha distrutto chiese e moschee cambiando i connotati della città.

Monastero di Sevanavank,
Monastero di Sevanavank,

Oggi tuttavia il russo è ancora parlato dai camerieri dei bar sempre affollati, delle strade attorno al teatro dell’opera. Accanto, una maestosa scalinata, che ospita il museo d’arte Cafesjian, sale fino al monumento che  commemora il cinquantesimo anniversario del Soviet Armeno, dominando la città.

Per le strade fino alle 10 del mattino non c’è segno di vita, bar, ristoranti e negozi sono chiusi.

Yerevan è una città lenta, tranquilla e piacevole. Le nostre abitudini tipicamente mediterranee a confronto possono sembrare frenetiche. Ogni occasione è buona per sedersi a un tavolino e bere un caffè (armeno), anche durane una breve pausa durante lavoro.

Monastero di Noravank
Monastero di Noravank

La prima tappa è la visita al museo del genocidio armeno. Quando Raphael Lemkin, ebreo polacco, coniò  questa infausta parola nel 1944, si riferiva, prima di tutto, proprio alla tragedia vissuta dal popolo armeno tra il 1915 ed il 1922 ad opera dell’ormai agonizzante Impero Ottomano.

Un’esperienza toccante che racconta particolari inquietanti, più di un milione e duecento mila armeni morti nelle marce forzate nel deserto, ma soprattutto l’assurda negazione da parte del governo turco di quello che è successo.

Ferite ancora aperte alle quali nessun armeno è disposto a scendere a compromessi.

 

I quadri e le fotografie che ritraggono Yerevan con il monte Ararat sullo sfondo, oggi in Turchia, ma simbolo del paese, trasmettono bene la malinconia per un territorio natio perso e la tristezza per una storia che non ha ancora avuto giustizia.

La situazione politica attuale è lontana dell’essere stabile, una guerra dormiente contro l’Azerbaigian, per la questione del Karabakh, è ufficialmente ancora in corso.

La profonda cristianità di questo paese, passa per un simbolo tanto ridondante quanto affascinante: il Khatchkar

Khatchkar
Khatchkar

I Khatch, croce e Kar pietra, erano pietre tombali medioevali, raffiguranti una croce decorata con motivi vegetali e rosette. Si dice che tra i circa 40.000 mila Khatchkar sopravvissuti fino ai nostri giorni, non ve ne siano due uguali.

Il mistero della religione in armena giace nella sua storia teologica.

La Chiesa Apostolica Armena, situata fuori dai confini dell’impero romano, non partecipò al concilio di Calcedonia, e non riconobbe mai la natura umana e divina di Cristo (cristianesimo calcedonese), ma in un’unica unione divina e umana.

 

Le chiese Armene sono piccole, in armonia con il territorio, costruite in tufo, discrete, si mimetizzano nel paesaggio. Al loro interno convivono elementi architettonici presi in prestito dai persiani, gli affreschi sono rari (a differenza delle chiese Georgiane), la luce penetra fioca dalle finestre, e a volte sfoggiano un acustica che sembra essere stata studiata consapevolmente (come nel caso della chiesa di Geghard).

Lago Sevan
Lago Sevan

Il vaticano armeno si trova a Echmiadzin a pochi chilometri dalla capitale.

All’interno della sala del tesoro, ci sono pezzi unici: la Lancia Sacra (Surp Geghard), l’arma usata da Longino per trafiggere il costato di Cristo, vari frammenti della Santa Croce e dell’arca di Noè.

Visitare la Turchia orientale, la Georgia e l’Armenia, tra treni, autobus e altri passaggi rimediati è un’esperienza avvincente che richiede energia e adattamento, ma che permette di affacciarsi all’Asia centrale con i suoi altopiani e le sue steppe, alla via della seta, a religioni ormai dimenticate e a un tempo perduto.

I "Diari di viaggio" di Matteo Manfredini:

 Georgia. Nella patria del vino i gioielli sono le chiese rupestri

Nel settimo mese, il diciassettesimo giorno del mese, l’arca si fermò sulle montagne di Ararat (Gen 8:4)

Arrivederci prossimo Viaggio
Arrivederci prossimo Viaggio

 

 

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2 Commenti

  1. La via della seta…ne ho percorso un pezzo, in Turchia, e anche lì il lento scorrere del tempo contrasta con la nostra frenesia. Questo diario di viaggio in Armenia dice tanto in poche righe, e riesco ugualmente a cogliere prima di tutto la grande passione di Manfredini per viaggi di questo tipo, poi un profondo rispetto per questi mondi così lontani dal nostro. È una testimonianza preziosa.

    (Claudia)

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