Nodo sanità in montagna / Castelnovo ne’ Monti chiama a raccolta tutti gli amministratori interessati

L'Amministrazione comunale di Castelnovo ne' Monti si è attivata per organizzare un incontro pubblico sulla sanità in montagna e sui servizi e reparti dell'Ospedale Sant'Anna, anche in vista degli annunciati investimenti, ma anche a seguito delle recenti notizie che invece hanno destato preoccupazione nella popolazione. All'incontro saranno invitati a partecipare e intervenire i consiglieri regionali di tutti i partiti, i parlamentari eletti a Reggio Emilia e provincia, i rappresentanti dell'Ausl ed inoltre sarà invitato l'assessore regionale alla sanità Sergio Venturi.

Spiega il sindaco Enrico Bini: "Credo sia quanto mai urgente una nuova iniziativa pubblica, per avere un confronto aperto sulla attuale situazione dei servizi sanitari sul territorio appenninico. La data ipotizzata al momento è il prossimo 4 maggio, ma è ancora passibile di variazioni visto che il calendario delle attività  parlamentari in questa fase è alquanto variabile e in divenire. Per noi riuscire ad organizzare l'incontro è comunque una priorità. Vogliamo confrontarci con i nuovi parlamentari e capire con loro come portare avanti le possibili azioni per modificare i parametri numerici minimi di mantenimento dei punti nascita in Appennino e nelle zone disagiate. Ovviamente non appena la data sarà definita con maggiore certezza la comunicheremo alla popolazione".

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6 Commenti

  1. Se deve adunare i soliti compagni del Pd, meglio lasciar stare… Troppo fedeli alla linea.

    (MA)

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    • Sig MA , bocciare così a priori una iniziativa non mi sembra un’ottima alternativa… Spegnere tutto e tutti perchè si pensa solo in negativo è inutile. Vediamo cosa viene fuori dal meeting prima dei fischi…

      (Giovanni Onfiani)

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      • I fischi sono per “lo storico”, ovvero quanto fatto in passato incluso il presente. Se in futuro si sapranno meritare i plausi, sarò ben lieto di riconoscergli la corona di alloro.

        (MA)

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  2. Se tutti gli amministratori della montagna avessero annunciato in blocco le proprie dimissioni in segno di protesta contro la chiusura del punto nascite il clamore suscitato anche a livello nazionale avrebbe sicuramente avuto un effetto positivo sulla decisione della regione a riguardo e ci saremmo risparmiati inutili riunioni e pericolosi parti in ambulanza. Ma si sa… in Italia è difficile reperire un solvente così potente da scollare il sedere dalle poltrone.

    (Giovanni R.)

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  3. Innanzitutto, a me pare che per avvertire lo stato d’animo dei montanari riguardo ai destini dell’Ospedale Sant’Anna non ci fosse affatto bisogno delle “recenti notizie che invece hanno destato preoccupazione nella popolazione”, viste le ripetute occasioni e circostanze in cui i timori in materia sono stati manifestati e rappresentati, anche a più voci, ma un ulteriore incontro pubblico può comunque permettere di avere informazioni più fresche ed aggiornate, alla condizione però, almeno da quanto posso capirne, di sapere a priori quale è l’obiettivo che ci si propone, con relativo percorso, onde evitare di “perdersi per strada” e ragionare di tutt’altro. Se il cuore del problema è oggi rappresentato dal punto nascita, ossia dal suo ripristino, vuoi per dar modo a chi abita in montagna di poter veder nascere qui i propri figli, vuoi perché si ritiene che la presenza di tale reparto o servizio possa garantire il futuro dell’intero Ospedale Sant’Anna – tanto da configurarsi come un “simbolo” di tale prospettiva, il che può non essere privo di ragioni – occorrerebbe tener presente che, per quanto ne so, l’organizzazione sanitaria fa ancora capo alle regioni e la materia in causa è disciplinata dall’accordo Stato-Regioni del dicembre 2010, cui sono poi seguiti gli attinenti protocolli e disposti normativi. Se le cose stanno effettivamente così, non riesco a vedere altre strade che non siano, dall’una, il vedere in che maniera poter rientrare nella deroga, a normativa invariata, come mi pare sia avvenuto per altre strutture ospedaliere, anche in altre parti del Paese, che sono state dispensate dalla chiusura del proprio punto nascita, ancorché con un numero di parti annui inferiore a 500, oppure, dall’altra, puntare ad una revisione dell’accordo Stato-Regioni 2010, e connessi parametri e provvedimenti, coinvolgendo tutti i soggetti istituzionalmente preposti a tali accordi. Orbene, tornando al “percorso” di cui dicevo all’inizio – la cui identificazione può tornare utile anche per non correre il rischio di distribuire colpe e medaglie a chi non si merita né le une né le altre – la prima ipotesi mi parrebbe afferire alle competenze regionali, direi in via esclusiva, e dunque senza dover attivare oppure interessare il livello ministeriale, o nazionale che dir si voglia, mentre per la seconda si dovrebbe verosimilmente attendere la nascita del nuovo governo, a mio vedere almeno.

    (P.B., 30.3.2018)

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  4. Dopo tre anni di “spettacolo”, chiamiamolo così, cui tutti, ma proprio tutti abbiamo assistito, pensare di poter aggiungere un altro “atto” al copione… i fischi è un andarseli a cercare prima ancora di andare in scena.

    (mv)

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